Dal consociativismo all’alternanza

di | 14 Gennaio 2014 | 1 commento Leggi

La nuova parola magica che viene sempre più utilizzata negli ultimi tempi è “superamento”.

Si legge l’ultima circolare del Dipartimento della Funzione pubblica e si apprende che essa è diretta al “superamento” del fenomeno del precariato (espressione questa utilizzata per definire il vecchio e periodico sistema della “stabilizzazione” dei precari), cercando quasi sempre di aggirare in maniera più o meno scoperta il dettato costituzionale che, come altrettanto periodicamente ricorda il Giudice delle leggi, prevede il sistema del pubblico concorso per l’accesso al pubblico impiego.

Si legge l’ultimo decreto legge del Governo e si apprende che esso è diretto al “superamento” di varie “criticità” – altra parolaccia utilizzata spesso negli ultimi tempi – nel campo ambientale, come quello della “terra dei fuochi”.

Si legge l’ultimo comunicato dell’Ufficio stampa della Corte costituzionale, con il quale si rende noto che la legge elettorale, in due punti significativi – previsione di un premio di maggioranza e omessa previsione delle preferenze – è stata dichiarata costituzionalmente illegittima e si apprende dai primi commentatori che tale sentenza comporta il “superamento” del “Porcellum”; anche se poi si ammette che l’attuale legge elettorale sopravvissuta a seguito della pronuncia della Corte, è paragonabile a quella vigente nella c.d. prima Repubblica: proporzionale puro, temperato dal sistema delle preferenze.

Storditi da tutti questi presunti superamenti, non ci siamo accorti che un vero è proprio “superamento” è stato compiuto dalla Spagna nei nostri confronti nel campo dello spread.

Mentre altre economie, tradizionalmente considerate più deboli della nostra, ci superano realmente, con un PIL in crescita, il nostro ineffabile Ministro Saccomanni si rallegra per il fatto che il nostro Pil, per l’anno in corso, non è sprofondato come e più degli altri anni.

La verità è che la nostra economia è da diversi anni bloccata, al pari di un sistema politico-istituzionale che non è in grado di riformarsi e di adottare provvedimenti davvero incisivi di taglio della spesa e di abbassamento della pressione fiscale.

Ormai da tre anni viviamo immersi in una situazione inconcludente, “bloccata” dall’assenza di una alternanza: prima con il Governo tecnico Monti, appoggiato dall’esterno dalla destra e dalla sinistra e poi con l’inconcludente Governo politico Letta, appoggiato prima sia dal centro-destra che dal centro-sinistra, poi, negli ultimi tempi sempre dal centro-sinistra e da una parte del centro destra, capitanata da Alfano.

Non si sa in quale tipo di Repubblica viviamo (prima, seconda o terza). In realtà, negli ultimi tempi – sia per il sistema elettorale proporzionale risultante dalla recentissima sentenza della Corte, sia per il sistema consociativo utilizzato, sia pure per ragioni emergenziali, negli ultimi tre anni – sembra che siamo ritornato indietro ai tempi della c.d. prima Repubblica.

Eppure, non tutto quel che è stato sperimentato nel ventennio della c.d. seconda Repubblica è da buttare.

Mi riferisco in particolare al sistema bipolare e dell’alternanza, utilizzato in tutte le democrazie moderne; un sistema questo che non solo pone in concorrenza le varie forze politiche, ma che rende chiare le responsabilità che conseguono da una certa azione di governo.

Il nostro sistema, infatti, così polarizzato com’è, non è adatto ad una sistema di “Große Koalition“ come quello utilizzato in Germania negli ultimi lustri. E’ quel che non ha compreso il nostro Presidente della Repubblica, che negli ultimi anni, prima con l’esperimento del Governo Monti e poi con l’attuale Governo Letta, ha pensato di trapiantare nel nostro ordinamento un sistema consociativo – in altri tempi sarebbe stato bollato ignominiosamente come un vero e proprio “inciucio” – che non è a noi adatto, dato che finisce per diluire le responsabilità e per eliminare in larga misura i controlli che derivano da opposizioni efficienti ed attente, mentre lascia insperate praterie alle forze di opposizione di rottura e di protesta.

Posto quindi che occorre ritornare al sistema dell’alternanza e possibilmente bipolare (anche se, nel frattempo, in base ai risultati delle scorse elezioni politiche, il sistema è divenuto tripolare, con l’affermazione del movimento “di rottura” del Movimento 5 stelle di Grillo, che ha dichiaratamente una vocazione totalizzante e maggioritaria, refrattaria ad un accordo sia con la destra che con la sinistra), occorre chiedersi quale sia il sistema elettorale che, anche a seguito della recentissima pronuncia della Corte, possa assicurare tale alternanza.

Per ragioni di brevità, non intendo esaminare partitamente le tre proposte alternative indicate recentemente da Renzi.

Osservo solo che il sistema sperimentato durante la c.d. seconda Repubblica, sul quale si è pronunciato il popolo italiano a seguito di apposito referendum, e cioè il sistema maggioritario con recupero proporzionale previsto dal c.d. Mattarellum, è quello che forse si avvicina meglio a soddisfare le predette esigenze.

Tale sistema infatti ha vari vantaggi (già illustrati in un precedente intervento in questo weblog):

a) innanzitutto è l’unico sistema elettorale che, come già cennato, è stato approvato dagli italiani mediante apposito referendum, previa verifica di ammissibilità della Corte costituzionale; così come ricordato dal Giudice delle leggi con la recentissima sentenza, infatti, l’ordinamento costituzionale italiano non prevede alcun modello preciso; tuttavia sul sistema maggioritario si è espresso l’elettorato, in base ad un referendum ritenuto ammissibile dal Giudice delle leggi;

b) in un sistema, qual è l’attuale nel quale le ideologie si sono in gran parte diluite (v. per tutte la Cina, che pur professandosi ancora uno stato comunista, nel campo economico ha adottato una dottrina ultra liberale che tradizionalmente era retaggio degli odiati stati capitalistici; ma v. anche, per ciò che concerne l’Italia, le recenti ricette di Renzi sul c.d. “job act”, che si vorrebbe redigere perfino in inglese, il quale contiene diverse proposte che possono essere volentieri sottoscritte da i “padroni”; sembra sentir risuonare il famoso detto di Mao, secondo cui non è importante che i gatti siano neri o bianchi, è importante che acchiappino i topi), un sistema maggioritario finirebbe per rendere possibile una scelta dei candidati sulla base delle loro qualità personali, e non perché essi sono stati imposti dai partiti politici; il popolo italiano non sembra più disposto a seguire il famoso suggerimento di Montanelli di “turarsi il naso” pur di far prevalere il partito politico di appartenenza; l’elettorato, come dimostrato dalle recenti consultazioni, è divenuto molto mobile ed il candidato va votato non già per opporsi ad un determinato partito politico, ma per le qualità che esprime ed il programma che intende attuare;

c) inoltre il sistema maggioritario finirebbe per mettere a dura prova il movimento politico di rottura ed a vocazione maggioritaria emerso dalle ultime elezioni (il Movimento 5 stelle di Grillo) che, approfittando del c.d. Porcellum, ha fatto entrare in Parlamento molti candidati privi di reali qualità e praticamente sconosciuti, i quali sono eterodiretti da soggetti (come Grillo e Casaleggio) che nemmeno siedono in Parlamento, ma che nei comizi elettorali parlano per loro.

Certo, oltre a confermare con qualche aggiustamento, il già sperimentato Mattarellum, occorrerebbe prevede – per assicurare la governabilità – un premio di maggioranza per la coalizione dei partiti che ha ottenuto il maggior numero di candidati eletti; ciò non è precluso dalla recentissima sentenza della Corte, la quale ha aggiunto solo che, in tal caso, occorre prevedere una determinata soglia oltre la quale scatta il c.d. premio di maggioranza. Né detta sentenza preclude la conferma della soglia di sbarramento prevista per eliminare una eccessiva frammentazione delle forze politiche presenti in Parlamento, fermo restando che, con il recupero proporzionale previsto dal Mattarellum, che tuttavia andrebbe ridotto, verrebbe comunque assicurato il cd. diritto di tribuna alle forze politiche minori. In ogni caso, una cosa è da evitare assolutamente: che per la Camera dei Deputati ed il Senato siano previsti sistemi elettorali diversi.

Giovanni Virga, 14 gennaio 2014.

Print Friendly, PDF & Email

Category: Amministrazione pubblica

Commenti (1)

Trackback URL | Comments RSS Feed

  1. Dario Sammartino ha detto:

    Egregio Prof. Virga,
    ma siamo sicuri che il bipolarismo risponda davvero allo “spirito” italiano?
    L’indole nazionale è quella dell’accomodamento generale, pertanto vive al meglio nella palude del proporzionale puro, dove ogni gruppetto trova il suo spazietto di trattativa.
    Ecco perché il bipolarismo non si è pienamente realizzato, anche se elezioni si svolsero con un sistema fortemente orientato al maggioritario, qual’era il mattarellum.
    A parte questo, temo che nessun sistema elettorale possa vietare un forte fattore d’instabilità, che è la libertà dei parlamentari di cambiare casacca una volta eletti (magari in qualche caso dietro lauto compenso, come si è visto negli ultimi anni).
    Non c’è da essere ottimisti contro queste forze profonde …

Inserisci un commento