L’Italia dei copiatori

di | 1 giugno 2007 | 9 commenti Leggi

Che l’Italia sia un Paese nel quale il senso morale è scarso ed i valori spesso invertiti, è ormai cosa purtroppo nota.

Quel che non era ancora noto è che, nell’Italia dei nostri giorni, la copiatura delle idee e del lavoro altrui è addirittura un valore di cui vantarsi; anzi, la copiatura viene addirittura premiata in pompa magna.

Mi riferisco in particolare a due recentissimi episodi che dimostrano il livello di inversione dei valori che è stato ormai raggiunto nel nostro beneamato Paese.

Primo episodio. Appena ieri tutte le agenzie giornalistiche hanno riportato le dichiarazioni del Presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezzemolo (pubblicate, tra l’altro nel sito del Corriere della Sera, nonchè nel giornale “La Repubblica” del 31 maggio 2007, a pag. 35), il quale, nel corso di un incontro con gli studenti dell’Università Luiss, ha confessato candidamente (rectius, si è vantato pubblicamente del fatto) che: “a scuola ero campione mondiale di copiatura: credo di non avere avuto rivali per tecnica e sofisticatezza”.

Ha anche spiegato il metodo impiegato: “Trovavo sempre il modo per mettermi vicino a uno bravo e generoso che mi permettesse di copiare”.

Ed ha concluso nel seguente modo: “Questo dimostra che anche chi copia ha speranza perchè anche così qualcosa si impara”.

Si tratta di dichiarazioni, queste sì, che “si commentano da sole” (per usare un’espressione utilizzata dall’attuale Presidente del Consiglio a seguito della recente relazione del presidente di Confindustria) e che comunque lasciano del tutto sgomenti.

Com’è possibile (senza vergognarsi, ma anzi vantandosi) dichiarare davanti ad una folta platea di studenti universitari di essere stato un “campione di copiatura” a scuola, sviluppando un metodo che “non aveva rivali per tecnica e sofisticatezza”, per poi concludere che tale metodo è un buon viatico per avere successo nella vita? E soprattutto, quale modello così si propone alle nuove generazioni, già frastornate dai vari modelli proposti dalla televisione (grande fratello, isola dei famosi et similia)?

Nè smorza lo sconcerto che suscitano tali dichiarazioni la citazione da parte dello stesso Cordero di Montezzemolo di un episodio pseudo-storico, che risale al nonno dell’Avv. Gianni Agnelli, il quale, “mandò cinque ingegneri a visitare la fabbrica della Ford in U.S.A. raccomandandosi con loro: “osservate bene, ma non vi venga in mente di inventare nulla. Copiate e basta”.

In tal modo infatti il metodo del plagio (che nel nostro ordinamento, costituisce, nelle forme più gravi, reato) viene eletto a sistema e comunque viene indicato come un mezzo da utilizzare per avere successo nella vita. Mi chiedo peraltro con quale coraggio e coerenza gli industriali poi protestino per le copiature subite dai cinesi e come le forze dell’ordine possano perseguire i poveri immigrati che vendono oggetti di gran marca contraffatti.

Il secondo episodio è la notizia (appresa oggi) secondo cui il 7 giugno prossimo, sotto l’alto patronato della Presidenza della Repubblica, presso l’Aula magna della Corte di Cassazione, verrà attribuito il “prestigioso premio Eugenio Selvaggi” alla rivista “ Giustizia Amministrativa – Giustamm.it”; dal programma si apprende l’illustrazione delle motivazioni dell’attribuzione del premio e la sua consegna avverrà ad opera di Riccardo Chieppa, Presidente emerito della Corte costituzionale (v. la locandina del premio).

E’ noto a molti lettori come è nata la suddetta rivista, ma le relative vicende vanno brevemente ricordate a beneficio di chi ancora non le sappia (anche perchè dubito fortemente che il Presidente emerito Chieppa, nella sua relazione illustrativa, le ricorderà, per non suscitare imbarazzo).

Va detto innanzitutto che la rivista Giustizia Amministrativa – Gustamm.it non è una rivista creata ex novo dai suoi attuali direttori scientifici (in tal caso non ci sarebbe stato nulla da eccepire).

Si tratta invece di una rivista che è stata integralmente copiata (ivi compresi addirittura i loghi delle varie sezioni ed il nome) dalla rivista “Giustizia Amministrativa” da me creata nell’ormai lontano dicembre 1996 e diretta per oltre 6 anni e mezzo; una rivista di cui, come chiaramente si legge nel contratto di edizione sottoscritto con l’IPZS nel luglio 2000, sono tuttora comproprietario al 50% (non essendosi ancora il Tribunale di Roma, innanzi al quale pende apposito giudizio, pronunciato sulla domanda di scioglimento della comunione).

Tale rivista – che (ripeto) è stata creata e diretta con non pochi sacrifici personali dallo scrivente per ben 6 anni e mezzo (e cioè per un periodo più che doppio rispetto a quello della “ridenominazione”, avvenuta nel febbraio 2004) senza ricevere medaglie o premi, nonostante il grandissimo successo che ha avuto – è stata unilateralmente acquisita dall’IPZS con un colpo di mano nell’agosto del 2003 (nel successivo settembre l’acquisizione unilaterale è stata completata con la privazione delle chiavi di accesso alla stessa), per poi essere proseguita, con la creazione di un surrettizio dominio, “ridenominata” nel febbraio 2004 e consegnata a due direttori scientifici, accompagnati da un pletorico comitato scientifico e redazionale, nonchè addirittura da un network professionale.

Perfino nella “ridenominazione” la foga dei copiatori si è fatta sentire, dato che essi, non contenti di avere acquisito senza alcun consenso una rivista creata dallo scrivente (la cui opera non è stata ricordata neppure con mezza parola dai direttori scientifici, che invece si sono affrettati subito a cercare di cancellare le tracce dell’operazione, cambiando tutte le intestazioni delle svariate migliaia dei documenti pubblicati in precedenza) e non contenti neanche di avere acquisito i numerosissimi – oltre 2.500 – abbonati (non a caso nella presentazione della rivista “ridenominata”, è stato precisato – con caratteri in neretto – che “L’accesso alla rivista Giustamm.it è garantito a chi è già abbonato alla rivista Giust.it”), ne hanno copiato perfino il nome (la rivista fin dall’origine era stata da me denominata “Giustizia Amministrativa” ed era raggiungibile all’indirizzo http://www.infcom.it/giustamm”).

Essendo proprietario del 50% della rivista potrei pretendere metà del premio (anzi due terzi, tenuto conto che non solo l’ho creata e ne sono comproprietario al 50%, ma anche che l’ho diretta per 6 anni e mezzo, mentre i nuovi direttori scientifici la dirigono da soli 3 anni); peccato che non sia stato nemmeno invitato alla premiazione (nella locandina si avverte espressamente che ad essa potranno partecipare solo coloro che sono stati invitati e che sono muniti di documento di riconoscimento).

Qualcuno dirà che il premio è stato conferito alla rivista perchè i nuovi direttori scientifici, nel copiare integralmente la rivista, l’hanno migliorata.

Mi astengo in proposito, per ovvie ragioni, da ogni commento, lasciando i lettori liberi di esprimere un giudizio in merito. Mi limito solo a constatare che i lettori si sono in questi tre anni già espressi con i loro abbonamenti (ed i lettori, specie quando si tratta di pagare un costoso abbonamento, sono i migliori giudici), dato che, mentre la rivista LexItalia.it da me diretta ha superato abbondantemente per numero di abbonati la precedente rivista, i direttori della rivista clonata sono riusciti nella non facile impresa di più che dimezzare il numero degli abbonati alla rivista esistenti al tempo in cui io la dirigevo; anche per questo, occorreva premiarli in pompa magna, presso la Corte di Cassazione, sotto l’alto patronato della Presidenza della Repubblica.

E’ questa, si parva licet componere magnis, purtroppo l’Italia di oggi.

Qualcuno dirà: per fortuna che c’è la libera concorrenza, che consente ai lettori di scegliere premiando con il loro abbonamento la rivista migliore. In realtà non esiste neanche quella.

Dovete sapere che, sei mesi dopo l’assunzione della direzione della rivista LexItalia.it, era pervenuta alla casa editrice una richiesta dal segretariato del Consiglio di Stato per l’inserimento della rivista LexItalia.it nell’ambito della intranet riservata ai magistrati amministrativi. L’offerta della casa editrice era stata ritenuta congrua, tant’è che erano stati avviati vari contatti con il nostro provider per la definizione delle modalità tecniche di installazione di un server nella intranet. Senonchè, dopo tutti questi contatti ed incontri, il predetto segretariato si era eclissato. Dopo avere chiesto spiegazioni ci è stato risposto informalmente che uno dei direttori scientifici della rivista ridenominata, utilizzando la sue conoscenze, era riuscito ad ottenere l’inserimento della rivista “ridenominata” nella intranet nonchè a evitare che fosse inserita anche la presente rivista (forse per evitare imbarazzanti confronti).

Nell’ottobre del 2006 (v. il comunicato) il Consiglio di Presidenza della Giustizia amministrativa, in maniera più trasparente, ha deliberato – a scrutinio segreto – in ordine agli abbonamenti da attivare per i magistrati. La rivista LexItalia.it è risultata, per numero di voti, la prima (superando addirittura il Foro amministrativo).

Senonchè (sono ormai passati circa 8 mesi) la suddetta delibera è rimasta lettera morta. In un primo tempo, ci è stato detto, per problemi correlati all’approvazione del bilancio, e poi (negli ultimi mesi) perchè, dopo vari incontri con il nostro provider e la formulazione di apposita offerta, si è ancora in attesa del parere tecnico del responsabile del servizio.

Questa è la “libera” concorrenza che esiste in un Paese nel quale, ormai, i copiatori non solo delle idee ma anche del lavoro altrui riescono ad ottenere un prestigioso premio presso la Corte di Cassazione, sotto l’alto patronato della Presidenza della Repubblica. Questo – come dice il Presidente di Confindustria – “dimostra che anche chi copia ha speranza …”; ed alla fine – aggiungo io – riesce pure, con tutti gli onori ed in breve tempo, ad ottenere un prestigioso premio.

Giovanni Virga, 1° giugno 2007.

Category: Internet, Società

Commenti (9)

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  1. Roberto Ollari ha detto:

    E’ assolutamete vero.
    Lexitalia.it è la miglior rivista sul web, nonchè l’unica veramente interattiva.
    Sulle considerazioni generali non posso che condividere l’amarezza (anche se forse il termine è troppo forte) dell’autore. Anch’io nella mia professione (avvocato) sempre più spesso mi trovo ad essere un “gigante”, solo perchè gli altri sono dei “nani”, mentre preferirei essere “primus inter pares” (tra giganti) piuttosto che “gallo sulla monnezza”. Naturalmente sto parlando di quello che penso io, non di quello che risulta dai premi (in vario modo denominati) nel cui palma res io non compaio. Bisogna accontatarsi di poter “dormire” il sonno dei giusti: per i premi (televisivi e non) vanno bene nani e ballerine.
    Con stima

  2. Giovanni Emanuele Cimbro ha detto:

    Il sito di Giust.Amm è un accozzaglia di nomi di professori universitari, senz’arte nè parte, mal curata, nel perfetto mos italicus!!

    l’intelligenza e l’impegno personale non avranno mai cittadinanza (nè tantomeno onoreficenze) in questa sciagurata nazione di perdenti.

    Ad maiora!!!

    Giovanni Emanuele Cimbro

  3. leonardo spagnoletti ha detto:

    Ho seguito in prima persona, come presidente della III Commissione del Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa, la questione relativa all’ampliamento della dotazione di banche dati online per i magistrati amministrativi.
    In effetti a tutti i magistrati amministrativi fu sottoposto un questionario per acquisire valutazioni sulle banche dati già residenti sul sito intranet e su quelle da acquisire e Lexitalia risultò, tra queste ultime, quella ritenuta di gran lunga più utile e migliore.
    Il C.P.G.A. deliberò, allora, di ampliare la dotazione di banche dati, senza sacrificarne alcuna di quelle già disponibili.
    Nel corso di successivi contatti fu assicurato che entro aprile sarebbero state inserite nel sito intranet sia Lexitalia che le riviste Giuffrè; e nel sito vi è un’avvertenza nel senso che si procederà all’inserimento di Lexitalia risolti problemi tecnici che sembrerebbero afferenti al server della stessa rivista.
    Prendo atto ora che le cose non starebbero esattamente così.
    Provvederò quindi a contattare i responsabili tecnici del sito intranet per ottenere chiarimenti e spiegazioni e per consentire il più rapido inserimento, con il superamento di ogni inconveniente, in modo che i magistrati amministrativi dispongano di tutte le banche dati residenti deliberate dal C.P.G.A.
    Con la nota alta stima e considerazione per il Prof. Giovanni Virga e la sua ottima rivusta.
    Leonardo Spagnoletti, Presidente III Commissione Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa

  4. leonardo spagnoletti ha detto:

    Come ricorda il prof. Giovanni Virga, che saluto con stima e affetto, il Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa lo scorso anno ha deciso di ampliare la dotazione delle banche dati online, residenti sul sito intranet della giustizia amministrativa, a disposizione di tutti i magistrati amministrativi.
    E’ stato svolto un “sondaggio” che ha segnalato il massimo del gradimento a favore di LexItalia.
    Il CPGA ha quindi deliberato di estendere il panorama delle banche dati residenti a LexItalia e alle riviste Giuffré.
    Ho seguito tutta la vicenda dall’inizio, quale presidente della III Commissione permanente del CPGA.
    Per quanto mi è stato riferito il mancato inserimento di LexItalia, sino a questo momento, è dipeso da difficoltà tecniche connesse al server della rivista.
    Chiedo al prof. Virga di chiarirmi, anche privatamente, se vi siano invece altri “ostacoli” o intoppi solo burocratici, che mi adopererò per superare con ogni celerità.
    La fortuna di una rivista dipende dalla sua qualità e dal successo decretato dai suoi lettori, non certo da “medagliette”; come lo spessore e il contributo scientifico dei professori universitari si misura dalla quantità e qualità delle loro pubblicazioni, e quello dei magistrati dalla qualità delle loro sentenze.
    Con i più cordiali saluti.
    Leonardo Spagnoletti

  5. Pietro De Luca ha detto:

    Caro Professore Virga, perchè amareggiarsi?
    Questa è l’Italia (o, forse, il “mondo”), di oggi.
    Penso, però, che ciascuno debba fare il proprio dovere, in prima persona, per caercare di sovvertire un inaccettabile andazzo.
    Lei lo ha fatto e lo fà ed ha anche la gratificazione del riconoscimento e della stima dei lettori e degli abbonati alla rivista.
    Rivista che per ogni operatore del diritto (e certamente per me) è un insostituibile strumento di lavoro e di aggiornamento.
    I nostri successi, quindi, sono i Suoi successi.
    Altro che premi in pompa magna, tanto formali, quanto privi di sostanza!
    Con viva stima e gratitudine
    Pietro De Luca

  6. luigi oliveri ha detto:

    Quello che è in gioco è la libertà dell’iniziativa editoriale e di espressione. Il merito di Giust.it, prima e Lexitalia, adesso, è il tentativo di democratizzare l’approccio alla conoscenza di materie, al di fuori di sistemi “paludati”.
    Giovanni Virga ha dimostrato che il rigore scientifico e la completezza di informazioni non sono esclusivo patrimonio delle “major” editoriali o di èlite intellettuali/accademiche.
    In ogni caso, il premio a Giustamm è il premio a Giovanni Virga, non fosse altro che ancora oggi la gran parte delle banche dati di Giustamm è composta dai risultati degli sforzi di Giovanni Virga stesso.

  7. Umberto Girotto ha detto:

    Egr. Professore, tragga conforto sapendo che anche l’ultimo degli impiegati pubblici (ai quali mi onoro di appartenere) lavora con soddisfazione e tranquillità potendo contare sulla rivista elettronica che Lei (ben mi ricordo) ha fondato e per la quale mi sono premurato di verificare anno per anno che l’Amministrazione alla quale appartengo ne rinnovi l’abbonamento

  8. Francesca Brancati ha detto:

    Stim. Professore,
    condivido le parole di grande apprezzamento professionale ed anche di conforto che altri lettori (molti) Le hanno manifestato.
    Tuttavia, condivido anche la Sua grande amarezza a cui aggiungo la preoccupazione per il futuro di una Italia in cui sempre più si sta facendo largo la cultura del furbo. Un Paese senza regole e senza rispetto di principi e valori che invece devono essere alla base di tutte le attività di uno Stato civile e sano. Purtroppo questo modus vivendi si è insinuato in tutti i settori. Lo sto vivendo anche io sulla mia pelle.
    Il grido isolato di poche Cassandra sul fatto che gli intrighi di politica, economia ed amministrazione pubblica stanno soffocando ul nostro Paese rimane inascoltato dai più.
    Credo però che fino a quando ci saranno persone capaci di ricordare alla società quali sono i valori corretti del vivere civile qualche filo di speranza ci potrà ancora essere.
    Grazie in ogni caso per la elevata professionalità della Sua rivista e per l’entusiamo con cui continua a condurla.
    Francesca Brancati

  9. Roberto Napoletani ha detto:

    Solo oggi purtroppo leggo l’intervento del prof. Giovanni Virga e devo dire mi indigno per l’ennesima volta a causa del medesimo fatto.
    Che l’appropriazione indebita venga anche premiata è ormai una consuetudine di questa Italia. Ormai siamo davvero in una dimensione rovesciata, tutti i valori sono assolutamente invertiti.
    In questa situazione una rivista unica nel panorama giuridico come Lexitalia, caro professore, è diventato non tanto importante per l’informazione e la funzione scientifica che essa ha quanto perchè è uno strumento di democrazia, di trasparenza e di legalità e tutti coloro che hanno ancora a cuore le sorti civili di questo Paese hanno il diritto-dovere di difendere a tutti i costi la sua esistenza in vita.
    Sappia che noi funzionari pubblici (quelli che giurarono fedeltà alla Costituzione repubblicana) Le siamo grati per il suo lavoro.
    Grazie professore.

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