La società civile in Italia è migliore dei politici che la rappresentano?

di | 18 settembre 2007 | 10 commenti Leggi

Ad una sola cosa tra le tante dichiarate ieri dal Pres. Prodi durante la puntata inaugurale della trasmissione televisiva “Porta a porta” (denominata, non senza ragione, il terzo ramo del Parlamento) è difficile dar torto: e cioè che spesso la società civile non è migliore dei politici che la rappresentano in Parlamento.

La società civile in Italia, infatti, come recentemente rilevato da un autorevole rappresentante della Chiesa, attraversa una grave crisi morale, dovuta purtroppo alla caduta verticale dei valori.

Proprio oggi abbiamo pubblicato nella rivista due sentenze delle Sezioni unite della Cassazione che sembrano provare (nel loro piccolo) l’affermazione: si tratta di due sentenze che riguardano due magistrati e cioè soggetti che, per la carica rivestita e le funzioni svolte, dovrebbero – forse più dei politici – costituire per tutti un esempio.

Leggendo le sentenze in questione innanzitutto stupisce la estrema tenuità della sanzione irrogata dal Consiglio superiore della magistratura (in entrambi i casi costituita dal semplice “ammonimento”), in relazione alla gravità dei fatti contestati (nel primo caso si trattava di una magistrato che, in base all’ispezione del Ministero, depositava le sentenze con grandissimo ritardo (pari ad oltre 1.000 giorni per 46 sentenze) e nel secondo caso di un magistrato al quale era stato contestato, fra l’altro, di avere cosparso i bagni dell’ufficio con ampie strisciate di nutella). Il che conferma i dubbi circa la validità della c.d. giurisdizione domestica (o dovremmo dire più propriamente “addomesticata”) di cui godono i magistrati, i quali sono soggetti al potere disciplinare del C.S.M. formato da colleghi, spesso lottizzati e comunque a caccia di voti per la rielezione. Discorso analogo andrebbe fatto anche per il sistema di irrogazione delle sanzioni disciplinari in atto previsto per gli ordini professionali, come ad es. quello degli avvocati.

Quel che più stupisce, comunque, è che, nonostante, ripeto, la tenuità della sanzione disciplinare irrogata, gli interessati non hanno esitato ad adire le Sezioni unite della Cassazione per contestare tale sanzione.

Beninteso: in base anche alla nostra Carta costituzionale, chiunque ha diritto di tutelare i propri diritti ed interessi legittimi nelle competenti sedi giudiziarie.

Tuttavia in qualche caso occorrerebbe almeno il pudore di astenersi dal contestare sanzioni irrisorie irrogate a fronte di comportamenti gravemente lesivi del decoro e dell’onorabilità della magistratura.

Quest’ultima poi, da parte sua, dovrebbe avere il coraggio di fare pulizia al proprio interno, dando per prima l’esempio. Ma nell’Italia di oggi il pudore è sparito e prevalgono incontrastati gli interessi corporativi delle varie caste.

Giovanni Virga, 18 settembre 2007.

P.S.: dimenticavo di dire che quando ho letto in una delle due sentenze delle Sezioni unite che la durata ragionevole dei processi civili di primo grado è ricompresa tra i due ed i quattro anni ed entro lo stesso termine dovrebbero essere depositate pure le sentenze, mi sono sentito improvvisamente un marziano.

Category: Società

Commenti (10)

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  1. Alessandro Biamonte ha detto:

    D’accordo.
    La società civile non è necessariamente migliore dei politici che la rappresentano.
    A condizione che, senza scomodare Hegel, qualcuno ci dia una definizione compiuta di “società civile” secondo l’accezione comune.
    Comprendo anche il senso delle parole di Fassino che, in risposta a Grillo, ha invitato a non demonizzare i partiti (ma non ha considerato che oggi risulta notevolmente svilito il loro ruolo rispetto a quello attribuito dal costituente).
    Il problema, tuttavia, tra antipolitica (ammesso che sia giusto parlare di “antipolitica”) e politica, è che la blindatura della “casta” politica (cioè di chi ha “raggiunto” il potere) equivale ad una conventio ad exclundendum del cittadino dalla cosa pubblica. Diritto intangibile (costituzionalmente garantito) quello di concorrere alla vita democratica del paese, ma precluso dal “blocco” di potere (senza distinzione alcuna tra destra e sinistra), vera classe dominante, che spesso si mostra insofferente alla critica e alla richiesta di partecipazione.
    Di qui la frattura tra cittadini e istituzioni, governanti e governati. Politica e “anti”politica due lati della stessa medaglia

  2. Massimo Perin ha detto:

    Sono d’accordo con il Prof. Virga, ma quello che stupisce ancora di più è che nessuno (in primis la politica) non prenda seri provvedimenti per ripristinare nel paese un serio e ragionevole sistema sanzionatorio, sia disciplinare, sia amministrativo, sia penale.
    Oggi, purtroppo, si possono commettere le peggiori cose ed andare incontro ad una sanzione estremamente mite.
    Questa situazione non farà altro che incentivare i comportamenti scorretti e renderà sempre più arrabbiati coloro che, per formazione, cultura, senso civico ecc… le norme le rispettano e vorrebbero vedere puniti coloro che le violano.
    Infine, nel caso specifico, speriamo che per il futuro a quel magistrato almeno inibiscano di acquistare la nutella!!

  3. roberto napoletani ha detto:

    Verissima l’affermazione di Prodi, altrettanto vero è che le cosidette “classi dirigenti” dovrebbero dare l’esempio, cercando di elevare il livello etico-politico-civile della società.
    Ora qui sembra che si faccia a gara a chi fa le “porcate” peggiori.
    Personalmente credo che il comico Grillo sia solo l’innesco di una situazione esplosiva determinata dal comportamento dei politici.
    I cittadini comuni hanno pure le loro responsabilità quando accettano situazioni di illegalità più o meno volontariamente, più o meno supinamente, magari pensando di poter un giorno usufruire dei privilegi del potere, ma non ci vengano a raccontare che è tutta colpa nostra se le istituzioni sono arrivate a questo livello di degrado.
    Ogni limite ha la sua pazienza, come diceva Totò.

  4. Raffaello Gisondi ha detto:

    Non sono affatto stupito dalle due setenze delle Sezioni Unite. Il nostro non é il paese della “casta” ma delle “caste”

  5. Giovanni Virga ha detto:

    Ringrazio tutti coloro che sono intervenuti con i loro commenti ed invito altri lettori ad intervenire, inserendo anche il solo nome di battesimo (va pure inserita l’email, ma essa nel messaggio pubblicato, non comparirà). Anche con semplici messaggi, possiamo contribuire a costruire una società diversa.

    In effetti, quando parlavo di società civile, mi riferivo soprattutto alla classe dirigente ed in particolare a quella (come i magistrati, i professionisti, i funzionari pubblici, i poliziotti, ecc.) che, per il ruolo rivestito, dovrebbe dare l’esempio a tutti.

    Per fortuna la stragrande maggioranza dei magistrati non è costituita da quelli di cui si occupano le due sentenze della Cassazione. Quello che io imputo alla categoria in questione (così come ad altre categorie, come quella degli avvocati, di cui faccio parte) è di essere troppo indulgenti con i propri appartenenti e di dare così un messaggio sbagliato a tutta la società.

    La fine di ogni civiltà (in particolare di quella romana) è coincisa con un decadimento dei costumi che ha investito in primis la classe dirigente; tale decadimento si è lentamente ma inesorabilmente trasmesso a tutta la società civile.

  6. Mauro ha detto:

    Ma esiste davvero una società, e per di più civile? O aveva ragione Margaret Taetcher sostenendo “la società non esite, esiste lo Stato ed esistono le famiglie”? E ancora, più recentemente, Sarkozy, quando invita i francesi (ognuno per sè) a lavorare di più e ad arricchirsi. E tolti questi esempi “nobili” quale è la definizione di società che potremmo associare ai cari leader di casa nostra? Io ci credo sempre meno alla “società”. Come potrei fare diversamente se ogni politico (amministratore pubblico) con cui ho a che fare si rivela essere un soggetto cui sta a cuore principalmente la propria carriera e la scalata dentro il suo partito? Se tutte le mattine mi devo sorbire le invettive di un barista contro lo Stato, le tasse, i dipendenti pubblici, e poi quello stesso signore non si “ricorda” di battere uno scontrino neppure se il caffè l’ha servito a un poliziotto della questura di fronte (e questo manco se ne accorge, ovvio)? Se tutti, ma proprio tutti, tranne la Guardia di Finanza, sanno che il noto locale alla moda vive di “nero” e di evasione? Se un magistrato condanna per abuso d’ufficio un’intera giunta comunale dopo aver dichiarato nell’udienza precedente “ma dove sta il reato?”. Se, nella stessa regione, gli stessi uffici di due provincie diverse, hanno, nell’applicare la medesima norma, atteggiamenti radicalmente opposti? Se un sindaco si è messo a fare l’immobiliarista e viene rieletto in funzione di ciò, dopo una campagna “ufficiosa” di do ut des (edificabilità in cambio di voti)? Decadimento dei costumi? Qui mi sembra che ci siamo trasformati tutti in signorine di facilissimi costumi (e di abiti molto succinti).

  7. luigi oliveri ha detto:

    Mi ricordo che alla fine degli anni ’80 dello scorso secolo e millennio si attivò un vasto processo di riforme, tendenti a migliorare il funzionamento della macchina pubblica, ad avvicinare di più i partiti alla società civile, a rendere più efficiente il sistema. Tangentopoli accelerò quel processo di riforme, tra le quali, ricordiamo, il processo penale, il processo civile, il codice civile (parte commercio soprattutto), il mercato del lavoro, gli enti locali, il sistema previdenziale, le privatizzazioni delle aziende pubbliche, le riforme elettorali, le leggi sui lavori pubblici.
    Dopo circa 18 anni, ci troviamo davanti ad un cumulo di macerie. La questione, allora, non è da porre nei termini proposti dal Presidente del consiglio.
    E’ da diversi lustri che la società civile (del tutto ignorata e sbeffeggiata nei già citati anni ’80) chiede una modifica vera e reale alla politica. Ma, le riforme adottate dalla politica hanno peggiorato (è sotto gli occhi di tutti, non solo disfattismo) la situazione. Il distacco tra politica e società è ormai abissale, le caste, proprio perchè sentono sul collo il fiato di una società civile sempre più ostile, si proteggono e rinchiudono sempre più in se stesse. Ciò spiega perchè il consenso sia oggi commisurato esclusivamente sul do ut des e gli incarichi pubblici siano solo il frutto di cooptazioni di clientes della casta, non più occupabili nelle idrovore di denaro (anche pubblico) che una volta erano i partiti “popolari”.
    Il problema, dunque, è nella qualità delle risposte che la politica ha dato ai problemi. Ma, poichè la politica è fatta di persone, è oggettiva l’osservazione secondo la quale la qualità dei politici è adeguata ai risultati che tutti osserviamo.
    Non vedo molte colpe addosso alla società civile. Neanche quella di votare questi uomini e questi partiti. La democrazia è voto. Dovrebbero, allora, essere i partiti a selezionare meglio uomini e programmi.

  8. Simona Zagaria ha detto:

    Per fortuna il cattivissimo CSM non si è accorto degli album di figurine e della collezione di sorpresine Kinder dell’illustre magistrato, altrimenti l’avrebbe mandato ancora dietro la lavagna.

    A parte il sorriso (amaro) che desta questa vicenda assurda, ritengo che l’idoneità psicofisica dei magistrati, e di tutti coloro che svolgano funzioni pubbliche, debba essere periodicamente accertata. Il pensiero che queto signore sia soggetto soltanto alla legge e possa pronunciare una sentenza mi fa rabbrividire.

  9. maria ielpo ha detto:

    non c’è nulla da rabbridire, purtroppo è la realtà, tastata di persona, a Vigevano una “giudice non togata” oltre alla lunghissima attesa per il deposito di sentenza civile,oltre ad averla attesa e cercata (senza risultato) per ben 2 mesi(vacanza)! oltre al fatto che tutta la pratica inerente la ns. causa di morte sul lavoro era in suo possesso e non in tribunale,oltre al fatto che ha completamente disatteso la sentenza penale definitiva di omicidio colposo nei confronti di una Grande azienda italiana, ha omesso tranquillamente qualsiasi liquidazione di danno sopratutto morale etc…la morte assurda di un ragazzo di 26 anni, la mancanza dei sistemi di sicurezza atc.. Scandalo, antipatia, poca voglia di sbattersi per leggere tutto il materiale, oppure spera di vivere di rendita! l’unica cosa certa è che chi di parte ferisce sicuramente di parte perisce, il CSM dovrebbe fare un bel giretto in quel di Vigevano ed assicurarsi che suddetti giudici non giudichino solo per guadagnare per ogni sentenza emessa, sia giusta o sbagliata, ma giudichino con efficenza dignità giustizia, quella con la G maiuscola, il rispetto lo si ottiene rispettando chi come noi ha atteso per ben 13 anni dal maledetto giorno giustizia dalla giustizia stessa.

  10. Sandro Mazzatorta ha detto:

    In qualità di politico e pubblico amministratore Vi esprimo le mie perplessità sui giudizi così negativi nei confronti della c.d. “casta”. I politici (peraltro eletti democraticamente dalla c.d. società civile che un secondo dopo averli eletti li ripudia; sfido chiunque a trovare oggi un elettore di Prodi!) sono esseri umani come tutti noi. Ho conosciuto politici straordinari e persone mediocri e impresentabili che purtroppo si occupano di politica. Così come ho conosciuto dirigenti comunali validi e dirigenti che hanno avuto l’unico merito di fare un concorso (strumento di reclutamento inadeguato e assurdo nell’attuale momento storico) in altre epoche (Tangentopoli ha coinvolto anche la gestione e non solo la politica). Ho conosciuto Segretari Comunali capacità e professionali e Segretari Comunali non degni di ricoprire quella funzione (pur avendo passato un concorso). L’attuale assetto del governo locale, tanto criticato, in realtà non fa più vivere ai bravi Segretari la sgradevole sensazione di essere più o meno forzosamente tollerati dai Sindaci. Il vecchio sistema (a cui qualcuno vorrebbe nostalgicamente tornare) portava i Sindaci (eletti dai cittadini) a considerare i Segretari come una sorta di agenti ministeriali infiltrati per spiare i loro comportamenti. Il Segretario oggi non è subito ma voluto dal Sindaco come un collaboratore fondamentale.

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