Per il nuovo sistema elettorale è meglio un ritorno al passato

di | 28 febbraio 2013 | 7 commenti Leggi

Nella situazione di estrema confusione scaturita dalla recente tornata elettorale, due sole cose, a mio sommesso avviso, sono chiarissime.

La prima è che, stante la mancanza di una maggioranza al Senato e la presenza anzi in esso di forze fortemente contrapposte, è molto probabile che la legislatura appena iniziata non possa durare a lungo e che, presto (diciamo nell’arco di un anno, un anno e mezzo, se tutto va bene), si tornerà a votare.

La seconda cosa abbastanza chiara è che, come del resto ormai ammettono da tempo, sia pure “obtorto collo”, tutte le forze politiche, l’attuale legge elettorale è da cambiare radicalmente, specie nell’attuale situazione di forte estremizzazione delle posizioni, dovuta non solo alla crisi economica, ma anche all’ingresso in campo di nuove formazioni politiche che vogliono sempre più affermarsi, differenziandosi nettamente dalle altre.

L’attuale legge elettorale ha infatti mostrato a tutti, dopo la recente tornata elettorale, in maniera evidente i suoi grossi difetti, costituiti sinteticamente dal fatto che:

a) non garantisce la governabilità, nonostante i notevoli premi di maggioranza (specie alla Camera), superiori addirittura a quelli della famigerata legge Acerbo, che com’è noto, consentì l’instaurarsi del regime fascista, dato che è molto probabile che si formino maggioranze diverse nei due rami del Parlamento, per il diverso metodo di attribuzione dei seggi alla Camera ed al Senato;

b) è profondamente ingiusta (e direi anche pericolosa) nell’attribuzione del premio di maggioranza alla Camera, dato che consente al partito o alla coalizione che ha conseguito un voto in più degli avversari di ottenere il 55% dei seggi della Camera: nelle appena trascorse elezioni, pur esistendo un piccolo scarto tra i tradizionali schieramenti, la coalizione guidata da Bersani, tramite il premio di maggioranza ha conseguito circa 200 deputati in più rispetto a quanto avrebbe conseguito ove si fosse applicato il metodo proporzionale; se il Movimento 5 Stelle, primo partito ormai in Italia per voti, si fosse presentato in coalizione con il Sel di Vendola, analogamente avrebbe conseguito il premio, così come sarebbe accaduto alla coalizione di Berlusconi, ove ad essa avesse aderito anche il partito “Fare” di Giannino;

c) finisce per portare in Parlamento una serie di deputati e senatori “nominati” dai partiti e l’affermarsi di formazioni politiche “leaderistiche” (chiedo venia per l’uso di quest’ultimo brutto neologismo) che sono guidate da esponenti politici di vertice che ormai addirittura non figurano nemmeno in Parlamento e di formazioni che, comunque, sono composte da soggetti che nemmeno si conoscono tra loro e che non si sa fino a che punto sono omogenei politicamente: è questo, in particolare, il paradosso del Movimento di Beppe Grillo, al quale gli italiani hanno dato il maggior numero di volti, senza nemmeno conoscere i candidati che hanno votato. Nè varrebbe opporre che questi ultimi sono stati scelti tramite primarie, dato che le primarie svolte dal Movimento di Grillo, anche per le sue modalità di attuazione (esclusivamente tramite web), sono state più apparenti che reali.

Grillo, anche vietando ai suoi candidati di apparire in TV, ha sfruttato a proprio favore l’attuale sistema elettorale che aveva nel recente passato così tanto criticato, scagliandosi contro la casta dei “nominati” del passato Parlamento. Così avremo un Parlamento ancor più formato da “nominati”, con in più il risultato irrazionale di essere guidati da un leader che nemmeno siede in Parlamento e che nemmeno partecipa ai dibattiti televisivi; ragion per cui fa ridere l’affermazione di ieri di Bersani che, a fronte degli insulti di Grillo, ha risposto che aspetta che Grillo li faccia in Parlamento o la proposta di dare a Grillo la presidenza di un ramo del Parlamento.

Grillo, infatti, non fa parte del Parlamento neo-eletto e, pertanto, non solo non può presiederne direttamente alcun ramo, ma non può nemmeno parlare in esso e comunque assumere alcuna formale e diretta posizione in esso, ragion per cui Grillo dirige una forza politica che è al contempo, parlamentare ma che, essendo eterodiretta, è anche extraparlamentare.

Le probabilità che si completi il disastro, nel caso in cui si ritorni a breve a votare con l’attuale sistema elettorale, sono quindi altissime e ciò finisce per porre l’attenzione, in via prioritaria, nonostante che i problemi dell’economia siano incalzanti, sull’individuazione di un nuovo sistema elettorale più equilibrato che trovi l’accordo di tutte le forze politiche (ho tuttavia il sospetto che a tale cambiamento si opporrà paradossalmente Grillo, che pur si propone come il cambiamento, avendo capito come utilizzare l’attuale sistema elettorale a proprio favore e mirando, come dichiarato ieri alla BBC, di volere tornare a breve scadenza, tra 9-10 mesi, alle urne per conseguire una maggioranza bulgara, finendo nel frattempo per rosolare a fuoco lento le principali formazioni politiche, chiamate a fronteggiare responsabilmente la difficile situazione economica).

Il risultato ultimo della consultazione elettorale è stato quindi quello che, mentre ciascuna delle formazioni politiche tradizionali aveva conservato l’attuale sistema elettorale nella speranza di fregare l’altra, in realtà esse sono state fregate da un terzo incomodo, costituito dalla formazione di Grillo, che ha amplificato gli effetti distorsivi prodotti dal’attuale sistema. Insomma, come si suol dire, andarono per suonare e furono suonati.

Il discorso, a questo punto, si sposta sul nuovo sistema elettorale da adottare, fermo restando che, qualunque esso sia, Grillo probabilmente dirà che esso è stato congegnato per contrastare la sua formazione politica.

Non voglio rubare il lavoro all’autorevolissimo Prof. Sartori, super esperto in materia, ma personalmente ritengo innanzitutto che sia da scartare, in questo momento di calo dell’affluenza alle urne, che finisce per premiare ingiustamente le formazioni politiche più agguerrite e motivate, il doppio turno alla francese, così come tenderei ad evitare di introdurre blandamente il sistema delle preferenze, il quale, oltre ad essere possibile causa di brogli, non garantirebbe comunque la governabilità.

Tutto sommato ritengo che si stava meglio quando si stava apparentemente peggio e che, pertanto, il “Mattarellum”, con il suo sistema maggioritario, bilanciato da una quota proporzionale, sia il sistema che offre meno controindicazioni e qualche vantaggio.

Il primo vantaggio, apparentemente irrilevante, ma che nell’attuale situazione politica confusa non è da trascurare è che, per reitrodure tale sistema elettorale, sarebbe sufficiente una norma che, abrogando l’attuale legge, facesse rivivere tale sistema già pienamente regolato dalla legge precedente, che potrebbe essere ricopiata (magari con qualche piccolo aggiustamento) in una nuova legge formale. Nessuno in tal modo potrebbe dire, trattandosi del precedente sistema elettorale, che esso è stato creato “ad hoc” per danneggiare Grillo o qualche altra nuova formazione politica. Inoltre sarebbe di immediata e pronta approvazione.

Il secondo vantaggio è che, una volta che sono ormai da tempo tramontate le ideologie dei blocchi contrapposti, bisogna puntare sulle qualità personali dei candidati e sul programma che loro intendono esprimere ed attuare, assumendo impegni in prima persona, essendo legati al territorio. Tutto il contrario di quanto avviene con l’attuale “Porcellum” il quale, come già evidenziato, finisce per premiare i partiti, senza tenere conto delle qualità personali dei candidati, nominati e spesso “paracadutati” in collegi elettorali dei quali non fanno parte “naturaliter”. In tal modo si allontana dalle urne una parte crescente dell’elettorato e si rafforzano conseguentemente i movimenti di protesta, come quello di Grillo, che predende, paradossalmente addirittura di essere ringraziato, dato che con il suo movimento di protesta convince molta gente a recarsi alle urne.

Il terzo vantaggio sarebbe costituito dal fatto di costringere le attuali formazioni “leaderistiche” (specie quelle di Berlusconi e di Grillo) di mettere in campo, candidandoli, i loro esponenti migliori e più qualificati. In tal modo, per dirne una, i vari Scilipoti e Razzi verrebbero facilmente spazzati via. Il sistema maggioritario bilanciato del “Mattarellum” finirebbe in particolare per consentire un ricambio generazionale che, non solo dalle parti di Berlusconi (ormai 76enne), è ineludibile.

Per assicurare la governabilità, potrebbe essere previsto qualche correttivo premiale per la quota proporzionale, ma prevedendo nel contempo una percentuale minima di voti che occorre conseguire per ottenerlo, così come, per evitare la frammentazione, sarebbe necessario comunque continuare a prevedere soglie minime di sbarramento; il sistema maggioritario comunque assicura, per sua natura, un “diritto di tribuna” alle formazioni più piccole di opposizione.

Spero che questo mio piccolo contributo possa alimentare un dibattito tra i qualificati lettori della rivista che, mi auguro, comunque condivideranno almeno la premessa da cui esso parte e cioè la necessità in ogni caso di affrontare le probabili prossime elezioni con un diverso sistema elettorale.

Giovanni Virga, 28 febbraio 2013.

Category: Diritto pubblico

Commenti (7)

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  1. fabio patarnello ha detto:

    Egregio professore,

    condivido l’analisi sull’attuale sistema elettorale e sulla incredibile opportunità che lo stesso ha offerto a Grillo di vincere le elezioni (quale primo partito).

    Mi pare tuttavia che l’onda del M5S non possa essere ridotta al vantaggio derivante dal sistema, ma debba ricondursi alla tenacia dei partiti tradizionali di impedire un cambiamento che, soprattutto nei più giovani, è sentito come esigenza primaria.

    Temo che, ancora una volta, i partiti maggiori delle coalizioni contrapposte proveranno tatticismi per frenare l’ondata dei grillini, costruendo un sistema elettorale ad hoc per impedire il ripetersi del fenomeno. Ma ciò, a mio avviso, sarebbe gravissimo e tatticamente sbagliato, rendendo facile le urla di “complotto” da parte di Grillo e dando una spallata definitiva al sistema nel suo complesso (che mi pare sia la finalità ultima del M5S, costi quel che costi).

    Credo invece che si dovrebbe cogliere l’occasione di incaricare proprio il M5S della formazione del Governo con un programma nel quale in via prioritaria modificare la legge elettorale; sarebbe il M5S a dovere richiedere l’appoggio di PD e PDL e non potrebbe poi lamentarsi di una nuova legge che, inevitabilmente, penalizzerà un movimento del tutto privo di appeal nei singoli candidati, ma fortissimo per il carisma del suo leader.

    Un saluto.

    Fabio Patarnello

  2. Massimo Perin ha detto:

    L’analisi di Giovanni Virga è ineccepibile. Nella sostanza non abbiamo un buon sistema elettorale, così come abbiamo avuto, invece, negli ultimi una pessima legislazione, un pò in tutte le materie.

    Sarà importante che la prossima legislazione, la cui durata non è facilmente prevedibile, intervenga sui temi dell’etica pubblica, sulle spese esagerate e anche offensive per i cittadini delle classi politiche (vedi caso Regione Lazio), prevedendo anche un sistema sanzionatorio più efficace per chi spreca le risorse dei cittadini Italiani.

    Ancora in questo nuovo Parlamento sono presenti eletti che la stampa definisce “impresentabili” (alcuni ricordati sempre da Giovanni Virga), i quali in un paese diverso (es, Francia, Germania ecc…) non sarebbero stati eletti, perchè nessuno partito con la P maliuscola li avrebbe mai selezionati.

    Forse, ma questo è un parere personale, la discesa in campo del movimento a 5 Stelle potrebbe finalmente dare il via a nuove classi politiche anche nei partiti avversari.

    La novità non sarà sull’età, ma (speriamo) sull’onestà che, purtroppo, da troppo tempo è negletta. In questo momento bastano 10 eletti invischiati in vicende penali per menomare l’immagine della politica, la quale dovrebbe intervenire prima della magistratura per allontanare gli impresentabili, invece negli ultimi anni questi sono sempre stati difesi a spada tratta.

    Cordialità

    Massimo Perin

  3. Giovanni Virga ha detto:

    Ringrazio coloro che sono finora intervenuti.

    Confesso che sono un poco deluso, dato che, in considerazione dell’importanza dell’argomento, ritenevo che un maggior numero dei lettori intervenisse, tenuto conto altresì del fatto che, secondo il sistema di statistiche interno, il mio articolo è già stato letto da circa un migliaio di lettori.

    Condivido solo in parte entrambi gli interventi che precedono, dato che continuo a pensare che la radice di molti dei mali evidenziati negli interventi stessi (scarsa qualità della legislazione più recente, diffusa mancanza di etica pubblica, ecc.) sia da rintracciare nel sistema elettorale, che ha dato luogo al noto fenomeno dei “nominati”.

    Il fenomeno dei “nominati”, anzi, ha ricevuto un notevole impulso con le ultime elezioni, dato che – a seguito di esse – sono stati eletti una serie di nuovi soggetti del Movimento cinque stelle che, pur essendo giovani e non collusi con il sistema, sono tuttavia tenuti a briglia corta da un paio di soggetti (come Grillo e Casalegno) privi di particolari competenze economiche e che non siedono nemmeno in Parlamento.

    Personalmente non condivido l’ottimismo del Cons. Perin, circa gli effetti che sortirà l’avanzata del movimento di Grillo, divenuto sorprendentemente, in un sol colpo, il primo partito d’Italia, a meno che non si utilizzi questo rumoroso campanello di allarme in maniera positiva, raddrizzando diverse storture dell’attuale sistema (va tuttavia detto, per completezza, che l’ottimismo del Cons. Perin è condiviso invece, come ha dato notizia il Corriere della Sera di ieri, da Del Vecchio, proprietario di Luxottica, che tuttavia risiede a Montecarlo e che quindi, in ogni caso, non ha nulla da temere da una deriva populista).

    Mi inquietano in particolare le seguenti circostanze:

    1) sia Grillo che Casaleggio mirano ad ottenere la maggioranza assoluta dei consensi degli italiani nelle prossime elezioni, che si terranno, a loro dire, tra 9-10 mesi (così hanno espressamente dichiarato entrambi in due recenti interviste rilasciate rispettivamente alla BBC ed al Guardian; sia detto incidentalmente che trovo singolare che i leader di quello che è ormai il principale partito italiano rilascino le interviste solo ai giornali stranieri; così come è singolare che nell’intervista di Casaleggio si utilizzi il termine “noi”, in tal modo ammettendo che egli è uno dei capi del M5S, smentendo le sue dichiarazioni passate circa l’estraneità al movimento); anzi, il piano palesato dalle dichiarazioni rilasciate è quello di lasciare in questi 10 mesi alle altre forze politiche l’arduo ed impopolare compito di fronteggiare la difficile crisi economica, salvo approvare, di volta in volta, i provvedimenti che saranno ritenuti conformi al programma del movimento.

    Tale scenario (conquista della maggioranza assoluta dei seggi parlamentari, con conseguente Governo monocolore presieduto dal M5S), se si realizzerà, trattandosi di una forza politica estremista, populista (v. la promessa del c.d. “salario di cittadinanza”) e di rottura, è molto inquietante, soprattutto perchè – anche per effetto della mancata partecipazione a dibattiti televisivi; le uniche cose che sappiamo le abbiamo apprese dal blog di Grillo e dai discorsi in piazza, senza alcun contraddittorio – non sono chiari i contorni del programma; quest’ultimo tuttavia, nelle parti in cui è noto, desta non poche preoccupazioni (si parla di abolizione totale del contante, di patrimoniale del 10%, di scomparsa degli stipendi e pensioni, sostituiti dal reddito di cittadinanza eguale per tutti, ecc.).

    2) se si fa una rapida ricerca sul web tramite Google, ci si accorge che Grillo ha più volte dichiarato in passato (anche tramite filmati presenti su You Tube) di volere quella che lui chiama testualmente, con un ossimoro, una “dittatura democratica” che verrebbe esercitata, a suo dire, tramite il web (al quale, com’è noto, accede solo una parte della popolazione), ma che in pratica verrebbe esercitata da un elevato numero di “nominati” che siedono in Parlamento e che debbono sottostare alle direttive impartite direttamente da Grillo (pena l’immediata epurazione e mancata ripresentazione); già la parola “dittatura”, usata da Grillo, per mia formazione personale, mi fa rabbrividire;

    3) a ciò aggiungasi che in questi giorni mi sto rileggendo i primi due volumi della trilogia di Richard J. Evans, La nascita del Terzo Reich, Mondadori ed. 2006, sulle condizioni che determinarono l’ascesa al potere di Hitler in Germania e le analogie rispetto alla situazione presente sono impressionanti; anche in quel caso nella popolazione serpeggiava un grande malcontento, sia per le difficili condizioni economiche della c.d. Repubblica di Weimar, afflitta da una inflazione galoppante, sia per la frustrazione derivante dalle dure condizioni imposte alla Germania dal Trattato di Versailles; anche in quel caso la presidenza della Repubblica era affidata ad un presidente prestigioso ma vecchio – il Generale Hindenburg – il quale dopo avere fronteggiato vittoriosamente Hitler, prima di morire fu costretto ad affidargli l’incarico di Cancelliere del Reich. Dopo la morte di Hindenburg, Hitler dichiarò la carica di presidente del Reich vacante, fondendola di fatto con quella di cancelliere, sotto il titolo di “Führer e Cancelliere del Reich” (Führer und Reichskanzler), rendendo sé stesso capo di Stato e capo del governo della Germania.

    Anche se si vanno a rileggere le pagine del monumentale trattato di Renzo De Felice sulla storia del fascismo, le analogie non mancano, dato che anche al momento della presa di potere da parte di Mussolini, il popolo versava in una situazione economica difficilissima ed era frustrato (in quel caso per la questione della c.d. “vittoria mutilata”). Le difficoltà economiche e la frustrazione del popolo (in atto per la diffusa corruzione e per i privilegi della casta) costituiscono un ottimo brodo di coltura per l’ascesa di regimi totalitari e per l’aspettativa messianica di un presunto “salvatore”. Ha quindi ragione il Wall Street Journal di qualche giorno addietro, secondo cui per la democrazia in Italia le ultime elezioni rappresentano un grosso campanello d’allarme.

    4) Può essere che i miei timori siano eccessivi e che siano determinati da un certo pessimismo. Ma mi inquieta tuttavia il fatto che una forza come il M4S, già primo partito in Italia, rifiuti di governare con chiunque e punti ad ottenere la maggioranza assoluta dei consensi, in modo da collocare una ben consistente truppa di persone, certamente in buona fede, ma inesperte e soprattutto etero-dirette e comandate con il pugno di ferro (Flavia docet) da un ex comico, dietro al quale vi è un personaggio inquietante come Casaleggio. Personalmente mi sento più tranquillo con i governi di coalizione, di qualsiasi colore essi siano, nei quali vi sono due o più forze che si bilanciano tra loro e smussano le posizioni estremistiche; la politica, nei paesi democratici, è per definizione un equilibrato compromesso;

    5) il ritorno al “Mattarellum” e cioè ad un sistema maggioritario, sia pure bilanciato da una quota proporzionale, renderebbe difficile l’attuarsi del piano di Grillo e Casaleggio di impossessarsi del potere in Italia anche tramite il premio di maggioranza ed in ogni caso imporrebbe ai partiti esistenti di proporre agli elettori dei candidati di qualità, i quali finirebbero per prevalere su soggetti inesperti e soprattutto eterodiretti. Continuo a ritenere che il più grosso errore di Berlusconi, che rivela la sua natura di capitano di azienda piuttosto che di politico, è costituito dall’aver voluto il Porcellum, che ha creato il fenomeno dei “nominati”, guidati spesso come degli “avatar” dal capo supremo. Ed il più grosso errore dei partiti è stato quello di avere sempre rifiutato di attuare la previsione costituzionale secondo cui i partiti stessi sono disciplinati con legge, in modo da assicurane il funzionamento su base democratica.

    Mi auguro di tutto cuore, per il bene dell’Italia (paese nel quale, fino a quando mi sarà concesso, intendo continuare a vivere), di stare prendendo un abbaglio. Ma ho la netta sensazione di stare vivendo uno di quei momenti di follia collettiva che, in mancanza dell’adozione di apposite contromisure, conducono solitamente ad una dittatura od all’anarchia. Nel caos collettivo prevale infatti solitamente l’uomo forte che raddrizza tutti i mali. Continuo a preferire una democrazia imperfetta, piuttosto che una dittatura, anche se “democratica”. Del resto, anche le dittature dei paesi dell’est europeo si fregiavano del termine di “repubblica democratica”.

    Giovanni Virga, 2 marzo 2013.

    • Giuseppe Mariani- Bari ha detto:

      Preg.mo prof. Virga,

      La ringrazio per aver aperto la discussione sulla legge elettorale.

      Ormai, con la vittoria di Grillo, è apparsa in tutta la sua drammaticità il limite dell’ideologia della governabilità in danno di quella della rappresentatività.

      Il sistema elettorale italiano è ormai impregnato di tale ideologia ad ogni livello, essendo stata preferita, dopo il “terremoto” giudiziario del 1992, la progressiva concentrazione monocratica del potere, piuttosto che la gestione collegiale e rappresentativa.

      Le attuali leggi elettorali per l’elezione della Camera e del Senato, in ossequio al moloch della governabilità, consentono l’attribuzioane del premio di maggioranza a prescindere da qualsivoglia soglia di accesso a tale premio, creando il noto effetto “disproporzionale” in forza del quale, tanto minore è la maggioranza relativa tanto maggiore è il premio di maggioranza.

      L’attribuzione di siffatto premio di maggioranza, seppure possa garantire, in astratto la governabilità (cosa che, con l’ultimo Governo Berlusconi, non è stata neppure garantita), in realtà getta le basi per la trasformazione della Repubblica democratica in una dittatura.

      Oggi fa pauro Grillo. Giusto ieri faceva paura Bersani. L’altro ieri faceva paura Berlusconi.

      L’antidoto contro la deriva dittatoriale è solo il sistema proporzionale che ha consentito all’Italia di superare la difficile eredità del fascismo, evitando anche le tentazioni bolsceviche dell’immediato dopoguerra.

      Fa specie, oggi, che nessuno qualifichi il “Porcellum” come “legge Truffa” e tanto meno gli eredi di Piero Calamandrei e Ferruccio Parri, che ben colsero, nel 1953, la portata eversiva di una legge che prevedeva, in favore del partito che avesse raggiunto la maggioranza assoluta dei voti, un “modesto” premio di meno del 15%.

      L’attuale legge elettorale ha sviluppato, in favore della coalizione vincente alla Camera, che ha conseguito meno del 30%, un premio di oltre 150 deputati su 630 complessivo, rispetto alla rappresentanza proporzionale massima di soli 186 deputati che avrebbe potuto conseguire con il sistema proporzionale.

      Tale effetto disproporzionale sarebbe stato anche maggiore ove l’elettorato avesse distribuito ulteriormente il proprio consenso tanto da far ipotizzare che sarebbe stato abbattutto verso il basso (ovvero potrà essere abbattutto alle prossime elezioni politiche) anche il limite del 25% della legge Acerbo 2444/1923 che portò all’instaurazione del regime fascista ed alla perdita della democrazia.

      La materia è stata oggetto di riflessione incidentale da parte della Corte Costituzionale con le note sentenze 15 e 16 del 2008 e tuttavia non è ancora maturata una sufficiente riflessione, soprattutto fra gli Operatori del diritto, che consenta di riproporre le questioni incidentali in via principale, sia sulle leggi per l’elezione della Camera e del Senato, sia su quelle regionali, sia sulla legge elettorale comunale e provinciale.

      Quest’ultima, imitando, malamente, le leggi per l’elezione della Camera e del Senato, benchè preveda al primo turno una soglia del 40% per accedere al premio di maggioranza, nessuna soglia prevede per il secondo turno, così consentendo che liste minoritarie al primo turno finiscano per conseguire, al secondo turno, un premio di maggioranza spesso inversamente proporzionale al consenso conseguito al primo turno, per il sol fatto di veder vincitore al ballottaggio il proprio candidato sindaco.

      L’effetto di tale meccanismo è la “governabilità”, a scapito, tuttavia, della rappresentanza democratica.

      Analoghe considerazioni possono essere formulate anche per le leggi elettorali regionali, in relazione alle quali la Corte Costituzionale ha già avuto modo di dichiarare incostituzionale il sistema “pugliese” (sentenza 188/2011) che non solo prevedeva (e prevede) un premio di maggioranza fisso legato all’elezione del Presidente, sempre a prescindere da una soglia minima di accesso, ma anche un ulteriore premio, “ad libitum”, fino a raggiungere il rapporto 60% contro il 40%, in favore della coalizione del Presidente eletto.

      Quest’ultimo meccanismo fu dichiarato incostituzionale, mentre nessuna valutazione fu effettuata per l’attribuzione del premio di maggioranza senza raggiuntimento di una soglia minima.

      In sintesi, la riforma elettorale per la Camera e per il Senato non credo debba andare nel senso della “governabilità” ma in quello della rappresentatività, con la conseguenza di valorizzare anche la scelta dei candidati da parte dell’elettorato, indipendentemente dall’opzione politica sul leader di turno.

      In caso contrario, la miscela esplosiva di una lunga recessione con una crisi di rappresentanza, avvierà rapidamente il sistema politico e sociale verso la fine (annunciata) della democrazia rappresentativa per far posto a forme, più o meno illuminate, di dittatura che la società italiana ha purtroppo già conosciuto.

      Sul punto segnalo, per chi volesse approfondire la questione, la sentenza del TAR Puglia n. 1762/2012, non ancora passata in giudicato

    • Gianluigi Figini ha detto:

      Chiar.mo Prof. Virga,

      condivido pienamente le Sue preoccupazioni circa l’attuale situazione politica italiana, in uno scenario reso ancora più confuso e preoccupante dalla presenza (sorretta da una quota non trascurabile di consenso) di un movimento anti-sistema che sembra ragionare all’insegna del motto “tanto peggio tanto meglio” in un momento storico particolarmente difficile per il nostro Paese, dove ahimè la demagogia e il populismo trovano terreno fertile a scapito di una comune assunzione di responsabilità e di coraggio nell’affrontare una crisi che non è solo economica, ma è anche politica, sociale, morale, ecc..

      I partiti hanno delle colpe indubbie, perchè il progressivo distacco della politica dai cittadini, sempre più lontana dal perseguire l’interesse generale e dal lavorare per il bene comune, ha fatto implodere il sistema e oggi stiamo raccogliendo i cocci.

      Certo sono parimenti convinto che anche i cittadini abbiano le loro responsabilità, perchè non si può negare che in fondo abbiamo i politici che ci meritiamo, quando ci fa comodo li trattiamo come fossero dei marziani, senza considerare il fatto che alla fine vengono dalle nostre comunità! Se poi penso allo scarso senso civico di molti cittadini egoisti e/o menefreghisti e alla furbizia scambiata per virtù, che cosa resta da aggiungere?.

      Rimettere in moto l’Italia pare una missione quasi impossibile, certo le energie positive, credibili, oneste non mancano, e bisogna contare su di queste per tornare a sperare!!!

      La riforma della legge elettorale deve essere considerata una priorità (anche se a dire il vero le priorità al momento sono davvero tante), non foss’altro per quanto dimostrato più recente (senza dimenticare tuttavia i difetti che il proporzionalismo puro ha prodotto negli anni della Prima Repubblica…).

      Nel concreto ho provato ad elaborare una proposta di riforma che coniughi l’ esigenza di governabilità a quella di rappresentatività. La sottopongo al Suo autorevole parere e a quello di chi, più o meno esperto in materia, voglia anche solo dare un contributo al dibattito.

      Eccola di seguito brevemente esposta:

      a) tre quarti dei seggi vengono suddivisi proporzionalmente con metodo D’Hondt (per cui si divide il totale dei voti di ogni lista per 1, 2, 3, 4, 5… fino al numero di seggi da assegnare nel collegio e si assegnano i seggi disponibili in base ai risultati in ordine decrescente) fra le liste regionali dei candidati di ciascuna lista che abbiano ottenuto almeno il 3% dei consensi (a livello nazionale).

      b) è previsto un premio di maggioranza (il restante quarto dei seggi), assegnato in blocco alla lista vincitrice, che scatta al primo turno in caso di conseguimento della maggioranza assoluta, altrimenti in un eventuale secondo turno, al quale sono qualificate le prime due liste. In tale ultima ipotesi – per aggiudicarsi il premio – è sufficiente la maggioranza relativa.

      Cosa ne pensa/pensate?

      Con viva cordialità.

  4. Giuseppe ribaudo ha detto:

    Trovo il dibattito molto stimolante e credo sia ormai ineludibile la riforma della legge elettorale, la quale a mio avviso dovrà essere improntata a criteri di proporzialità con sbarramento al 5% alla tedesca.

    Ritengo altresì necessaria una riforma della costituzione per cambiare la forma di governo verso una elezione diretta dell’esecutivo (semipresidenzialismo) al fine di garantire la giusta stabilità e governabilità di cui ha bisogno il paese, per modernizzarsi e cogliere le sfide economiche e sociali.

    Purtuttavia, propongo a tutti gli avvocati amministrativisti della rivista e non di convocarci a roma in un albergo per un confronto sulle possibili soluzioni, costituendo un comitato di tecnici “per la riforma elettorale e dello stato”, del resto siamo tutti chiamati a dere il nostro contributo in un momento diffile della viata democratica del paese.

    Fatemi sapere se siete d’accordo,

    Giuseppe Ribaudo

    studiolegaleribaudo@libero.it

  5. Lorenzo Facchin ha detto:

    Perdonate l’intrusione, ma navigando sulla rete per sondare gli umori su che tipo di legge elettorale potrebbe sostituire il famigerato “Porcellum” mi sono imbattuto in questo sito, dove i commenti mi sembrano ragionati e ben argomentati.

    Volevo quindi porre un quesito: tra le proposte non vedo il sistema maggioritario a doppio turno che, invece, a mio avviso, sarebbe il più adatto per coniugare una buona governabilità ad un accettabile livello di rappresentatività. Il maggioritario a turno unico, infatti, pur garantendo un risultato netto al vincitore (che potrebbe governare con percentuali ben al di sotto della maggioranza assoluta), ha il grosso difetto di negare rappresentanza a grosse fette dell’elettorato.

    Al contrario, un ritorno al proporzionale (seppur con sbarramento) non mi sembrerebbe assolutamente adatto ad una situazione attuale in cui le forze politiche sembrano del tutto incapaci di giungere ad accordi in parlamento. Importante: fondano il proprio successo elettorale proprio su questa inconciliabilità con gli altri; la ragionevolezza, la volontà di collaborare sono visti come “inciucismo”.

    Di fronte a queste problematiche, il fastidio di dover andare due volte a votare mi smbra ben poca cosa.

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