Un fine settimana particolarmente difficile (per il malfunzionamento del programma di gestione delle password)

di | 21 luglio 2014 | 6 commenti Leggi

Quello appena passato è stato un fine settimana particolarmente difficile. Infatti, sabato scorso, forse per l’intervento di terzi (le cause sono ancora in corso di accertamento), il programma di gestione delle password è improvvisamente impazzito ed ha cominciato a sospendere le password e, per quel che è peggio, ha cominciato ad inviare automaticamente a tutti gli abbonati un messaggio che comunicava che la password era stata trasformata da attiva (“active”) in sospesa (“paused”). Nella stessa giornata, inoltre, sempre lo stesso programma, ha inviato senza alcuna apparente ragione a moltissimi abbonati una email per comunicare che l’abbonamento, dopo la sospensione, era improvvisamente scaduto.

Potete immaginare il putiferio che si è scatenato, nonostante che si trattasse di una giornata quasi festiva. Sono pervenuti tantissimi messaggi di protesta o di chiarimento, anche se non sono mancati altrettanti messaggi automatici che comunicavano paradossalmente che l’abbonato era in ferie od in aspettativa, mentre io, con l’aiuto della mia segretaria, mi affannavo a ripristinare le password ed a rispondere al diluvio di email arrivate.

Ho scritto subito al provider italiano, pregandolo di ripristinare il sito con il backup di venerdì scorso. Preciso che la Giuriconsult ha un contratto molto oneroso per il server, appunto perchè prevede il suo monitoraggio 24 ore su 24, 7 giorni su 7 ed il suo backup giornaliero. La richiesta, essendo sabato e trovandoci in Italia, non ha avuto alcun esito o riscontro. Disperato, ho sprotetto la prima pagina, in modo da consentire a chiunque di consultare almeno i documenti più recenti.

Ancor più disperato, in mancanza di risposte da parte del provider, mi sono rivolto alla software-house americana che ha elaborato il sofisticato programma di gestione delle password e i tecnici americani hanno subito risposto e sono prontamente intervenuti, di guisa che nel pomeriggio di domenica il programma è stato riparato, con il ripristino di tutte le password.

Vi racconto tutto ciò anche a fini pedagogici: in Italia il sabato e la domenica sono sacri, cascasse il mondo. Negli Stati Uniti, invece, si lavora all’occorrenza anche di domenica. Se l’Italia non si adeguerà agli Stati Uniti, ritornando a concepire il lavoro come una attività che bisogna svolgere quando ce ne è bisogno, l’Italia non avrà futuro. Ma le nuove generazioni, talvolta, non lasciano ben sperare, anche se – ne sono convinto – ci sono ancora in Italia tantissimi giovani che intendono lavorare seriamente ma che, magari per mancanza di adeguate conoscenze od appoggi, sono costretti ad emigrare, arricchendo altri paesi.

Negli ultimi tempi, infatti, ho cominciato a pensare che il problema in Italia è anche generazionale, forse per errati modelli che sono stati offerti ai giovani dai mass-media.

Vi racconto a questo proposito, approfittando ulteriormente della Vostra benevola attenzione, un altro episodio che per me è stato illuminante: qualche tempo addietro venne presso il mio studio, raccomandatami dal padre che conoscevo da tempo, una avvocatessa di 33 anni che voleva imparare a massimare. Dopo la prima mezza mattinata di lavoro, la mattina seguente chiese alla segretaria di stampargli tutte le sentenze su carta, perchè, leggendole a video, “si stancava gli occhi” (si tratta, è bene precisare, di moderni video a cristalli liquidi di 26 pollici e non certo di vecchi e striminziti crc con i quali cominciò la mia avventura in internet). Appena seppi questo, la convocai nella mia stanza per chiarimenti. Lei mi ribadì che, dopo una ora al video, le si stancavano gli occhi ed aggiunse che, se il problema era per il toner, lei era disponibile a fornirmelo.

Io le riposi che il problema non era il toner (che, grazie a Dio, mi posso permettere), ma il fatto che, dovendo compulsare ogni giorno (come faccio io personalmente) centinaia, se non migliaia di sentenze, lo studio sarebbe stato presto intasato dalla carta (molte delle sentenze sono inutili e pertanto da cestinare dopo averle lette).

Lei insistette ed aggiunse che il lavoro le piaceva tanto e che, pur di rimanere, era disposta, bontà sua, a fare qualche breve commento alle sentenze che io avrei dovuto sottoporle (dopo ovviamente una accurata selezione ed adeguata massimazione da parte mia). Così, improvvisamente, io ero trasformato in massimatore e lei in commentatrice, nello stesso modo in cui molti mandano delle note a sentenza, senza preoccuparsi di massimarle. Sono rimasto a bocca aperta, anche perchè non aveva alcuna esperienza specifica. Ho consigliato caldamente a Lei ed al padre che me l’aveva raccomandata, di rivolgersi, piuttosto che a me, ad un buon oculista.

Mi sono reso conto in tal modo che le nuove generazioni talvolta non vogliono sacrificarsi e vogliono fare sempre lavori ben retribuiti ed elevati, lasciando agli altri – anche se non extracomunitari – quelli più faticosi. Tuttavia, se non si capirà che il lavoro per definizione è spesso sacrificio, per il quale non esistono nè sabati nè domeniche, non ci sarà futuro per il nostro Paese.

Mi scuso con gli abbonati per le inquietanti email che hanno ricevuto sabato e posso assicurare che, dopo il pronto intervento dei tecnici americani, tutte le password sono state ripristinate nello stesso fine settimana. Esse non sono quindi più “paused”, ma sono divenute nuovamente “active”.

Ho tuttavia la sensazione che, se continua così in Italia, io spontaneamente, senza l’intervento di alcun programma, da “active” diventerò “paused” (senza tuttavia “meno”). Vale infatti ancora sacrificarsi per un Paese come quello attuale?

Giovanni Virga, lunedì 21 luglio 2014.

P.S.: altri, di fronte ad un guaio del genere, avrebbero rinviato tutto all’inizio della settimana; altri ancora, approfittando del fatto che si è verificato nel fine settimana e che il programma è stato ripristinato prontamente, non si sarebbero neanche dati carico di dare informazioni in merito. Io ho invece sempre ritenuto che con i lettori occorre avere un rapporto leale e trasparente. Appunto per questo ho scritto il presente editoriale, raccontandovi esattamente come sono andate le cose. Spero, così, in qualche modo, di essere perdonato per il disturbo ed i disagi occorsi, per i quali, comunque, chiedo scusa. In ogni caso, se qualcuno, nonostante la sprotezione della prima pagina per 24 ore ed il pronto ripristino della password, riterrà di avere subito un danno, non avrà che comunicarcelo e noi provvederemo a prolungare la durata dell’abbonamento per il periodo in cui non è stato possibile accedere ai documenti diversi da quelli presenti nella prima pagina.

Category: Internet

Commenti (6)

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  1. enrico salone ha detto:

    Gentile Professore,

    non c’era proprio bisogno di porgere le scuse.

    Ma è vero che la professionalità si giudica anche da questi apparenti dettagli.

    Grazie per il pronto ripristino delle chiavi d’accesso e buon lavoro.

    Enrico Salone

  2. Salvatore Librizzi ha detto:

    Sono io a scusarmi per avere mandato d’impulso la mail di segnalazione/protesta; un caro saluto, s

  3. Luigi Manna ha detto:

    Nessuno potrebbe mai mettere in dubbio la sua professionalità e la sua dedizione alla rivista (alla quale sono abbonato fin dai tempi di Giust.it)
    Grazie per il suo lavoro.
    Luigi Manna

  4. antonio toullier ha detto:

    Egregio Professore,
    La ringrazio per le parole che ha ritenuto di voler spendere per noi affezionati fruitori.
    Un cordiale saluto
    Antonio Toullier

  5. G.P: ha detto:

    Egr. Prof. Virga,

    quale amministrativista (giovane) ho letto con un pò di dispiacere l’aneddoto, relativo all’avvocatessa con problemi di vista, da Lei raccontato nell’editoriale pubblicato sul sito in data odierna (dal titolo “Un fine settimana particolarmente difficile (…)”).

    Nel garantire – come del resto certamente Le è noto – che non tutti i giovani (neo avvocati o praticanti) si approcciano al mondo del lavoro con quello scarsissimo spirito di sacrificio di cui all’episodio raccontato, non posso fare a meno di notare come spesso e volentieri tali situazioni si verificano proprio con i soggetti “raccomandati” o – come mi piace a volte definirli – “quelli a cui la vita non ha mai allungato una sberla”.

    Al contrario, il mercato è pieno, anzi pienissimo, di giovani (ma purtroppo anche di meno giovani…) disposti in questo momento di estrema difficoltà economica a lavorare a prezzo zero (o quasi…) sacrificandosi in maniera assai più significativa che non rinunciando a stampare le sentenze su carta per non affaticarsi gli occhi guardandole a video; basta saper cercare (magari appunto non tra quelli che hanno vissuto 30 anni nella bambagia – “lavorando” magari esclusivamente presso lo studio di famiglia – e che guarda caso sono poi “raccomandati” da Tizio o Caio, ma tra quelli che invece, magari essendosi già pagati da sè gli studi universitari, sono più abituati al sacrificio, e che il posto di lavoro se lo tengono ben stretto con le unghie e con i denti).

    Scoprirà – forse – di poter trarre maggiori soddisfazioni proprio da questi soggetti, meno fortunati in partenza, ma proprio per questo con meno pretese e meno capricci.

    Colgo l’occasione – invero da molto attesa – per farLe i miei più vivi complimenti (e ringraziamenti) per la Sua rivista, strumento che reputo davvero essenziale per il mio lavoro (di fatto, eccezion fatta per la e-mail, è la prima cosa che consulto tutte le mattine).

    G.P.

  6. giovanni ha detto:

    Caro Professore,
    nella sua “avventura” non ci trovo alcunché di strano e, quanto ai profili pedagogici, credo che la vicenda ne abbia ben pochi.. Mi spiego: è evidente che quando ci succede qualcosa tendiamo subito a considerarla urgente, sol perché è successa a noi.. Insomma, se per un paio di giorni lexitalia non ha funzionato (rivista che comunque ritengo la migliore sul web), schiere di avvocati se ne saranno fatti una ragione.. Non mi sembra potesse cascare il mondo!
    D’altro canto, metterla sul piano generazionale e sul “carattere” delle nuove generazioni, mi suona semplicistico, perché tipica espressione di un’ormai vecchia e risaputa incapacità di diaologo tra ciò che è stato e ciò che è! Forse occorre attendere che i nuovi valori ed ideali, piuttosto che essere scopiazzati da modelli ritenuti migliori (es. Stati Uniti), si storicizzino e si affermino.
    Gli americani sarebbero migliori di noi sol perché lavorerebbero anche la domenica ?
    Beh, se la conforta, personalmente mi è capitato di lavorare anche di notte (oltre alla domenica) e per questo mi sento un perfetto idiota, altro che migliore di qualcuno!
    Il lavoro è sacrificio, sono d’accordo, ma è sacrificio (doveroso) anche andare a fare la spesa, curare la propria famiglia, giocare un po’ con i propri figli e, se cresciuti, seguirli… e poi, lavare, stirare, se del caso anche rammendare (moderne attività dei giovani professionisti che hanno puntato sull’autonomia e non hanno la colf).
    Questi (e anche altri) sono tutti sacrifici ai quali un uomo è chiamato ad adempiere. Se poi si riesce a metterci anche il tempo per un caffè o una pizza, ben venga!
    Altra cosa sarebbe se, anziché il suo software per la gestione delle password, si fosse inceppato il software che gestisce la sicurezza del traffico aereo o quello che gestisce il servizio sanitario o, ancora, quello che coordina le chiamate di emergenza.. e cosi via.
    Lì si, sono d’accordo, non c’è spesa o commissione che tenga! Ma questa è un’altra storia..

    Insomma, non penso che l’Italia possa risollevarsi con la ricetta proposta . Piuttosto occorre che le persone perbene, chi fa seriamente il proprio lavoro, magari smetta di lavorare anche al sabato e alla domenica e, in cambio, si impegni di più per il bene comune, mettendoci la faccia ed uscendo allo scoperto, con tutta la propria rettitudine.

    Infine, è proprio vero: , “ci sono ancora in Italia tantissimi giovani che intendono lavorare seriamente ma che, magari per mancanza di adeguate conoscenze od appoggi, sono costretti ad emigrare, arricchendo altri paesi”.

    Io mi sento un esempio, speranzoso com’ero di poter fare carriera nella mia terra e, invece, costretto a trovare apprezzamenti altrove.
    Per inciso, sono riuscito a svolgere il mio lavoro praticamente in ogni regione d’Italia, con un discreto successo.
    Unica eccezione la mia terra, dove, non avendo appoggi, ho tentato in tutti i modi, ricevendo sempre la solita porta in faccia !

    Ah, dimenticavo .. la mia terra è la “nostra” terra.

    Per una volta decido volutamente di non firmarmi… le ragioni? voglio essere libero di non firmare queste mie osservazioni e lasciarle senza “paternità”, fatte proprie da chi le condividerà… e, se deciderà di non pubblicarle, spero almeno che lei, Professore, le abbia intese.

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