Esiste in Italia un “cerchio sovrastrutturale” che condiziona le nostre istituzioni?

di | 13 ottobre 2010 | 3 commenti Leggi

Una delle affermazioni più interessanti (e direi anche più inquietanti) contenute nelle intercettazioni, recentemente pubblicate dal quotidiano “Il Fatto”, dei colloqui telefonici tra Nicola Porro – caporedattore de “Il Giornale” e Rinaldo Arpisella – portavoce dell’attuale Presidente di Confindustria Marcegaglia, è quella relativa all’esistenza in Italia di quello che Arpisella chiama testualmente un “cerchio sovrastrutturale” e cioè di un “comitato d’affari” che finirebbe per condizionare le nostre istituzioni politiche.

Mi aspettavo che su tale aspetto delle intercettazioni pubblicate da “Il Fatto” su You Tube (e che sono consultabili da chiunque: la telefonata nella quale si parla di questo “cerchio sovrastrutturale” è quella di oltre 12 minuti del 22 settembre: clicca qui per sentire l’audio) si incentrassero in parte le attenzioni dei giornali, che spesso – nel tentativo di drenare la perdita di lettori derivante dalla televisione e da internet – tanto spazio hanno dedicato e continuano a dedicare ai c.d. retroscena politici: vedi in particolare “Il Corriere della Sera” – che, da assiduo lettore, seguo ormai da molti anni – il quale spesso e volentieri dedica molte pagine ai retroscena.

Ed invece niente; silenzio di tomba sulle clamorose affermazioni di Arpisella, come se sull’argomento non sia stato detto alcunchè o come se esso sia di scarsa importanza.

Se, tramite Google, si fa una ricerca sull’espressione “cerchio sovrastrutturale”, ci si accorge che (eccezion fatta per un paio di articoletti de “Il Giornale” , un articoletto de “Il Fatto”, e cioè del quotidiano che ha pubblicato le intercettazioni e che quindi dovrebbe ben conoscere il loro contenuto – che tuttavia non si occupa del “cerchio sovrastrutturale”, ma di un presunto “bidone” che Feltri, con singolare machiavellismo, vorrebbe tirare a Berlusconi), sulla stampa nulla è apparso e, quindi, il pubblico non ha minimamente avuto contezza di tale aspetto delle intercettazioni; il che la dice lunga sullo stato dell’informazione in Italia.

Mi aspettavo che almeno la televisione parlasse dell’argomento (invero ghiotto); e invece, all’atto in cui scrivo – 13 ottobre 2010 – pur essendo passati diversi giorni dalla pubblicazione delle intercettazioni, solo in un servizio della trasmissione televisiva “Ballarò” di ieri, si è fatto cenno, del tutto en passant, al “cerchio sovrastrutturale” di cui parla Arpisella per due volte: di contro tutta la trasmissione televisiva, riguardante la indagine scaturita proprio da tali intercettazioni, è stata incentrata – paradossalmente – sulla libertà di stampa in Italia e sulla differenza tra inchieste giornalistiche e dossier).

L’argomento è invece stato diffusamente trattato in vari blog: per fortuna c’è internet! (v. per tutti il blog di Jacopo Fo, ospitato da “Il Fatto”) anche se talvolta di sfuggita e minimizzando (v. il frequentatissimo blog di Beppe Grillo, il quale, in apposito messaggio, alla fine, si limita laconicamente ad osservare “Nelle intercettazioni tra Porro e Arpisella, quest’ultimo si riferisce a una entità superiore ai teatranti della politica che governerebbe l’Italia, la chiama “cerchio sovrastrutturale”. Anche questa è una notizia vecchia. L’Italia è occupata da basi americane dal 1945 e il suo debito è in mano a Francia, Germania e Gran Bretagna. La data delle elezioni l’hanno decisa loro come gran parte della nostra storia del dopoguerra”).

Ma andiamo con ordine e cerchiamo di ricostruire quanto affermato da Arpisella, dato che probabilmente quasi nessuno sa esattamente di che cosa sto scrivendo.

Dell’esistenza di questo comitato d’affari (o “cerchio sovrastrutturale”) – come già detto – Arpisella parla per due volte nel corso della telefonata.

Una prima volta (al minuto 3,40 circa della registrazione) rispondendo alle rimostranze di Porro in ordine alla opportunità di far chiamare Feltri da Confalonieri per il presunto “dossier” riguardante la Marcegaglia, Arpicella afferma:

No, no no, fermati un attimo; tu non sai alcune cose, non sai. Dunque, voi siete relegati in via Giovanni Negri (sede de “Il Giornale”: n.d.r.), senza comprendere e capire che non esiste solamente la politica di Fini, la politica di Casini, Fini, Granata e non Granata eccetera eccetera, no, ma che ci sono sovrastrutture che passano sopra mia testa e la tua testa, (“e certo”, interloquisce Porro) e anche quella di un tale Feltri, che che se ne dica, ok?, perchè ci sono sovrastrutture che ci pisciano in testa, non ci considerano neanche” (“E’ quello che ti sto cercando di dire …stiamo dicendo la stessa cosa ...”, interloquisce Porro).

Prosegue Arpisella: Allora, allora, non hai capito una cosa, non hai capito una cosa: se c’è un gioco di sponda – e che credo che tu l’abbia capito su tutta questa vicenda politica – il Governo deve andare avanti, è chiaro che è un gioco di sponda concordato …. “.

Arpisella diventa più esplicito alla fine della telefonata (minuto 11,30) allorchè, dopo avere insistito con Porro per sapere le ragioni del presunto accanimento di Feltri sulla Marcegaglia, che non gli sembra logico e dopo avere ricevuto come risposta da Porro, sia pure dopo varie esitazioni, la seguente frase enigmatica – “… è quella di rompere i coglioni a tutti quelli che danno veramente una mano al boss” – e cioè, sembra di capire, a Berlusconi), sbotta:

Ma tu non sai che cazzo altro c’è in giro, dai.. cioè secondo me davvero scusami eh… ma ti parlo da amico, cioè… è una ottica corta, cioè……”

Prosegue Apisella, con il piglio di chi impartisce una lezione ad un alunno scarsamente preparato: “ E allora … il cerchio sovrastrutturale va oltre me, va oltre Feltri, va oltre Berlusconi, va oltre… ci sono logiche… che non riguardano il Fini, Casini, Buttiglione… e questo e quell’altro, sono altri, miei cari …..” ed aggiunge in modo sibillino: “Secondo te, chi c’è dietro Fini?” Porro risponde: ”Chi c’è dietro Fini, tu lo sai? Io no.…” E Rinaldo Arpisella : “Beh… ci sono quelli che c’erano dietro la D’Addario, dai su…” “Io non lo so“, ribadisce Porro. A questo punto Porro, forse ritenendo che si tratta di un tema troppo scottante per parlarne a telefono, tronca il colloquio, affermando: ”Comunque ci vediamo e ne parliamo.” E Arpisella ridiventato conciliante: “Volentieri… Ciao Nicola.” Nicola Porro: ”Ciao caro…” Rinaldo Arpisella: “Ciao ciao…”

Sarebbe interessante trascrivere tutta la telefonata, ma purtroppo no ne ho il tempo. Comunque i lettori possono udirla cliccando qui.

Esisterebbe quindi, secondo Arpisella (portavoce del Presidente della Confindustria Marcegaglia il quale, come lui stesso afferma nel corso della telefonata, è ogni giorno in contatto con tutti i direttori dei principali quotidiani del Paese), un “cerchio sovrastrutturale” che cerca di condizionare le istituzioni politiche.

Qui i casi sono due: o il “cerchio sovrastrutturale”, del quale parla per ben due volte Arpisella, è solo una personale invenzione di quest’ultimo (come lo stesso ha cercato di dichiarare successivamente). Ovvero l’affermazione è attendibile, provenendo da un personaggio che non solo dalla Procura di Napoli, ma anche dalla stessa Marcegaglia, Presidente di Confindustria, è stato ritenuto credibile per ciò che concerne l’esistenza di un presunto dossier del Giornale ai danni della Marcegaglia; al punto di chiedere l’intervento di Confalonieri, che non è prorio l’ultimo venuto.

Io non propendo per alcuna delle due ipotesi (anche se il singolare silenzio degli organi di stampa al riguardo mi fa riflettere non poco), nè sono amante della dietrologia o, peggio, dei complotti.

Ma comunque ritengo che di tali affermazioni di Arpisella si debba dare notizia, assieme alle altre e che, soprattutto, su di esse si debba indagare, riguardando non tanto un presunto reato di violenza privata, ma il corretto funzionamento delle nostre istituzioni politiche che, secondo Arpisella, sarebbero pesantemente condizionate da una sorta di comitato d’affari, il quale deciderebbe su quale “cavallo” puntare, secondo le convenienze (e questo “cavallo” non sarebbe Berlusconi, come è dimostrato non solo dalle affermazioni di Arpicella, ma anche dal fatto che la trasmissione Otto e mezzo de” La 7” di qualche giorno addietro, con un redivivo Giuliano Amato – possibile presidente del governo tecnico che forse ci aspetta e con uno dei più seri giornalisti in circolazione e cioè Paolo Mieli, è stata intitolata “il dopo Berlusconi”; l’Italia è il singolare Paese nel quale i “funerali politici” si celebrano in anticipo, consentendo a molti di riposizionarsi in tempo).

Si dirà: anche in altri paesi evoluti esistono le lobbies, sia pure riguardanti singoli settori; ma in quei paesi le lobbies sono palesi e sono addirittura disciplinate (in particolare negli USA) da apposita normativa. Nulla di tutto questo avviene in Italia, ove l’argomento è tabù a tal punto che quasi tutti gli organi di informazione si sono guardati bene dal riferire le clamorose affermazioni di Arpisella sul “cerchio sovrastrutturale”, parlando invece abbondantemente di tutto il resto (è bene notare che si tratta degli stessi organi di informazione che in passato hanno lungamente martellato sulla loggia segreta “P2” di Licio Gelli, per la quale fu addirittura nominata una apposita commissione parlamentare d’inchiesta e sulla quale sono stati versati fiumi d’inchiostro).

Giustamente in questi giorni è stata ricordata una famosa frase di Leo Longanesi, profondo conoscitore dei giornali del nostro Paese, riferita proprio agli organi di informazione: “Qui, in Italia, non è la libertà che manca. Mancano gli uomini liberi”. Inutile quindi fare manifestazioni – come è avvenuto circa un anno addietro – a tutela della libertà di stampa, quando la stampa, con singolare self restraint, tace sulle cose importanti e scomode per tutti.

Giovanni Virga, 13 ottobre 2010.

Category: Società

Commenti (3)

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  1. Avv. Michele Casano ha detto:

    E’ vero, caro Professore: perché di questo fantomatico “cerchio sovrastrutturale”, di queste lobbies occulte operanti in Italia la stampa, diciamo così “ufficiale”, “paludata”, “storica” (a cominciare dal glorioso “Corriere”), non parla mai ?

    Penso che per iniziare a rispondere alla domanda non sia inutile dare un’occhiata innanzitutto, ad. es., alla composizione dei consigli di amministrazione delle società editrici dei nostri maggiori quotidiani nazionali . . . la presenza massiccia nei c.d’a. suddetti dei banchieri, faccio solo un esempio, consente ad es. di capire il motivo per cui (praticamente solo) in Italia è stato possibile truffare tanti e tanti risparmiatori con i bond Parmalat, Cirio, Argentina, nel silenzio assordante della stampa tutta (più o meno “specializzata” o “economica”) . . . un avvocato civilista (di cui non ricordo il nome) che aveva parlato a V Day di Grillo a Torino nel 2008, in veste di legale di molti cittadini truffati che erano riusciti ad ottenere in via bonaria dalle banche la restituzione del maltolto grazie ad una pregressa causa-pilota vittoriosa, solo “esibendo” la relativa sentenza, aveva raccontato di essere stato contattato da due giornalisti del “Corriere”, interessati a scrivere un pezzo per diffondere la notizia in modo da aiutare tante altre persone, rendendo così veramente omaggio alla missione prioritaria assegnata alla stampa libera in un Paese democratico; i suddetti giornalisti, però, dopo qualche giorno, si erano misteriosamente eclissati; solo in seguito, gli spiegarono, non senza imbarazzo, di aver “purtroppo” ricevuto “precise indicazioni” dalla direzione editoriale circa “l’inopportunità” di un tale articolo . . . “un certo” consigliere d’amministrazione, guarda caso banchiere, subodorando il rischio, aveva fatto una telefonatina al direttore . . . . e poi ci si riempie la bocca (a vanvera) di “class action anche in Italia” . . .

    Ecco, mi limito a dire questo: cominciamo a dotarci finalmente in Italia di una stampa davvero libera ed indipendente (oltre che qualificata, ovvio); evitiamo che le testate giornalistiche si possano comprare e vendere come se fossero centri commerciali o assets immobiliari qualsiasi, a puro scopo lucrativo-speculativo; se non basta applicare e far rispettare quelle esistenti, introduciamo serie misure legislative per prevenire i conflitti d’interesse, le concentrazioni e gli abusi di posizione dominante nel settore dell’informazione, a 360°.

    Penso sarebbe un primo ed importante passo in avanti per evitare non solo di essere costantemente bersagliati, a nostra insaputa, da celesti e misteriose “deiezioni liquide” (temo, almeno in gran parte, fatalmente inevitabili come gli strali degli Dei . . .); ma anche (almeno, ed ancor prima) di essere costantemente e clamorosamente truffati nei nostri diritti civili e politici da una classe politica (ed imprenditoriale) sempre più impresentabile.

    Cordialmente.

    Michele Casano.

  2. pietro totaro ha detto:

    Caro professore,

    aggiungo alle sue riflessioni, che già lo stesso Fini due anni fa, in un convegno, credo dei giovani Pdl, a Gubbio, in polemica sottile con la leadership del partito fece riferimento a “compassi e cappucci”, che come forse non tutti sanno, sono i simboli tipici di una loggia massonica.

    L’intervento, trasmesso integralmente su Rainews24, fù deciso e destò non poche perplessità tra i presenti che si guardavano timidamente a vicenda alla ricerca di un segno di approvazione o disapprovazione.

    Già in quella occasione sui giornali non fù riportato niente, probabilmente perché i presunti giornalisti d’inchiesta non avevano fiutato la rilevanza delle parole di Fini, oppure semplicemente perché si é voluto solo evitare di dare rilevanza a quanto asserito da Fini. Ma cosa intendeva dire Fini? Vi é una sovrastruttura nel partito? nel paese? bhe se il messaggio era provocatorio, codificato o chiaro, non é dato saperlo, di certo forse é il vero motivo, la scintilla che ha dato vita poi ai noti contrasti interni, ridotti dai giornali a dispute di carattere personale. Ma, in tutta onestà, il problema non é di un partito o dei partiti, ma dell’intera società.

    Se le affermazioni di Arpisella sono vere o verosimili, sorge il dubbio che ogni altra istituzione “esistente” o “potenziale” possa essere sottoposta a piacimento a questa ipotetica sovrastruttura.

    E che dire della sovrastruttura, trasversale ad ogni partito ed istituzione, su cui stava indagando De Magistrisis? Indagine sottratta e spacchettata di cui non si sente più parlare. Anche in questo caso l’oblio si é sostituito alla notizia.
    E che dire dei tanti misteri che hanno accompagnato la vita sociale e politica di questo paese? I “servizi deviati”, sempre citati in commissioni parlamentari, processi penali, etc, che sono? e principalmente chi sono? chi é che ne dispone la deviazione dai compiti istituzionali?

    Si archiviano comodamente responsabilità penali, semplicemente addebitandole a questa strana entità, astratta nell’essenza ma di cui tutti sembrano avere la certezza dell’esistenza e nessuno é riuscito ad individuarne l’organicità ad un sistema di controllo globale della vita sociale e politica.

    Chi potrà mai rispondere delle “deviazioni dai compiti istituzionali” se si continua a porre il segreto di stato? I misteri sembrano essersi “istituzionalizzati” e materialmente inglobano la nostra vita democratica. Più che un cerchio sovrastrutturale individuerei una sfera di controllo strutturata.

  3. Alessandro Grande ha detto:

    Ottimo e centrato, come sempre. Ha il solo difetto di essere scritto con il consueto garbo e di apparire su una rivista a carattere scientifico. Quindi – temo – passerà inosservato.

    D’altronde solo i distratti forse non hanno compreso l’ entità delle grandi manovre in corso, e da tempo, sulla nostra scena politica. Non scopriamo certo oggi che il nostro è una paese a sovranità limitata, dove il peggiore degli attentati, quello all’ intelligenza, non viene mai denunciato.

    Personalmente non interessa molto quello che passa sopra alla testa di taluni soggetti. Piuttosto preoccupa di più, oltre al ruolo che occupano, quello che vi passa dentro.

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