Piazze d’Italia

di | 14 Dicembre 2009 | 2 commenti Leggi

Chiedo venia ai lettori se una volta tanto non mi occupo di diritto, ma l’episodio accaduto ieri a Piazza Duomo a Milano, e cioè l’aggressione al Premier Berlusconi dopo il comizio e, soprattutto, l’immagine del suo volto insanguinato, non possono lasciare indifferenti nè possono essere frettolosamente archiviati come un semplice episodio frutto di una mente malata o come un infortunio dei servizi di sicurezza, ma vanno considerati come il preoccupante simbolo di una deriva violenta che trova il suo antecedente nei disordini avvenuti appena qualche giorno prima in occasione della commemorazione della strage di Piazza Fontana.

Chi appartiene alla mia generazione non ha ancora dimenticato il clima di intimidazione e violenza di quelli che Indro Montanelli chiamò giustamente gli “anni di piombo”. Pensavamo di esserci lasciati alle spalle quegli anni. Ci eravamo detti: nel frattempo è venuto a cadere il muro di Berlino e le divisioni ideologiche che esso rappresentava. Ma ci eravamo forse illusi.

In un Paese nel quale si sono verificate in passato sanguinose guerre civili tra guelfi e ghibellini e, in tempi meno remoti, tra fascisti ed antifascisti e al quale non era stato neanche risparmiato il barbaro spettacolo di Piazzale Loreto, con l’immagine dei cadaveri di Mussolini e della Petacci – fino a qualche anno prima idolatrati da quasi tutti gli italiani – appesi nudi a testa in giù ad un distributore di benzina, c’era da aspettarsi che, prima o dopo, la violenza riesplodesse, sia pure ancora in forma non così truculenta come quella dei già richiamati anni di piombo (anche se, come giustamente notato da Berlusconi dopo l’aggressione, era sufficiente che l’oggetto scagliatogli contro lo colpisse quale centimetro più sopra, per fargli perdere un occhio).

Il luogo della violenza è sempre lo stesso: una piazza d’Italia.

Un tempo quest’ultima espressione richiamava i solitari e suggestivi quadri di De Chirico. Ma le piazze d’Italia (si chiamino esse Piazzale Loreto, Piazza Fontana o Piazza del Duomo) sono state molto spesso teatro di violenze e tumulti.

Quel che preoccupa comunque del recente episodio di Piazza del Duomo è il clima che ha accompagnato l’episodio, sia prima che dopo il suo verificarsi. Speravo, leggendo i primi commenti, che molti si fossero resi della gravità della situazione e della necessità di abbassare comunque i toni. Ed invece, anche qui, mi sono dovuto ricredere.

Non mi riferisco tanto e solo ai commenti apparsi su Facebook, riportati da molti organi di informazione con un certo risalto, ma anche ad alcuni commenti di uomini politici o di giornalisti, che dovrebbero possedere un certo senso di responsabilità, oltre che della misura.

E così, ad esempio, un articolo apparso sul’edizione on line de Il Manifesto (un giornale questo finanziato con i soldi di tutti i contribuenti), dopo avere riportato (non senza soddisfazione) che: “Su Facebook il gesto di Massimo Tartaglia, il grafico 42enne di Cesano Boscone che ha colpito al volto il presidente del consiglio ha sollevato un delirio di entusiasmo e approvazione paragonabile in tempi recenti solo a quello sollevato da Muntazer al-Zaidi, il giornalista iracheno, che lanciò due scarpe contro George Bush”, ha anche aggiunto che:
Sul fatto in sè, in attesa di sviluppi, c’è da osservare tre cose.
La prima, che le immagini del volto di Berlusconi sanguinante e sfatto (immagini che non a caso la maggior parte delle televisioni “ufficiali” non hanno mandato in onda) hanno fatto evaporare in un attimo l’immagine di uomo forte e inossidabile anche fisicamente che il premier si era costruito in anni di lavoro. Il supermacho ha lasciato istantaneamente il posto a un uomo fisicamente finito.
La seconda, che la spavalderia e la pretesa di essere popolare ad ogni costo hanno presentato al premier un conto assai salato. Il suo apparato di sicurezza si è rivelato un colabrodo, e Berlusconi deve ringraziare il cielo che il suo aggressore lo abbia colpito con un soprammobile e non con un coltello o una pistola.
La terza, che evidentemente la rabbia e il rancore maturati in vasti strati della popolazione sono molto più forti e incontrollabili di quanto il presidente del consiglio e la sua corte non credano, quando parlano di consenso “mai così alto”. Anche se Massimo Tartaglia ora verrà fatto passare per pazzo isolato, le reazioni immediate che si sono registrate su internet la dicono lunga su quanto siano numerosi i “pazzi isolati” nell’Italia berlusconiana
”.

Tali frasi si commentano da sole e la dicono lunga sul grado di animosità che si respira nel Paese nei confronti di Berlusconi e di coloro (sono tanti tuttavia) che l’hanno votato, facendosi evidentemente infinocchiare dalla sue televisioni.

Anche le frasi di Di Pietro e di Ferrero non lasciano ben sperare.

Qualche tempo addietro Fedele Confalonieri, nel corso di una intervista al Corriere della Sera, aveva paventato il rischio di una nuova Piazzale Loreto. E gli aveva fatto eco Giorgio Bocca, in quale aveva ribadito, con ben altri toni, che così Berlusconi rischia ancora piazzale Loreto.

Speriamo che tali previsioni non si avverino. Anche perchè l’immagine dell’Italia, così come quella di Berlusconi dopo l’aggressione di ieri, appare già abbastanza deturpata.

Giovanni Virga, 14.12.2009.

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Category: Società

Commenti (2)

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  1. ivan bechini ha detto:

    caro direttore,
    leggo solo oggi a distanza di una settimana il suo articolo e lo stesso appare quanto più attuale alla luce dei commenti e dei fatti intervenuti.
    complimenti come sempre per il suo ottimo lavoro.
    auguri e buone feste ivan bechini da Prato.

  2. Roberto Onorati ha detto:

    Gentile direttore, per fortuna un uomo di cultura ragionevole che mette in guardia da una deriva violenta della vita politica italiana. Non si capisce infatti perchè in Italia l’uomo di cultura, l’intellettuale (presunto tale) è solo quello che dà fiato alla bocca, in modo ripetitivo e becero, per vomitare contumelie contro Berlusconi, starnazzando di rischi per la democrazia e non accorgendosi che rappresenta lui stesso un rischio per la nostra convivenza civile.

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