Il fritto misto del Governo Renzi

di | 27 luglio 2014 | 9 commenti Leggi

C’era una volta un ristorante il cui proprietario, per aumentare i profitti ed attirare un maggior numero di clienti, diede disposizioni allo chef – in mancanza di più idonee ricette – di riutilizzare gli avanzi dei giorni precedenti, buttando tutto (pasta, carne, pesce e perfino la frutta) in una enorme pentola piena di olio bollente, previa copertura degli avanzi stessi con una apposita pastella. La frittura mista che così veniva fuori era presentata come la specialità della casa.

In effetti la frittura, per via della pastella, era gustosa; peccato che essa, per il fatto che era composta da cibi spesso avariati, era scarsamente digeribile. Dopo un primo successo della specialità della casa, il ristorante fu tuttavia costretto a chiudere per l’intossicazione di molti degli avventori che erano accorsi attirati dalla gustosa pastella.

Lo stesso metodo – e direi anche la stessa parabola – sembra seguire l’attuale Governo Renzi: grandi annunci riguardanti i più disparati campi, accompagnati da accattivanti discorsi, ma non seguiti da proposte o risultati di rilievo, che sarebbero invece necessari tenuto conto delle già precarie condizioni di salute degli avventori di questo immaginario ristorante.

Per il Governo infatti, come ricordato in un editoriale di Antonio Polito, pubblicato oggi nel Corriere della Sera, intitolato “Crescono solo le promesse”, superato l’entusiasmo iniziale, è tempo di un primo sia pur provvisorio bilancio, dato che sono ormai passati cinque mesi dal suo insediamento e comunque è abbondantemente scaduto il periodo (solitamente trimestrale) concesso ai nuovi Governi per la c.d. luna di miele.

E questo primo bilancio, come notato da Polito, lascia perplessi; condivido.

Aggiungo anzi che in realtà le mie perplessità ed i primi dubbi risalgono all’atto di formazione di questo Governo, allorché fu resa nota la lista dei Ministri.

Infatti, sapendo, come del resto tutti, ivi compreso – presumo – l’interessato, che il pur simpatico e brillante Matteo Renzi aveva scarsa esperienza governativa – essendosi improvvisamente “catapultato” dalla amministrazione di una città pur importante come Firenze, al Governo nazionale ed addirittura a quello europeo (per via del semestre) ed internazionale (per via dei G8 ai quali partecipa ancora, forse per l’abbrivio passato, l’Italia nonostante il processo di deindustrializzazione e colonizzazione in atto) – pensavo che egli avrebbe avuto, se non l’umiltà (caratteristica questa che, onestamente, non sembra essere nelle sue corde), almeno l’accortezza di circondarsi di personaggi di vasta e consolidata esperienza e comunque dotati di specifiche competenze tecniche, anche se non compromessi col passato “ancien regime” che si intende giustamente rottamare.

Ed invece – eccezion fatta per il Ministro Padoan, che sembra sia stato nominato più per tranquillizzare i mercati che per convinta scelta e che tuttavia si è subito adeguato al passo ed ai voleri del “leader maximo” – i Ministeri-chiave per l’attuazione del programma che si intendeva svolgere (giustizia, funzione pubblica, riforme, ecc.), sono stati affidati a personaggi con a dir poco scarsa esperienza, che dipendono interamente dai voleri e dai desiderata del citato leader; al punto che il Corriere della Sera di qualche giorno addietro si interrogava del perché il Ministro Boschi, delegato addirittura alle riforme costituzionali (un incarico questo che farebbe tremare perfino il più scafato degli statisti, dovendosi confrontare con figure imponenti come Calamandrei) nonostante che abbia appena 33 anni e nessuna esperienza specifica, durante la discussione del ddl sulla riforma del Senato, sia andata così tante volte in bagno (secondo le cronache, oltre 10 volte), facendo sorgere il sospetto che il continuo ricorso alla toilette fosse dovuto alla necessità di ricevere in quel luogo apposite istruzioni sul da farsi. I risultati di questo che io considero il peccato originale del Governo Renzi non si sono fatti attendere.

Mirabolanti riforme annunciate ma rinviate, riforme (come quella del Senato) spacciate per storiche ed epocali ma che rischiano di bloccare il Parlamento e che, soprattutto, non risolvono i veri nodi della imponente spesa pubblica – che non a caso continua impetuosamente a crescere (più di 96 miliardi di euro nei primi cinque mesi dell’anno, secondo i recenti dati forniti da Bankitalia) – e che distolgono l’attenzione dai veri problemi, che sono poi quelli a tutti noti del rilancio dell’economia, del taglio deciso della spesa pubblica e, conseguentemente, anche delle tasse e della riduzione della burocrazia che ci assedia sempre più pesantemente.

Emblematica delle riforme solo annunciate è quella della giustizia: il giorno della scadenza del termine fissato dallo stesso Renzi (30 giugno) è stato frettolosamente dettato un comunicato stampa pieno di errori ed omissioni che elenca genericamente 12 stringati punti, denominati pomposamente “linee guida”, simili a dei brevi tweet, che non vale la pena neanche prendere sul serio (così come del resto ha giustamente fatto l’Avv. di Tolle del Foro di Milano, con circa 40 anni di professione alle spalle, con una divertente email di risposta che abbiamo pubblicato nella rivista).

E che dire della fantomatica riforma della P.A. che era stata annunciata per il mese di aprile scorso (peraltro dimenticando che il Ministro incaricato di tale riforma, nello stesso mese, avrebbe dovuto fare un parto molto più concreto ed impegnativo)? E della recentissima bozza del disegno di legge che si propone addirittura di sostituire la legge urbanistica del ’42, ignorando peraltro nella presentazione che ormai c’è anche un Testo unico in materia, con appena 20 articoli, contando tuttavia sui contributi da inviare modernamente via email; un disegno di legge che, come si legge nel comunicato introduttivo, e’ stato elaborato da un team “coordinato dalla Segreteria tecnica del Ministro Lupi” e da un non meglio precisato “gruppo di esperti esterni, nominati dal Ministro, di diritto, urbanistica, politiche territoriali e fiscalità immobiliare” (che bisogno c’è, quindi, di ulteriori contributi esterni da inviare via email?) e che è già stata presentata – udite udite – a tutti gli “stakeholders”. Se la situazione non fosse più che seria, verrebbe da sorridere.

Si è soprattutto puntato tutto sulla riforma del Senato – che sarebbe a questo punto più serio e decoroso eliminare per intero, abolendo con esso i suoi costosi apparati di supporto che invece rimarranno probabilmente intatti – come se essa sia in grado di risolvere i pressanti problemi che ogni giorno l’economia pone. E’ come se ad un grave malato, piuttosto che somministrargli le opportune cure o praticargli qualche trasfusione, gli si tingessero i capelli, in modo tale da distrarlo un po’.

Del tutto fuorviante è poi l’equazione che se noi faremo le riforme (s’intende quelle costituzionali e di alto profilo, non certo quelle che comportano dolorosi tagli alla spesa corrente, così perniciose per il consenso), l’Europa ci consentira’ di sforare il tetto del 3%, come se già non bastasse l’attuale debito pubblico. In realtà, se non si comincerà a tagliare seriamente la spesa pubblica ed a diminuire la pressione fiscale, eliminando nel contempo una serie di adempimenti burocratici che ci assillano ogni giorno, per l’economia e conseguentemente per l’Italia non ci sarà salvezza.

Mentre infatti gli attuali governanti si trastullano con fantomatiche riforme del Senato che non risolveranno un bel niente (ai tempi di Berlusconi si sarebbe detto che si tratta di “mezzi di distrazione di massa”), l’Italia che lavora e produce continua, giorno dopo giorno, a soffrire e talvolta anche a morire.

Non ci si rende peraltro conto che il notevole successo conseguito alle scorse elezioni europee (dell’oltre il 40% dei consensi, che peraltro, non corrisponde esattamente alla realtà, dato che moltissimi degli italiani non sono andati a votare), sbandierato anche in Europa, è stato ottenuto non per convinzione, ma per disperazione e per mancanza di valide alternative.

In ogni caso questo notevole risultato elettorale, basato sull’effimera ricerca del consenso e sulle speranze suscitate dai continui annunci, nonché sulla munifica elargizione degli 80 euro mensili effettuata alla vigilia delle elezioni con dubbie coperture finanziarie, ammesso che si replichi intatto alle elezioni politiche, sarà ben poca cosa se si tratterà poi di governare (fino a quando ce lo consentiranno) sulle rovine.

Giovanni Virga, 27 luglio 2014.

Category: Amministrazione pubblica

Commenti (9)

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  1. Massimo Perin ha detto:

    L’impressione riguarda la circostanza che le tanto declamate riforme ben poco toccano i problemi quotidiani dei cittadini.

    L’Italia dovrebbe avere come emergenza il problema criminalità (sia quella finanziaria, sia quella comune), i cittadini non si sentono sicuri nemmeno nella propria casa, figuriamoci quando sono in giro. Problema corruzione (quella politica è probabilmente la più rilevante della storia di questo Paese).

    Problema burocrazia, serve una burocrazia efficiente che aiuta le imprese e i cittadini e non una burocrazia che complica la vita con leggi scritte male e prive di qualunque sana strategia di sviluppo. Servono controlli veri su come si spendono i soldi dei cittadini contribuenti e responsabilità per chi li sperpera.

    Servono livelli di governo utili e non confusi come quelli che abbiamo (Stato, Regioni, Province, Comuni, Città metropolitante, Aziende più o meno speciali, Società pubbliche partecipate ecc…), dove si creano solo conflitti di competenze e litigi spesso di cortile.

    Serve una giustizia penale uguale per tutti e quando si sbaglia si deve uscire dalla scena politica e non riciclarsi di continuo, perchè ormai anche l’ultimo amministratore pubblico preso con le mani nel sacco grida al complotto!

    Serve una seria politica dell’immigrazione (l’Italia sta subendo un’invasione incontrollabile) e una lotta senza quartiere ai trafficanti senza scrupoli di uomini. Controllo di Banche e strani movimenti finanziari, perchè ormai i risparmiatori si sentono sotto assedio da parte di lobby spregiudicate e prive di scrupoli.

    Questi sono solo una parte dei veri problemi che toccano gli italiani, ma per il Governo sembra sia più importante una riforma del Senato, dove non si tocca la spesa, ma si insiste per un’Assemblea di non eletti, perchè indicati da altri (Regioni, Comuni, ecc…), tra l’altro senza che il cittadino possa dare le proprie indicazioni.

  2. Giacomo Valla ha detto:

    Sembra che sia stato approvato un emendamento al DL 90 che prevede il “processo amministrativo breve”.

    Da notizie occasionali, sembra che esso consista nel processo amministrativo su moduli o formulari. Id est: il Presidente del Consiglio di Stato ogni anno, con proprio decreto, stabilirà per ciascuna tipologia di ricorso il numero massimo di pagine. Si è così realizzato il sogno di taluno di ridurre al silenzio gli avvocati.

    Pensano a tutto i giudici (quante volte, nel corso di una discussione ci siamo sentiti dire dal Presidente del Collegio: “avvocato, il diritto lo lasci a noi”, come se gli avvocati frequentino quelle aule per parlare di giardinaggio).

    La commissione parlamentare ha sentito solo il rappresentante dell’associazione nazionale magistrati amministrativi; si pensa che i giudici siano gli unici a poter esprimere un qualificato avviso sui temi del processo amministrativo.

    Bene, a questo punto penso sia meglio abolire la giurisdizione amministrativa.

    Giacomo Valla

    • Giovanni Virga ha detto:

      Rispondo all’ultimo messaggio, davvero inquietante. Cado dalle nuvole e confesso di non saperne niente.

      Ho cercato, tramite il sito della Camera dei Deputati (clicca qui per consultarlo), qualche conferma a quanto si afferma nel messaggio che precede. Ma non ho trovato nulla. Ringrazio in anticipo chi saprà dare qualche ulteriore informazione in merito.

    • Francesco Galante ha detto:

      Il “processo amministrativo breve” è purtroppo realtà: all’indirizzo internet http://documenti.camera.it/apps/emendamenti/getProposteEmendativeSeduta.aspx?contenitorePortante=leg.17.eme.ac.2486&tipoSeduta=1&sedeEsame=referente&urnTestoRiferimento=urn:leg:17:2486:null:null:com:01:refe , è possibile trovare l’”Elenco delle proposte emendative in I Commissione in sede referente pubblicate nel Bollettino delle Giunte e Commissioni del 25/07/2014 (n. 279) riferite al C. 2486, in ordine di pubblicazione”.

      Con riferimento all’art.40 si legge che è stata presentata dal Relatore la proposta emendativa 40.25., si badi poi approvata, che ha il seguente contenuto: “ All’articolo 40, comma 1, lettera a), aggiungere in fine i seguenti periodi: «Al fine di consentire lo spedito svolgimento del giudizio in coerenza con il principio di sinteticità di cui all’articolo 3, comma 2, le parti contengono le dimensioni del ricorso e degli altri atti difensivi nei termini stabiliti con decreto del Presidente del Consiglio di Stato, sentiti il Consiglio nazionale forense e l’Avvocato generale dello Stato. Con il medesimo decreto sono stabiliti i casi per i quali, per specifiche ragioni, può essere consentito superare i relativi limiti. Dai suddetti limiti sono escluse le intestazioni e le altre indicazioni formali dell’atto. Il giudice è tenuto a esaminare tutte le questioni trattate nelle pagine rientranti nei suddetti limiti, il mancato esame delle suddette questioni costituisce motivo di appello avverso la sentenza di primo grado e di revocazione della sentenza di appello.»”.

      Chiedo: e se, nonostante il rispetto delle pagine imposte, il ricorso e/o qualche motivo viene dichiarato inammissibile per genericità, la responsabilità di chi è?

      E se anche il GO seguisse la stessa strada in tema di sinteticità degli atti processuali, quale sarebbe il futuro dell’Avvocatura tutta ? e dei diritti costituzionali dei cittadini?

      Cosa ne pensano al riguardo le organizzazioni forensi?

  3. Massimo Perin ha detto:

    Con queste ultime proposte per il processo amministrativo, ma estendibili anche agli altri processi, vediamo che prevale l’idea Twitter (140 caratteri e nulla piu’), tanto amata dal Pres. Consiglio che le sue proposte le fa partire sempre con un hastag. Vorra’ dire che giudici e avvocati inizieranno a scrivere #attoillegittimo #eccessodipotere e via cosi’ con il cd. nuovo che avanza!

  4. vincenzo marchianò ha detto:

    La civiltà giuridica, che si alimenta anche delle ragioni fattuali e di diritto esposte dai ricorrenti, ridotta entro i limiti dimensionali stabiliti arbitrariamente dai giudici amministrativi. Che follia!!!

  5. Michele Casano ha detto:

    Questi sono i frutti marci ed avvelenati dell’analfabetismo istituzionale, giuridico (e democratico)di “personaggi” come Renzi, Boschi & C..

  6. DARIO BOTTURA ha detto:

    Stigma: pressapochismo e velleitarismo nell’illusionismo.
    Alcuno ne vorrebbe sapere, qui invece prosperano e si riproducono, generando miraggi.

    Tra questi il miraggio di un processo amministrativo superveloce fondato su ridicole pretese di sintesi e termini ristretti in lavatrice. Utopie in compresse, medicali nel senso punitivo dell’olio di ricino, che toccherà da subito inghiottire, sperando la Consulta ne possa cancellare al più presto l’effetto.

    Nel frattempo, i nostri reggitori sperano il miraggio di pronta giustizia si profili credibile all’orizzonte interessato di qualche fondo d’investimento o agenzia di rating cui tendere la mano. Così, tendendo la mano, confidano di poter temperare l’insipienza loro e dei lor predecessori.

    Mal ne incoglierà a tutti, ma sopratutto al Paese, quando il miraggio si dissolverà come una bolla di sapone.

  7. Massimo Perin ha detto:

    In merito ai limiti di brevità e sinteticità che si intenderebbe porre al processo amminuistrativo (e poi anche agli altri processi) segnalo che la Cassazione ha bocciato un ricorso perché “troppo prolisso”. cfr. http://torino.repubblica.it/cronaca/2014/08/11/news/la_cassazione_boccia_un_ricorso_troppo_prolisso-93539048/

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