Una discutibile soluzione “praeter constitutionem”

di | 31 marzo 2013 | 7 commenti Leggi

Farà a lungo discutere la soluzione escogitata dal Capo dello Stato per cercare di formare un nuovo Governo, dopo il confuso esito della scorsa tornata elettorale. Una soluzione che, com’è stato reso noto tramite uno scarno comunicato, prevede, da un lato, la conferma dell’attuale Governo Monti e, dall’altro, la nomina di due commissioni di “saggi”, incaricate di avanzare proposte legislative in grado di raccogliere consensi tra le varie forze politiche.

Non so chi abbia suggerito tale soluzione al nostro Presidente della Repubblica; secondo fonti giornalistiche attendibili, sembrerebbe che l’idea sia stata partorita dalla mente del sen. Mario Mauro, il quale nelle ultime elezioni è passato con disinvoltura dalle file del Popolo delle libertà a quelle del partito di Monti; il che la dice lunga sulla qualificazione del personaggio, il quale, per effetto dell’investitura da parte del Capo dello Stato (il sen. Mauro e’ stato infatti inserito nella commissione istituzionale nominata da Napolitano), potrà addirittura fregiarsi della qualifica di “saggio”.

Al di là della questione dell’identità del suggeritore, penso che la soluzione accolta da Napolitano sia l’ultima delle scelte sbagliate che hanno contrassegnato negli ultimi tempi il suo mandato presidenziale.

La prima, e più evidente, scelta sbagliata è stata quella di non avere indetto subito le elezioni un anno e mezzo addietro, dopo le dimissioni del Governo Berlusconi e, soprattutto, di avere scelto un personaggio – rivelatosi inaffidabile, per i ripetuti mutamenti di ruolo – come il Pres. Monti. Da allora in poi la nostra democrazia è entrata in una fase di sospensione, che non finisce neanche dopo le nuove elezioni.

Le conseguenze di tale scelta sono a tutti note: si è data la possibilità di “salire” in politica ad un personaggio come Monti, il quale non ha fatto (come Ciampi) il tecnico ma, non contento evidentemente dei posti di senatore a vita e di premier offertigli generosamente da Napolitano nonchè della prospettiva di proporsi quale “riserva della Patria” per il periodo post elettorale, prima, alle scorse elezioni si è candidato a Premier alla testa di un partito creato “ad hoc”, poi, più recentemente, ha tentato di candidarsi a Presidente del Senato e, infine, è stato “congelato” (grazie alla soluzione di Napolitano) nella carica di Presidente del Consiglio, nonostante che non abbia mai ricevuto la fiducia da parte del nuovo Parlamento e sia uscito sostanzialmente sconfitto dalla scorsa competizione elettorale.

Già questa scelta di Napolitano (conferma di un Governo che non si e’ nemmeno presentato al nuovo Parlamento e che comunque non ha ottenuto la sua fiducia) dimostra non solo uno scarso rispetto della nostra Carta costituzionale (la quale, nel caso di elezioni, prevede sì l’istituto della “prorogatio” del Governo uscente, ma solo per gli affari correnti e fino all’insediamento del nuovo Parlamento e di un nuovo Governo, previo conferimento di un nuovo incarico da parte del Capo dello Stato; quest’ultimo non ha invece il potere di prorogare “sine die” il Governo uscente dopo le elezioni, allorchè si sia insediato un nuovo Parlamento; perfino per gli organi amministrativi vi è un limite temporale alla “prorogatio”), ma denota anche uno scarso rispetto dell’esito elettorale.

Dalle urne, pur nella confusione dovuta alla mancanza di una chiara maggioranza, è uscito un messaggio chiaro e forte: il popolo italiano ha sonoramente “bocciato” il Governo Monti, il quale (a torto od a ragione) è visto come un Governo che, seguendo pedissequamente le istruzioni della Merkel, ha definitivamente affossato l’economia italiana e negli ultimi tempi è anche entrato in uno stato di confusione (v. la maldestra gestione della vicenda dei nostri marò), al punto da costringere lo stesso Monti a chiedere pubblicamente di essere sollevato dall’incarico. Si tratta quindi di un Governo che ha perso perfino l’unico suo motivo di vanto: di averci ridato prestigio ed onore all’estero.

Com’è quindi possibile riconfermare “sine die” (peraltro senza alcun passaggio parlamentare) un Governo di tal fatta, che lo stesso Monti vorrebbe “terminare”?

Nè varrebbe obiettare che, come ha cercato di fare il Presidente nel suo comunicato, il Governo Monti non è mai stato formalmente sfiduciato. Sta di fatto che il Governo Monti non ha mai ricevuto la fiducia da parte del nuovo Parlamento e, com’è risultato chiaro dalle dichiarazioni dei rappresentanti dei gruppi politici ripetutamente consultati da Napolitano, non gode della fiducia di alcun gruppo parlamentare (eccezion fatta, naturalmente, per quello dello stesso Monti, i cui numeri sono, tuttavia, a seguito del risultato elettorale, del tutto insufficienti).

Ma la scelta di Napolitano è ancor più discutibile nella parte in cui, oltre a “congelare” il Governo Monti (nonostante l’elezione del nuovo Parlamento), ha di fatto anche “congelato” il Parlamento neo-eletto, nominando “motu proprio” due commissioni di “saggi” incaricate di elaborare soluzioni legislative da proporre ai gruppi parlamentari.

In questo caso si tratta non solo di una soluzione “praeter constitutionem”, dato che la nostra Carta, tra gli organismi costituzionali, non prevede commissioni di saggi che, in ogni caso, vanno nominate dal Parlamento, ma si tratta anche, oserei dire, di una scelta adottata al di fuori del Parlamento, che finisce per “congelare” anche quest’ultimo. Nel nostro ordinamento, infatti, i provvedimenti legislativi da adottare vanno proposti dal Governo, espressione di una maggioranza parlamentare, ovvero dal Parlamento o, al più, da una commissione incaricata dal Parlamento stesso.

A questo punto vien fatto di chiedersi: se i provvedimenti più importanti andranno elaborati dalle due commissioni di “saggi” nominate del nostro Presidente della Repubblica, che cosa ci sta a fare il Parlamento? E quest’ultimo dovrà solo ratificare le proposte avanzate dai due comitati dei “saggi” nominati “praeter constitutionem” ed al di fuori del Parlamento?

Ad aggiungere confusione a confusione, è da segnalare inoltre il fatto che il Capo dello Stato, nel suo messaggio, non ha neanche precisato se l’incarico conferito al segretario del PD Bersani è revocato, oppure se anch’esso rimane “congelato”.

La verità comunque è una sola. La nostra Costituzione non contempla scorciatoie o, peggio, escamotage, ma indica la via maestra da seguire nel caso di nuove elezioni: che poi è quella del conferimento, dopo le elezioni, dell’incarico di Premier ad un personaggio (scelto anche al di fuori degli schemi partitici, come poteva essere nella specie il Governatore della Banca d’Italia) che, tramite il proprio programma e la compagine ministeriale scelta, ha la possibilità di raccogliere i consensi dei vari gruppi politici presenti in Parlamento, richiamandoli al loro senso di responsabilità. Nel caso in cui non vi riesca ed il Parlamento appaia bloccato, le elezioni anticipate (nella specie, a seguito dell’elezione del nuovo Presidente della Repubblica) sono l’unica soluzione. Tertium non datur.

Non sono previsti nè il congelamento del Governo, nè, tanto meno, quello del Parlamento; la soluzione adottata invece, oltre ad indebolire ulteriormente le nostre istituzioni, deresponsabilizza le forze politiche e le rende sempre più inutili agli occhi del popolo italiano. Non è quindi un caso che Grillo abbia condiviso la soluzione di Napolitano nella parte in cui conferma il Governo Monti, che finisce per fare il suo gioco.

Nell’ultimo mio intervento avevo evocato il Presidente Hindenburg. Ma, visto come stando andando le cose, sarebbe più appropriato fare riferimento ad Aleksandr Fëdorovič Kerenskij.

Forse, dirà scherzando qualcuno, tutto dipende dal fatto che quest’anno in Italia, con tutti questi “congelamenti” presidenziali e governativi, la primavera non vuole proprio arrivare. Ma la Costituzione non si può mettere nel freezer, in attesa di momenti migliori.

Giovanni Virga, Pasqua 2013.

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P.S. del 2 aprile: ieri sera ho seguito con interesse la trasmissione “Otto e mezzo” della Gruber, alla quale ha partecipato il Prof. Valerio Onida, uno dei “saggi” nominati da Napolitano, eminente costituzionalista nonchè da ultimo candidato alle primarie del PD per l’elezione del Sindaco di Milano.

L’imbarazzo del Prof. Onida nel giustificare (o perfino qualificare) la commissione di cui fa parte era evidente, essendo allo stesso chiaro – anche se, ovviamente, non lo poteva dire – che la scelta di Napolitano è, sotto il profilo costituzionale, molto discutibile. Ha cercato a tal fine di gettare “acqua sul fuoco”, dicendo che non si tratta di una vera e propria commissione ed arrivando addirittura ad affermare che non si tratta di una vera e propria nomina e che il compito del gruppo dei dieci nominato è quello di essere dei “facilitatori”, anche se ha ammesso che la “mission” delle due commissioni sarà precisata oggi di persona dal Presidente Napolitano (ma non pubblicamente, per facilitare il compito delle commissioni).

Non mi stupisce che il Prof. Onida, essendo direttamente coinvolto, non abbia sollevato – nella Sua qualità di eminente costituzionalista – dubbi o perplessità sulla decisione di Napolitano. Quel che mi stupisce è che finora nessun costituzionalista non coinvolto dalla nomina si sia pronunciato, nonostante che si tratti di una decisione senza precedenti nel nostro ordinamento. E dire che in altre occasioni, meno importanti, i costituzionalisti si erano rivelati più loquaci e pronti a rilasciare dichiarazioni. Sarà forse perchè sono rimasti a bocca aperta.

Nè i principali quotidiani, così attenti perfino alle minuzie, hanno finora riportato le opinioni dei costituzionalisti, ma si sono limitati a riportare le perplessità espresse da molti esponenti politici, non solo del Popolo delle libertà.

Il quotidiano “Libero” di oggi comunque apre con il seguente titolo: “Occhio al portafoglio” e con il seguente occhiello: “La nomina dei dieci saggi e la conferma di Monti fanno felice la Germania; ora è più facile quel prelievo sulla ricchezza delle famiglia che Berlino vuole imporci per ridurre il debito”.

Forse ha ragione. Infatti, se si va a consultare il sito personale del Prof. Onida (che riporta i suoi articoli pubblicati sull’Unità, sul Fatto Quotidiano e sul Sole 24 Ore), si legge quanto segue (si tratta di un brano tratta da un articolo scritto sul Sole 24 Ore del 9 settembre 2011, intitolato “Contro la crisi si può fare di più – La manovra vista da “un’incompetente””; per leggerlo integralmente clicca qui):

Ci hanno spiegato a lungo che la forza dell’Italia, nella claudicante economia dei paesi sviluppati, era che noi abbiamo sì un grande debito pubblico, ma relativamente poco debito privato, e cioè i cittadini hanno un patrimonio netto (beni meno debiti) più cospicuo che altrove. Bene, allora perché non si chiede ai cittadini titolari di questo patrimonio di sacrificarne una piccola parte ciascuno, in progressiva proporzione all’entità del possesso individuale, per consentire allo Stato di ridurre significativamente il suo debito, vuoi attraverso un prelievo straordinario, vuoi attraverso un prestito, spontaneo o “forzoso”, da restituire a lungo termine e ad interesse inferiore a quello che i “mercati” pretenderebbero? O immediatamente, o in prospettiva, per effetto della riduzione degli interessi, l’onere del debito pubblico diminuirebbe”.

Se la proposta del “comitato dei facilitatori” rispecchierà le idee del Prof. Onida (che per fortuna fa parte del comitato “istituzionale” e non di quello “economico”), quel che ci aspetta è una bella patrimoniale o comunque un “prestito forzoso”. Forse è questa la sorpresa dell’uovo pasquale di Napolitano. Ma per giustificare ciò non occorrevano due comitati presidenziali. E’ sufficiente ormai invocare Cipro, fulgido esempio del rispetto dei principi di tutela del risparmio e di libera circolazione dei capitali nell’ambito dell’Unione europea.

Probabilmente aveva ragione Tremonti quando avvertì che la Germania ci sta utilizzando come un bancomat, per rientrare dai suoi pur lucrosi investimenti effettuati (a questo punto senza rischio) nell’area euro in titoli del debito pubblico dei c.d. PIIGS. Se l’idea della patrimoniale straordinaria o del prelievo forzoso andrà in porto, mi permetterò di proporre – pur non facendo parte di alcun comitato di “saggi” – di abolire contestualmente la giornata fissata per la tutela del risparmio. Festeggiarla ancora suonerebbe infatti come una amara beffa.

Category: Diritto pubblico

Commenti (7)

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  1. Massimo Perin ha detto:

    Il ricorso al gruppo dei “facilitatori” (per usare l’azzeccato termine di Giovanni Virga) a mio giudizio non nasce perchè lo consente la Costituzione, ma solo perchè l’attuale stallo politico(tre forze politiche quasi paritarie che non si parlano tra loro e, a quanto pare, non si vogliono nemmeno parlare per assenza di reciproca fiducia)impedisce una soluzione ragionevole e rapida. Purtroppo, visto il semestre bianco il Presidente della Repubblica non può sciogliere le Camere e indire nuove elezioni.

    I vertici europei non capiscono l’attuale situazione politica italiana, specialmente in un momento di grave crisi politica (infatti sulla rete si vocifera che la soluzione dei facilitatori sia stata in qualche modo agevolata dalla BCE).

    Certo, ripristinare la legge elettorale precedente per andare a votare in modo migliore, rispetto al cd. porcellum, consentirebbe una stabilità politica ora inesistente.

    Il problema, però, è dato dalla crisi economica e dalla richiesta (pare, sempre tedesca) di una patrimoniale in stile quasi cipriota sui conti correnti italiani, visto che i patrimoni italiani non sarebbero messi male.

    Quel che è necessario ricordare è che in tal modo il peso finanziario della crisi non cade su coloro che hanno contribuito alla crisi finanziaria (sistema bancario finanziario, corruzione, malamministrazione, mafie economiche, ecc….), ma sui soliti noti e questo non è accettabile.

    Forse, non sarebbe male che le tre forze politiche predisponessero un programma minimo e serio da attuare in attesa del nuovo Presidente e di una legge elettorale valida.

  2. antonello pace ha detto:

    Complimenti per la lucidissima analisi del prof. Giovanni Virga.Il sempre più compianto prof. Pietro Virga non avrebbe potuto commentare meglio le attuali vicende.

  3. Nicola NIGLIO ha detto:

    Condivido l’analisi fatta dal Prof. Virga.

    Se la situazione attuale è quella di congelamento e di blocco delle nostre Istituzioni che inevitabilmente si ripercuote su tutto il Paese, il quale, come più volte affermato, sta vivendo una situazione economica davvero drammatica ed interminabile, allora sarà necessario attivarsi per modificare le regole di funzionamento della nostra Democrazia, cominciando da una valida legge elettorale.

    Ma la cosa che davvero preoccupa è l’attuale stallo delle tre forze politiche che oggi rappresentano complessivamente circa il 90% del consenso del Paese. L’attuale situazione dovrebbe spingere tutti ad un forte senso di responsabilità di mettersi intorno ad un tavolo ed affrontare uniti i grandi problemi del nostro Paese, in questa fase grande emergenza economica e sociale.

    Dissentire ed avere preconcetti su ogni cosa o su gran parte delle posizioni porta alla graduale distruzione delle Istituzioni. La vera priorità invece è quella di ricostruire, si favorire una nuova visione di fare politica con nuove regole, avendo al centro dei progetti da attuare la cura delle istituzioni e quella degli interessi generali.

  4. paolo macchia ha detto:

    Condivido pienamente l’analisi critica del Prof. Giovanni Virga. Peraltro il Presidente Napolitano aveva prestato il fianco ad inevitabili critiche già sulla “triste” vicenda delle intercettazioni e sulla sua iniziativa di adire la Corte Costituzionale…

  5. Giovanni Virga ha detto:

    Intervengo, sia pure con colpevole ritardo, solo per rettificare una affermazione del Cons. Perin, che mi attribuisce la paternità della qualificazione di “facilitatori” attribuita alla commissione dei c.d. saggi.

    In realtà tale qualificazione non è mia (evidentemente non ho quella fantasia che recentemente hanno dimostrato i nostri organi istituzionali, Napolitano compreso).

    Il termine “facilitatori” in realtà è stato utilizzato per la prima volta dal Prof. Onida nella già ricordata trasmissione della Gruber, alla quale, com’è ormai noto, ha fatto seguito lo scherzo della trasmissione radiofonica “La zanzara”.

    Uno scherzo questo che ha confermato direttamente le impressioni da me in precedenza manifestate circa la scarsa convinzione dello stesso Onida in ordine all’utilità dei “facilitatori”. Nonostante ciò, non si è dimesso.

    E’ proprio vero che in Italia non si dimette nessuno e che la situazione, come al solito, è grave ma non è seria. Chiedo scusa per i luoghi comuni, ma essi sono purtroppo veri.

    Ringrazio con l’occasione coloro che sono finora intervenuti. Un ringraziamento particolare a colui che ha asserito addirittura che mio padre Pietro non avrebbe potuto scrivere meglio. Quando ho visto questo commento, particolarmente lusinghiero, ero in dubbio se autorizzarlo, non solo perchè imbarazzante ma anche perchè qualcuno avrebbe potuto maliziosamente pensare che esso era, per così dire, “autoprodotto”. Così non è.

    In realtà non è neanche vero quanto ha scritto il lettore. Nei confronti di mio padre, mi continuo a sentire solo un pigmeo. Forse è questo il solito problema che tormenta chi ha dei padri così giganteschi; ma aggiungo subito che ho la presunzione di non sentirmi affatto un pigmeo rispetto a tanti personaggi, molto più noti e titolati di me, che calcano la scena italiana. Anche perchè, come probabilmente avranno capito molti lettori, in Italia spesso ai titoli ed ai blasoni, anche universitari, non corrispondono necessariamente le indispensabili qualità. Ormai solo Oscar Giannino, con i suoi curricula taroccati, sembra pensarla diversamente.

    • Marcello M. Fracanzani ha detto:

      Pigmei in humeris gigantium, insedientes, quam ipsi gigantes perspiciores.

      Bertrando di Chartres (?).

  6. Massimo Perin ha detto:

    Ringrazio il Prof. Virga per la precisazione (non avevo visto la trasmissione) ma il termine era proprio azzeccato anche nell’ottica della critica arguta che partiva da questa rivista.

    Con l’occasione evidenzio che la commissione dei saggi facilitatori ha preso già un primo abbaglio quando scrive nella relazione finale: d) l’esigenza di contenere il fenomeno dei contrasti fra diversi organi giudiziari, nonché, sul piano penale e della giustizia contabile, il fenomeno di iniziative che tendono ad intervenire anche in sostanziale assenza di vere, oggettive e già acquisite notizie di reato o di danno erariale, in funzione di controllo generalizzato su determinati soggetti o procedimenti.

    Ebbene, non si sono accorti, perlomeno per la giustzia contabile, che con il lodo Bernardo all’art. 17 comma ter della Legge 3 agosto 2009, n. 102 e s.m.i. è stabilito che:

    1) i primi tre periodi sono sostituiti dai seguenti “Le procure della Corte dei conti possono iniziare l’attività istruttoria ai fini dell’esercizio dell’azione di danno erariale a fronte di specifica e concreta notizia di danno, fatte salve le fattispecie direttamente sanzionate dalla legge. Le procure della Corte dei conti esercitano l’azione per il risarcimento del danno all’immagine nei soli casi e nei modi previsti dall’art. 7 della legge 27 marzo 2001, n.97. A tale ultimo fine il decorso del termine di prescrizione di cui al comma 2 dell’art. 1 della legge 14 gennaio 1994 è sospeso fino ala conclusione del procedimento penale.”;…

    Pertanto, l’azione di responsabilità amministrativa non inizia senza una notizia specifica e concreta di danno.

    Va bene la fretta di consegnare il lavoro, ma vista la delicatezza della materia (alla fine si tratta di perserguire chi spreca i soldi di tutti gli italiani), si potevano chiedere informazioni o, al limite, consultare Lexitalia!

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