Il futuro della democrazia ai tempi della crisi

di | 24 Agosto 2012 | 3 commenti Leggi

In uno degli ultimi suoi editoriali (intitolato La moneta dei più forti) pubblicato nel Corriere della Sera (clicca qui per leggerlo), Ernesto Galli della Loggia si chiedeva (e ci chiedeva) se possa considerarsi compatibile con nostro assetto istituzionale e, segnatamente, con la nostra Costituzione (si citava in particolare l’art. 11 della nostra Carta costituzionale, secondo il quale l’Italia può consentire alle limitazioni di sovranità ma «in condizioni di parità con gli altri Stati»), una prospettiva di drastica riduzione dei poteri nazionali nel caso in cui fosse necessario far ricorso agli aiuti economici del Fondo “salva Stati”.

Una prospettiva questa che, a dispetto delle ottimistiche dichiarazioni di prammatica del Premier Monti e del Ministro Passera (secondo le quali ce la caveremo da soli), non è affatto scongiurata (dato che lo spread, all’atto in cui scrivo, ancora galleggia abbondantemente sopra i 420 punti), ma che sembra solo rinviata, in attesa che si definisca meglio il destino ultimo del predetto Fondo “salva Stati” e, soprattutto, della Grecia, al quale sia l’Italia che la Spagna sembrano attualmente legati.

Nell’editoriale Galli della Loggia peraltro rilevava che la nostra Corte costituzionale, a differenza dall’omologo organismo tedesco (il quale, com’è noto, è stato investito della questione della compatibilità del Fondo salva Stati con l’ordinamento costituzionale tedesco, questione che dovrà decidere il prossimo mese di settembre), per ragioni che Galli della Loggia afferma di ignorare, “non ha mai ritenuto di dovere imboccare quella via di rigida salvaguardia della sovranità nazionale nei confronti della costruzione europea che invece ha imboccato a suo tempo la Corte Costituzionale tedesca; dalle cui decisioni, così, anche noi finiamo oggi grottescamente per dipendere”.

La “questione di legittimità costituzionale”, sollevata dal citato Editorialista con riferimento all’art. 11 Cost., non è di poco momento, ma finora su tale questione, stranamente, ben pochi sono intervenuti.

Anzi, a quanto è dato di conoscere, è intervenuto solo l’ex Ministro Franco Bassanini, con una lettera pubblicata nel Corriere della Sera di ieri, 23 agosto, con il titolo Sovranità condivisa, chance per l’Italia, il quale ha sostenuto che “negli ultimi decenni non abbiamo ceduto sovranità solo alle istituzioni europee (comunitarie o intergovernative). Limiti alla sovranità nazionale non ci sono oggi imposti solo da Bruxelles (o da Berlino). Cessioni di sovranità ancor più rilevanti e più pervasive, per il nostro come per molti altri Paesi, sono in questi anni avvenute, senza che nessun governo le abbia proposte e nessun Parlamento le abbia approvate. La maggior parte di queste cessioni di sovranità hanno avuto come destinatari o beneficiari soggetti non democratici, non trasparenti, non responsabili: banche d’affari multinazionali, shadow banks, hedge funds, agenzie di rating, fondi sovrani, organismi internazionali di regolazione non governativi… Le loro decisioni, spesso opache e non immuni da conflitti di interessi, limitano l’autonomia dei Parlamenti e dei governi nazionali, condizionano le politiche economiche e finanziarie, costringono ad adottare scelte non sempre lungimiranti”.

Da qui la conclusione di Bassanini secondo cui, trattandosi di un fenomeno inevitabile (anche da parte dei paesi più “virtuosi” sotto il profilo finanziario), “l’unico modo per contenere le limitazioni di sovranità che ci sono imposte dai mercati finanziari internazionali, per recuperare almeno in parte la sovranità di fatto ceduta a poteri irresponsabili e opachi, è di costruire una vera unità politica europea. Cedere, o meglio condividere (come efficacemente Monti ama ripetere) poteri sovrani, trasferendoli a istituzioni democratiche comuni, capaci di recuperare l’autonomia di scelta e di decisione che oggi le nazioni meno virtuose o troppo piccole non sono più in grado di esercitare”.

La risposta di Bassanini finisce, da un lato, per eludere il quesito di Ernesto Galli della Loggia (e cioè se, di fronte a scelte così cruciali per il nostro Paese, non debba essere investito il popolo sovrano o, quanto meno, il nostro garante supremo della Costituzione). Si assiste infatti, al riguardo, ad uno strano paradosso: mentre la Germania, che si appresta ad affibbiarci il giogo del Fondo salva Stati, investe della questione la sua Corte costituzionale, in Italia il tema non viene trattato se non a livello di articoli di Editorialisti, per quanto autorevoli (ennesima prova del provincialismo degli attuali partiti politici, tutti in atto concentrati sulla riforma elettorale, destinata a garantire la sopravvivenza ad alcuni immutabili personaggi ed a perpetuare la casta).

Sta di fatto che le crescenti limitazioni di sovranità (in ultimo l’approvazione a spron battuto da parte del nostro Parlamento del Fiscal Compact; ma pensiamo al tentativo, poi abortito in conseguenza della mancata approvazione, da parte di altri Stati, della c.d. Costituzione europea) sono passate sopra la testa degli italiani senza alcun interpello del popolo sovrano; indubbiamente un paradosso in un Paese in cui il popolo sovrano, fino a poco tempo addietro, era chiamato a scegliere persino i propri rappresentanti nei Consigli di quartiere.

La risposta di Bassanini, inoltre, finisce per immaginare un mondo che ancora non c’è e che non si sa a questo punto se si realizzerà (almeno in tempi brevi) e cioè l’esistenza di “istituzioni democratiche comuni”, a livello europeo. L’unica istituzione democraticamente eletta, a livello europeo, è infatti costituita dal Parlamento europeo, che tuttavia, com’è a tutti noto, ha poteri molto limitati ed è stato finora utilizzata dai partiti nostrani per assicurare un comodo “buen retiro” a politici ormai bolsi od a fedeli gregari.

Ma anche l’articolo di Enesto Galli della Loggia, a mio sommesso avviso, parte da un premessa erronea: e cioè che un “commissariamento” dell’Italia potrà avvenire se saremo costretti, per ragioni economiche, a chiedere l’intervento del Fondo salva Stati (ammesso che esso sia convalidato dalla Bundesverfassungsgericht tedesca), ovvero del Fondo monetario internazionale.

Io sono ancor più radicale e ritengo che un “commissariamento” dell’Italia sia già in atto esattamente da un anno (e ciò dall’agosto 2011, quando la Commissione europea finì per inviare una lettera piena di puntigliose condizioni, alle quali il Parlamento italiano, sotto la spinta dell’impennarsi dello spread, si è adeguato) e vedo l’attuale Governo Monti come una sorta di commissario interno, anzichè esterno, dato che i principali provvedimenti economici, al pari di quanto da tempo avviene in Grecia, finiscono per essere dettati dalla Germania (non a caso, quando arrivò la notizia ufficiale dell’incarico, Monti si trovava a Berlino). Lo stesso Fiscal Compact, come ammette Bassanini nella sua lettera al Corriere della Sera, è stato approvato a spron battuto dal nostro Parlamento, senza alcun dibattito sugli effetti che esso avrà sulla crescita del nostro Paese nei prossimi 20 anni, su pressioni della Germania; quest’ultima, grottescamente, non l’ha ancora approvato in via parlamentare.

Monti è stato più volte esortato a “battere i pugni” sul tavolo delle trattative con i Paesi economicamente più forti; ma l’unica volta in cui forse ciò è avvenuto (e cioè lo scorso giugno, a Bruxelles, durante una seduta notturna che Monti minacciava di trasformare in una seduta “no stop”), si è ottenuto un provvedimento (l’accordo sul Fondo salva Stati) che non è ancora operativo e che è messo in dubbio dall’attesa pronuncia della Corte costituzionale tedesca del prossimo settembre.

Forse è vero quel che dice Bassanini (e cioè che il processo di cessione di sovranità degli Stati è un processo storicamente inevitabile), ma non si comprende perché tale processo, nonostante tutte le sue gravi implicazioni, debba passare sopra la testa degli italiani senza un loro reale coinvolgimento e senza neppure una pronuncia specifica dell’Organo garante della nostra Costituzione. Certo non può essere delegato ad un Governo tecnico, appoggiato da un Parlamento in regime di mera sopravvivenza, riguardando il futuro di quello che ancora rimane, nonostante tutto, un grande Paese.

Giovanni Virga, 24 agosto 2012.

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Category: Amministrazione pubblica

Commenti (3)

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  1. Claudio ROSSI ha detto:

    Finalmente. Finalmente un’analisi seria. Non se ne può più di un europeismo di maniera ed acritico così come di un antieuropeismo fondato sul più gretto localismo. Perché non consentire la condivisione di questo splendido articolo su Facebook, in modo da diffonderne la lettura oltre la ristretta cerchia di iniziati che frequenta questa nicchia di pensiero libero?
    Grazie.

  2. daniele burzichelli ha detto:

    Non bisogna però trascurare i rischi che la trappola della democrazia può ingenerare in un paese civilmente arretrato come l’italia. Se in italia fosse consentito il referendum sulle leggi tributarie, ci ritroveremmo senza un soldo in cassa nel giro di cinque minuti. Il progetto paneuropeo é qualcosa di alto e nobile ed é normale che esso sia portato avanti da un’elite culturale e burocratica e che non sia condiviso dalla maggioranza cialtrona degli italiani. Esattamente come per le leggi tributarie, la fuga dalla democrazia per la realizzazione di tale progetto non deve essere intesa come una volontà maligna di sopraffazione nei confronti del popolo sovrano. Si tratta della stessa ratio sottesa ad istituti come la tutela, la curata e l’amministrazione di sostegno: il fine é quello di impedire al soggetto minorato di procurarsi un danno. Certo, da un punto di vista squisitamente giuridico siamo al di fuori dell’art. 1, secondo comma, Cost.. Ma anche la spedizione dei mille, come lo stesso Cavour ammise, era qualcosa di estremamente discutibile dal punto di vista del diritto internazionale.

  3. Enrichetta Brandi ha detto:

    Finalmente una riflessione illuminata e corretta dal p.d.v. giuridico e direi, come si suggerisce nelle aule, “costituzionalmente orientata”. Quella meravigliosa “bussola” che è la nostra Costituzione destituita di valore e fondamento da un circo che somiglia ad un Truman show di millantato contenuto politico/economico. Auspico che il popolo sovrano torni ad avere il riconosciuto potere di salvarsi come sceglie.
    Grazie Professore.

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