Un sincero benvenuto al neo Presidente Mattarella

di | 31 gennaio 2015 | 1 commento Leggi

L’elezione a Presidente della Repubblica del Prof.On. Sergio Mattarella, se da un lato mi fa piacere perché la massima carica dello Stato è stata conferita ad una persona oltre che preparata, anche sobria e sensibile (in questo senso un ottimo esempio è offerto dalle prime parole del neo Presidente, che ha rivolto brevemente il suo pensiero alle difficoltà ed alle speranze dei suoi concittadini in questo difficile momento), d’altro mi dispiace perché, con la sua elezione, la Corte costituzionale perde un ottimo componente.

Ho avuto modo, per dovere d’ufficio, di leggere diverse sentenze redatte dal Pres. Mattarella e ne ho apprezzato – lo dico non certo per piaggeria – il modo argomentato e, nel contempo, semplice e facilmente comprensibile con il quale ha redatto le sentenze della Corte. Il che, francamente, mi ha sorpreso, dato che ha lasciato da tempo l’accademia per la politica. Non ho condiviso talvolta magari il contenuto delle sue sentenze, ma ne ho apprezzato molto il modo in cui sono state redatte.

Da ormai circa trent’anni dirigo riviste giuridiche e, in questo non trascurabile lasso di tempo, ho letto ritengo centinaia di migliaia di sentenze. Ebbene, a mio sommesso avviso, le sentenze di Mattarella (assieme a quelle di pochi altri) spiccano per semplicità e, nel contempo (può sembrare un ossimoro, ma così non è) per complessità.

La sua designazione prima da parte di Renzi e poi la sua nomina da parte del Parlamento non mi hanno colto di sorpresa: già giorni prima della designazione avevo anticipato ad alcune persone vicine che il nuovo Presidente sarebbe stato Mattarella. Ho anche scritto in appendice al richiamo di copertina di una delle sue ultime sentenze, depositata il 27 gennaio scorso, che redattore della sentenza era il futuro Presidente della Repubblica. Non perché ho doti profetiche o frequento le segrete stanze del Palazzo, ma perché mi sembrava la persona giusta al momento giusto per la massima carica dello Stato.

Non posso dire di conoscere il Pres. Mattarella, pur essendo palermitano come me, non avendolo frequentato, ma non posso dire neanche di non conoscerlo.

Il Pres. Mattarella infatti, nella sua carriera universitaria, quale professore dell’Università di Palermo (che ha a lungo insegnato “Diritto parlamentare”), è stato agli inizi allievo di mio padre Pietro, ai tempi in cui quest’ultimo insegnava anche Diritto costituzionale. E talvolta, assieme ad altri allievi (come ad es. il Prof. Guido Corso), veniva allo studio paterno.

Sembrava destinato, per il suo carattere riflessivo, agli studi giuridici, mentre il fratello Piersanti, molto più estroverso, era più adatto a continuare le tradizioni familiari del padre Bernardo. Solo che, per una serie di circostanze tragiche a tutti note (la barbara uccisione del fratello Piersanti), si è visto catapultato in politica.

Si è ripetuto con lui quello strano paradosso capitato a molti allievi di mio padre Pietro: mentre mio padre ha infatti abbandonato presto la carriera politica (è stato negli anni 55-60, prima dell’arrivo dei “giovani turchi” capitanati da Fanfani, assessore ai ll.pp. del Comune di Palermo, ai tempi in cui Sindaco della città era il Prof. Scaduto), assorbito dai suoi impegni scientifici e forensi, molti allievi invece, pur promettenti, hanno abbandonato la carriera scientifica per quella politica (cito alcuni di essi: Leoluca Orlando, Enrico La Loggia, Vito Riggio e, appunto, Sergio Mattarella).

Solo che nel caso di Mattarella la scelta non è derivata da una particolare convinzione od inclinazione, ma dagli eventi. Se il fratello Piersanti non fosse stato ucciso, sono convinto che Sergio Mattarella avrebbe continuato la sua carriera accademica.

Per quanto concerne l’aspetto caratteriale, non avendolo frequentato, non posso dire molto. L’impressione è comunque di una persona pacata e riflessiva, ma non per questo sottomessa, ben lontana dai principali protagonisti della politica italiana (v. non solo Renzi, ma anche il past President Napolitano, nonché Berlusconi e Grillo) che amano le luci della ribalta. Anche in questo senso la scelta, al di là della motivazioni politiche che l’hanno determinata, sembra giusta per la carica che dovrà ricoprire.

E’ stato detto in questi giorni che la carica di Presidente talvolta può trasformare una persona (si è più volte ricordato l’esempio di Cossiga), ma credo che questo non accadrà con Mattarella.

Certo è che la sua nomina dopo Napolitano, a mio sommesso avviso, segna una notevole discontinuità, dato che le caratteristiche caratteriali (oltre che la storia personale) dei due Presidenti sono diverse se non opposte.

Mattarella, che ben conosce il diritto costituzionale ed in particolare quello parlamentare, che ha insegnato per molti anni, sarà molto più rispettoso di quanto prevede la Carta costituzionale circa i poteri del presidente della Repubblica. Non si sognerebbe mai di nominare “motu proprio” due commissioni di “saggi”, scavalcando il Parlamento, per elaborare le riforme e, soprattutto, non contatterebbe alcun tecnico per sapere se è disponibile a ricoprire la carica di Premier mentre c’è un Governo in carica che gode apparentemente della fiducia del Parlamento.

Mi permetto di suggerirgli sommessamente due cose: primo, ridurre nettamente le spese del Quirinale, che in questi anni di presidenza Napolitano non sono state ridotte se non in piccolissima parte, nonostante la drammatica situazione economica del Paese e che rimangono sempre ben al di sopra di quelle per Buckingham Palace (che tuttavia fa incassare molti più soldi con il turismo che attrae); la seconda, seguendo anche l’invito di qualche mese addietro di Gian Antonio Stella, attraverso le colonne del Corriere della Sera: di aprire maggiormente al pubblico il Quirinale e magari destinarlo in gran parte ad un museo importante nel quale collocare diversi tesori storici ed artistici per adesso dispersi, per ragioni campanilistiche, in musei sperduti o, addirittura, confinati in oscuri magazzini lontani dagli occhi del pubblico. In tal modo, concretamente, si rilancerebbe il turismo.

Del resto, in Francia, con la precedente residenza del Sovrano (il Louvre), non si è fatto da tempo così? Lo stesso potrebbe quindi farsi con il Quirinale, residenza storica dei Papi e dei Re, ormai inadatta ad un Presidente della Repubblica schivo e pacato come sarà il Presidente Mattarella. E’ ormai tempo di buoni esempi ai quali si deve ispirare il nostro Paese; la corruzione si batte in questo modo. Anche perchè, come amo spesso ricordare, non c’è migliore forma di autorità dell’esempio; ed in questo senso sono sicuro che Mattarella sarà un Presidente autorevole, poco attaccato agli orpelli del potere.

Giovanni Virga, 31 gennaio 2015.

Category: Amministrazione pubblica

Commenti (1)

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  1. Michele Casano ha detto:

    Sergio Mattarella è persona degnissima ed integerrima, nessun dubbio. E lasciamo in disparte queste polemiche (v. “Il Fatto Quotidiano”) sull’altro fratello meno noto, e “dimenticato” dalla stampa; che peraltro in questi giorni – bisogna dirlo – indulge per la gran parte in una stucchevole agiografia del neo Presidente e della sua famiglia. Ma tant’è.

    Però mi chiedo: s’era mai visto prima un Presidente del Consiglio (Renzi, anche segretario del partito di maggioranza) che in anticipo, attentamente, con studiato metodo “scientifico”, acquisendo ogni informativa (magari anche in via “riservata/privilegiata”, come è in potere di un Capo di Governo) traccia il “profilo” di Capo dello Stato più “consono” ? E quindi, individua il candidato che a tale profilo meglio risponde, il candidato “unico” da far votare compattamente al suo partito (salvo regolare poi in separata sede i conti con i reprobi) e a chi “ci sta”? Ed il tutto, peraltro, sottobanco, tenendo le carte coperte fino all’ultimo (recte: giocando su almeno due tavoli), bruciando ad arte, strada facendo, nomi troppo “ingombranti” (v. ad es. Prodi), o gettandone altri nella mischia per confondere le acque, intessendo – soprattutto – accordi sinallagmatici vari (anche con notissimi pregiudicati/imputati), ed impartendo così infine al Parlamento (da considerarsi ancora “sovrano” ?) ordini di scuderia ben precisi, per fare eleggere QUEL candidato UNICO (prescelto da lui e pochissime altre persone)all’ultimo scrutinio, l’unico “UTILE” (un po’ come la 2^ convocazione di prammatica delle assemblee condominiali, si licet … )?

    Ma si possono obliterare in tal modo le procedure costituzionalmente previste ? Esse prevedono e concepiscono le prime votazioni – così almeno ricordo di aver studiato – a maggioranza qualificata come luogo di ricerca del massimo consenso possibile intorno alla figura del Presidente della Repubblica, Garante della Costituzione e Rappresentante dell’Unità nazionale, salvo poi dare la stura – in caso di mancato raggiungimento del prescritto quorum – alle libere, e perciò imprevedbili, dinamiche e prerogative parlamentari, alla libera coscienza e determinazione di ciascun parlamentare. Siamo di fronte ad un precedente costituzionale “notevole”, credo.

    Che ha in primo luogo a che fare con lo sciagurato ed illegittimo sistema elettorale dei nostri parlamentari, ergo, con la loro LIBERTA’ e con l’assenza di VINCOLI DI MANDATO: tratti e qualità che dovrebbero connotare, sempre, ciascun Parlamentare della Repubblica (art. 67 Cost.).

    Insomma, e concludo, un bel frutto (il Presidente Mattarella), su di un piatto (un po’) sporco (il metodo incostituzionale ed il voto di scambio che hanno portato alla sua elezione). Che ne pensa Prof. Virga ?

    Cordialmente

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