Svendopoli e la giurisdizione della Corte dei Conti

di | 2 settembre 2007 | 7 commenti Leggi

Di due sole cose solitamente i politici e gli amministratori pubblici hanno timore: della Procura della Repubblica e della Procura della Corte dei Conti. Forse più della seconda che della prima, anche perchè restituire il “malloppo” fa spesso più male di qualche giorno di carcere. Il carcere passa, i soldi rimangono, sembra dirci Giampiero Fiorani con le sue attività mondane di quest’estate.

Ormai, come risulta dalla vicenda di svendopoli, coraggiosamente denunciata dal settimanale “L’Espresso”, sono riusciti a trovare dei meccanismi per driblare anche le due Procure.

Risulta infatti che la maggior parte degli appartamenti (o degli stabili interi) alienati a prezzi di saldo sono stati acquistati non già da enti previdenziali, ma da società private incaricate della vendita degli immobili, attraverso il complesso meccanismo delle cartolarizzazioni.

In qualche caso risulta che gli immobili non sono stati nemmeno acquistati direttamente: nel caso dell’on. Pierferdinando Casini, infatti, stando a quanto si legge nell’Espresso, l’intero stabile è stato acquistato prima dalla “Clitunno Spa, società creata appositamente da un manager bolognese di area Udc, amico di Casini e della prima moglie; il quale poi ha rivenduto tutto alla famiglia Lubich, della ex moglie di Casini (più precisamente, come si legge nell’articolo dell’Espresso, “nel novembre del 2006 la mamma di Roberta compra per 586 mila euro il secondo piano. Ad aprile del 2007 la prima moglie di Casini compra il piano terra, a 323 mila euro. Passano due mesi e il 21 giugno scorso l’operazione si chiude con la cessione alle due figlie minori di Casini del terzo piano – 306 mila euro per 5 vani catastali e del primo piano – 8,5 vani per 586 mila euro”).

C’è tuttavia da chiedersi se le due menzionate Procure nella specie non possano fare nulla.

In questa sede mi limiterò alla Procura della Corte dei conti.

Com’è noto, le Sezioni Unite della Cassazione, con sentenza 22 dicembre 2003 n. 19667, pubblicata anche in questa Rivista con commento di M. Perin , hanno avuto modo di ritenere che “sussiste la giurisdizione della Corte dei conti anche nei confronti di amministratori e dipendenti di enti pubblici economici, per i giudizi di responsabilità amministrativa conseguenti alla commissione di fatti dannosi realizzati dopo l’entrata in vigore dell’art. 1, ultimo comma, legge n. 20 del 1994”.

Per effetto di tale orientamento, come osservato di recente dalle stesse Sez. Unite (con sentenza 11 luglio 2007 n. 15458, sempre riportata in questa Rivista), “in tema di responsabilità contabile degli amministratori di enti pubblici economici la giurisdizione spetta alla Corte dei conti, quand’anche l’ente operi attraverso l’impiego di strumenti privatistici”.

Ha aggiunto la Corte con la sentenza da ultimo citata che “per effetto dell’evoluzione normativa, a far data dalla L. n. 241 del 1990, e del conseguente mutamento dei moduli organizzativi ed operativi della p.a., deve ritenersi superata, ai fini del riparto di giurisdizione tra giudice ordinario e giudice contabile, la tradizionale distinzione tra enti pubblici economici e non economici”.

E’ da chiedersi se tale orientamento possa ulteriormente estendersi agli enti privati di cui si sono avvalsi gli enti pubblici per vendere i beni di loro proprietà.

Non è senza rilievo il fatto che, secondo la giurisprudenza più recente, sussiste la giurisdizione amministrativa anche per le procedure di dismissione di enti pubblici effettuate nell’ambito del procedimento di cartolarizzazione di beni pubblici tramite le cd. società-veicolo: v. in tal senso Cons. Stato, Sez. IV, sentenza 31 gennaio 2006 n. 308, in questa Rivista, secondo cui: “Rientra nella giurisdizione generale di legittimità del giudice amministrativo una controversia relativa ad un procedura indetta dal Consorzio G1 all’uopo incaricato dalla SCIP, nell’attività di alienazione dei beni immobili trasferiti a quest’ultima con DD.MM. 30 novembre 2001 e 21 novembre 2002. Invero, in tema di dismissione degli immobili pubblici ex artt. 2 e 3 del d.l. 25 settembre 2001, n. 351, convertito, con modificazioni, in legge 23 novembre 2001, n. 410, tanto le disposizioni legislative, quanto i successivi decreti del Ministero dell’economia e delle finanze (con cui sono stati disciplinati il trasferimento degli immobili alla SCIP, le caratteristiche delle operazioni di cartolarizzazione e le procedure di vendita degli immobili trasferiti) consentono di ritenere che la SCIP stessa svolga una attività, che, sia per le sue oggettive caratteristiche, sia per i vincoli posti al suo esercizio, deve considerarsi strettamente funzionalizzata al perseguimento delle finalità di interesse pubblico” (v. in senso analogo anche T.A.R. Lombardia – Brescia, sent. 13 dicembre 2005, n. 1286, in questa Rivista).

Nel caso di “svendopoli”, i beni sono stati acquistati in parte dall’Inpdai (come nel caso, ad es. di Walter Veltroni e Marianna Li Calzi), non si sa se direttamente o mediante società-veicolo, ed in parte da società formalmente private (Ina-Assitalia ed Initium, società di Pirelli e Generali).

Mentre nel primo caso non vi è dubbio che sussiste la giurisdizione della Corte dei conti per l’esercizio di una azione di responsabilità, diversi dubbi sorgono per la seconda ipotesi, atteso che in tal caso si tratta di immobili di proprietà di società private, anche se esse svolgono una rilevante funzione pubblica, investendo i proventi delle assicurazioni in immobili che, al momento della vendita, dovrebbero essere valutati secondo i prezzi di mercato.

In ogni caso, in base alle norme di diritto societario, un qualsiasi socio potrebbe intentare nei confronti degli amministratori delle suddette società una azione di responsabilità civile per i danni cagionati alla società stessa dalla “svendita” di immobili che ne costituivano (almeno in parte) il patrimonio.

Rimane al fondo di tutto il problema di verificare le modalità con le quali sono state attuate le c.d. cartolarizzazioni e le dismissioni degli immobili pubblici nel nostro Paese. Operazioni queste che fin dall’origine hanno suscitato dubbi e perplessità (v. in proposito in part. P. VIRGA, La cartolarizzazione: una operazione nuova, anzi antica, in questa Rivista). Occorrerebbe uno studio ad hoc, che in atto tuttavia manca.

Sorprende inoltre lo scarso rilievo che è stato dato alla vicenda dalla stampa e il non rilevante clamore che ha suscitato l’argomento, ben diversamente da quanto avvenuto dieci anni addietro con “affittopoli”. E’ forse il segno della rassegnazione che ormai pervade gli italiani?

Giovanni Virga, 2 settembre 2007.

Category: Giustizia amministrativa

Commenti (7)

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  1. sabatino rainone ha detto:

    Egregio professore,

    è vero, i politici hanno solo paura della Procura della Corte dei Conti. Tuttavia, i tempi biblici dei processi aiutano a non dissuaderli dal fare i furbetti. Fino a quando la giustizia in Italia non sarà efficiente e veloce tutti si sentiranno liberi di fare i loro interessi.

    Quanto alla sua ultima riflessione, ho paura che gli italiani (almeno una buona parte) non siano più rassegnati, ma speranzosi di vestire quanto prima i panni dei furbetti o dei loro lacchè. Se così non fosse ci sarebbe una ribellione popolare ad ogni clamorosa notizia di malcostume politico, come questa da Lei annotata.

  2. roberto napoletani ha detto:

    Egregio professore,

    forse è vero, siamo ormai rassegnati. Ma come si potrebbe non esserlo dopo tutto quello che sta accadendo in Italia negli ultimi anni ?

    Dopo l’approvazione di una legge elettorale che ha sepolto definitivamente finanche l’ultimo simulacro della democrazia italiana.

    Dopo la sistematica applicazione del metodo della cooptazione di ogni dirigente/funzionario pubblico.

    Mi fermo qui solo per carità di Patria, naturalmente, anche se -devo confessare- l’amore verso questa Patria è diventato impossibile come quello di un innamorato senza speranze.

    Vedrà che il caso sarà risolto con una disposizione di tre righe contenuta nella prossima legge finanziaria. Quando si vuole i problemi si risolvono velocemente e definitivamente!

  3. Avv. Giovanni Corporente ha detto:

    A seguito della soppressione del regime del controllo preventivo di legittimità , sistema purtroppo anch’esso notoriamente inefficiente per l’ampia politicizzazione del soggetto controllore, è stata lasciata alla sola giurisprudenza amministrativa e contabile (quella penale appare oggi interessarsi solo delle vicende poste in risalto dalla stampa) la cura del valore della buona amministrazione della cosa pubblica.

    Ciò dovrebbe presupporre la effettiva terzietà del potere giurisdizionale per garantire ao odi cittadino la certezza che le risorse pubbliche non sia sperperate.

    Ma così non è. Basta rilevare le notorie spese effettuate per servizi pubblici inefficienti e, quindi non economicamente valide. Ma di ciò nessuna Procura contabile si interessa (ciclo dei rifiuti, trasporti, scuola e università , sanità , e così via).

    E’, quindi, auspicabile una maggiore sensibilità e non politicizzata dei PM contabili che purtroppo sono stati spesso impegnati in rilevanti procedure amministrative (di apapalti e consulenze) da parte dei soggetti che potenzialmente potrebbero essere soggetti al vaglio della Corte dei Conti per la verifica della sussistenza del danno erariale.

  4. ghinos ha detto:

    Mi viene il dubbio che certe operazioni, laddove si appalesassero preordinate fin dall’inzio ad ottentere vantaggi illeciti da parte di taluni (non solo politici) approfittando della loro posizione, debbano essere piuttosto oggetto di esame della Procura della Repubblica.

  5. vittorio ha detto:

    Ritengo che episodi del genere stigmatizzati dalla stampa indipendente dovrebbero suscitare l’attenzione della procura regionale della Corte dei conti, con sede a Roma, che dovrebbe muoversi con determinazione

  6. Vincenzo Bardi ha detto:

    Gent.le Professore,

    ho letto con interesse nel weblog il suo acuto spunto sulla giurisdizione contabile sulla “svendopoli” edilizia.

    Concordo con lei sulla giurisdizione contabile se il danno (da lucro cessante: mancato introito di somma di mercato a fronte di “sconti” immotivati del 30-50% del prezzo reale) sia addebitabile ad amministratori o funzionari di enti pubblici.

    Parimenti ipotizzabile è tale giurisdizione contabile se a produrre il danno sono amministratori o funzionari di società a partecipazione pubblica, figura ricondotta dalla miglior giurisprudenza alla nozione di organismo di diritto pubblico, come tale sottoposto alla giurisdizione della CdC (le allego a tal fine, per il suo sito, una recente sentenza della Corte dei Conti, sez. Lombarda 17.7.07 n. 414 sul punto).

    Qualora, infine, il danno da lucro cessante sia cagionato da società non partecipate dalla p.a. ma dalla stessa incaricate (con vari strumenti giuridici: tema centrale da approfondire), accanto all’azione civilistica dei soci a cui Lei fa giusto riferimento, potremmo ipotizzare fondatamente l’esistenza di un “rapporto di servizio” tra la p.a. e le società preposte alla svendita immobilirae, con conseguente giurisdizione contabile anche su amm.ri di tali società. Sul rapporto di servizio qualora un privato eserciti funzioni di valenza pubblica, la giurisprudenza contabile è consolidata (v Tenore, La nuova Corte dei Conti,Milano, 2004, p. 46 ss.).

    Affermare la giurisdizione contabile su danni arrecati da amministratori di societa private legate alla p.a. da rapporto di servizio è a mio avviso fondamentale pur in presenza della concorrente azione di responsabilita promovibile in sede civile dai soci, in quanto l’azione della Corte dei Conti è, come quella penale, obbligatoria e officiosa, mentre quella dei soci è, come tutte le azioni civili, facoltativa ed eventuale, anzi, direi improbabibile nel caso di specie, soprattutto se anche i soci alloggino in immobili acquistati a prezzo vile o locati a canoni risibili.

  7. Stampa ha detto:

    E’ assurdo che queste cose succedano solo in Italia, e purtroppo penso che questo genere di problemi non si possa risolvere nel breve periodo, ma dovranno passare generazioni. C’è ancora troppa mentalità “italiana” truffaldina.

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