Le favole di Renzi e la dura realtà dei “migranti” (con una possibile soluzione)

di | 22 Aprile 2015 | 2 commenti Leggi

Ormai il nostro beneamato Premier Renzi dalle battute, magari esternate mediante un semplice tweet e dalle sorprendenti storielle degli ultimi tempi (circa un presunto tesoretto), giustamente definite da un editorialista de “Il Sole 24Ore” come una “arma di distrazione di massa”, è passato addirittura alle favole.

Illuminante a tal fine è la sua dichiarazione, riportata con enfasi da vari quotidiani, resa nel corso del suo recente tour negli Stati Uniti, in cerca di accreditamenti internazionali (dal quale, per inciso, non ha cavato un ragno – rectius un drone – dal buco, mentre di contro si è dovuto impegnare a mantenere la nostra costosa missione in Afghanistan ancora per un paio di anni, mentre le truppe statunitensi saranno già a casa; nel frattempo i nostri marò sono sempre sotto processo in India e nessuna dichiarazione internazionale, nemmeno del Presidente Obama che si è speso così generosamente per Renzi in occasione del suo tour nordamericano, si registra in loro favore, nonostante che al momento dell’arresto fossero impegnati non in un tour, ma addirittura in una missione internazionale).

Ha dichiarato infatti Renzi, nel corso di una “lectio magistralis” alla Georgetown University di Washington, che… udite, udite, l’Italia è come una bella addormentata nel bosco. Con il sottinteso evidente che ci vuole lui, nelle vesti di principe azzurro, per risvegliarla dal suo torpore, forse con un bacio.

In realtà il risveglio ce l’ha dato, in modo fin troppo brusco, negli ultimi giorni la tremenda tragedia occorsa ai circa 700 “migranti”, in gran parte morti per il rovesciamento di un peschereccio partito dalla Libia, che ha riproposto, in modo drammatico e, come al solito, emergenziale, l’apparentemente inarrestabile fenomeno dei c.d. “sbarchi”, che in realtà è divenuto, grazie all’operazione “Mare Nostrum” dello scorso anno ideata e diretta da quella mente sopraffina del nostro Ministro Alfano, il fenomeno dei “salvataggi in alto mare” e perfino entro le lontane acque territoriali libiche (non a caso il peschereccio naufragato in occasione del soccorso prestato dal porta-container portoghese inviato tramite la nostra capitaneria di porto, era ancora in acque libiche; un dettaglio, non irrilevante, di cui hanno dato conto distrattamente solo alcuni quotidiani).

Si tratta di un fenomeno che, per via dell’assurda politica fin qui seguita, nonché dell’aggravarsi della crisi nel nord Africa, è suscettibile di un forte incremento: si parla, per questo anno, di un possibile arrivo di oltre 500.000 “migranti”, in aggiunta agli oltre 170.000 già arrivati lo scorso anno, che dovremo prima “salvare” e poi mantenere ed accudire, non si sa per quanto tempo. Un fenomeno sul quale alcuni campano e che altri cercano comunque di utilizzare in proprio favore. Singolare è l’episodio di cui si è occupato una sentenza del T.A.R. Lazio del 29 maggio 2014 (pubblicata in questa rivista), relativo ad alcuni agenti della Polizia di Stato che, non contenti dell’encomio solenne ottenuto per il salvataggio di alcuni migranti provenienti dal nord Africa, pretendevano anche la promozione per meriti straordinari. Ma vedi anche, oltre all’inchiesta su “Mafia Capitale”, più recentemente, la inchiesta sull’appalto del centro accoglienza di Mineo, nella quale, secondo notizie giornalistiche, sarebbe coinvolto anche Giuseppe Castiglione, braccio destro in Sicilia del Ministro dell’Interno Alfano.

Un fenomeno questo che tuttavia non solo non è economicamente sostenibile, vista la perdurante crisi economica che attraversa il nostro Paese (basti pensare ai milioni di italiani, soprattutto giovani, che sono in cerca di occupazione o che sono in cassa integrazione), ma che non è neppure sostenibile nel medio e lungo periodo anche sotto il profilo sociale, comportando un “travaso” di intere popolazioni provenienti dall’Africa anche sub-sahariana, che vanno assistite anche sotto il profilo sanitario. Senza trascurare inoltre i possibili rischi (sotto forma di infiltrazioni di cellule dell’ISIS che hanno come obbiettivo per adesso Roma, sede del Vaticano, nonché sotto forma di possibili veicoli di contagio di infezioni, tipo scabbia e tubercolosi, senza trascurare l’ebola di cui tutti sembriamo non voler parlare negli ultimi tempi).

Nè le soluzioni finora proposte sembrano conducenti.

Renzi, con la sua solita abilità, ha puntato subito il dito contro gli scafisti ed i mercanti di “migranti”, affermando che, per risolvere il problema, occorre individuare ed assicurare alla giustizia tutti i trafficanti di esseri umani; senza considerare che, anche se si individueranno alcuni scafisti, migliaia di altri sono pronti a sostituirli, in considerazione degli alti profitti che consente un singolo viaggio della speranza, che permette agli organizzatori di incassare delle somme (si parla di almeno mezzo milione di euro a viaggio) che non si sognerebbero di guadagnare nemmeno se vivessero dieci volte.

Negli ultimi giorni, forse per la palese inconsistenza della prima, si è avanzata una seconda proposta: di affondare nei porti libici, mediante dei droni, le imbarcazioni che possono essere usate per il trasporto dei “migranti”; ma, a parte il fatto che l’affondamento di imbarcazioni nei porti libici costituisce un vero e proprio atto di guerra, passibile di ritorsioni nei confronti dei pescherecci mazzaresi che compiono battute di pesca nel golfo della Sirte, prevalente è la considerazione che non è difficile per i trafficanti – visti gli alti profitti ricavati da ogni viaggio – procurarsi dei gommoni in sostituzione dei pescherecci affondati.

Ho l’impressione che non si voglia affrontare la realtà. Mentre l’unico modo per risolvere il problema, a mio sommesso avviso, è l’unico che conosco, forse per una sorta di deformazione professionale: e cioè quello di utilizzare la legge, sia nazionale che internazionale.

Ma, prima di ciò, occorre subito sgombrare il campo da un paio di equivoci che i sostenitori – talvolta interessati, ma molto spesso in buona fede – degli sbarchi illimitati (rectius: dei salvataggi in alto mare illimitati) finiscono per coltivare.

Il primo degli equivoci risiede nella stessa denominazione di coloro che dobbiamo “salvare”, chiamati impropriamente “migranti”. In realtà i migranti sono coloro che si presentano alle frontiere di un paese in possesso di regolari documenti di riconoscimento validi per l’espatrio, se minori accompagnati dai genitori esercenti la potestà e, se provenienti da paesi al di fuori della U.E., in possesso di un permesso di lavoro rilasciato nell’ambito delle “quote” che ancora vengono fissate ogni anno.

Nulla di tutto questo accade per coloro che dobbiamo prima salvare e poi accudire, nutrire e curare non si sa per quanto tempo (con un costo di 100 euro giornaliere, di cui 35 date direttamente al “migrante”).

La prima cosa che infatti i “migranti” fanno è quella di distruggere i documenti di riconoscimento, in modo da rendere difficile l’identificazione e consentire di asserire che provengono da paesi in guerra, onde ottenere facilmente l’asilo politico. Nel frattempo, tuttavia, arrivati in territorio italiano, scappano, salvo poi essere respinti a Ventimiglia od al Brennero, atteso che, dopo il varo dell’operazione Triton, ci siamo impegnati ad identificarli subito, sia tramite impronte che tramite fotografie. I c.d. “migranti”, inoltre, spesso, mandano da soli i figli minori in avanscoperta, in modo da potere esercitare in un secondo tempo il diritto al ricongiungimento familiare (dimostrando in tal modo, indirettamente, di conoscere bene le leggi italiane e di invocarle solo quando fa loro comodo). Non si tratta quindi di “migranti”, ma di soggetti che, facendo leva sui sentimenti umanitari insiti nel nostro popolo, cercano di introdursi illegalmente nel nostro Paese, in barba alle vigenti leggi nazionali ed internazionali.

Il secondo, più grave, equivoco risiede nel volere trattare congiuntamente due atti, che invece vanno tenuti nettamente distinti: a) il primo è quello del “salvataggio”; b) il secondo è quello dell’”accoglimento” nel nostro Paese.

L’atto del salvataggio in alto mare (e non nelle acque territoriali libiche o tunisine che, come hanno spesso sperimentato i nostri pescherecci di Mazara del Vallo, pagando notevoli riscatti, non possono essere violate impunemente) non può essere negato in ogni caso, non solo in base alle leggi internazionali, ma anche, e direi soprattutto, per ragioni umanitarie; non si può infatti assistere inerti al possibile affondamento di vere e proprie carrette del mare stracariche di esseri umani.

L’atto di accoglimento è invece diverso: una volta salvati, accordare l’accoglimento significa ammettere nel nostro Paese, in barba a tutte le leggi, nazionali ed internazionali, soggetti che vogliono, proprio facendo leva sulle ragioni umanitarie che ci spingono a salvarli da un possibile naufragio, introdursi illegalmente, quasi sempre senza uno straccio di documento di riconoscimento. In qualsiasi paese del mondo, se uno straniero si presenta senza documenti validi per l’espatrio, viene respinto. Così, ad esempio, avviene perfino se un cittadino italiano si presenta in Tunisia od in Egitto, nonostante i buoni rapporti che intercorrono con il nostro Paese. Non vedo perchè lo stesso principio non possa valere anche in Italia.

Inoltre, per quel che qui più rileva, in base al diritto internazionale, nel caso di salvataggio in alto mare, i “salvati” vanno riaccompagnati nel paese di provenienza e non possono in ogni caso (specie se privi di documenti) accolti nel paese che li ha “salvati”. Non si comprende peraltro, sotto questo profilo, quanto avvenuto in occasione del tragico salvataggio dei 700 migranti: in particolare non si comprende perchè il mercantile portoghese intervenuto, dopo avere raccolto i pochi sopravvissuti ed i cadaveri di coloro che affioravano, abbia portato i cadaveri a Malta (il Primo Ministro maltese ha dichiarato solennemente che celebrerà per essi i funerali di Stato), mentre i sopravvissuti sono stati portati, more solito, in Sicilia.

Occorrerebbe, invece, una volta operato il salvataggio in alto mare di “migranti” provenienti dalla Libia, riaccompagnarli nei porti di provenienza, con buona pace dei trafficanti che in tal modo verrebbero sconfitti, non essendo riusciti ad ottenere il risultato che alimenta i loro sporchi traffici di esseri umani. Anzi, aggiungo che basterebbe dare, mediante la stampa, ampia notizia – magari filmata – dei riaccompagnamenti nei porti di provenienza, per sconfiggere il fenomeno in breve tempo.

Poiché inoltre il dramma delle guerre nel nord Africa non può essere ignorato dalla comunità europea ed internazionale, occorrerebbe accompagnare la misura dei “riaccompagnamenti” con l’apertura (ove possibile, tenuto conto della situazione di guerra in atto) in Libia ed in Tunisia di appositi uffici anche internazionali che, alla luce dei documenti prodotti dagli interessati, possano in modo sereno e congruo verificare se gli aspiranti “migranti” hanno i requisiti per ottenere l’asilo politico e se l’Europa nel suo insieme ha le risorse necessarie per accoglierli ed accudirli degnamente, magari ampliando le quote annuali dei soggiornanti stranieri legali previste in ogni Paese U.E.. Occorrerebbe infine aprire nei paesi in cui si trovano, dei campi profughi, in modo  assisterli in modo adeguato, ma senza travasi di popolazioni.

Ripeto: l’unica vera soluzione è quella di osservare quanto prevede la legge. Ma sono sicuro che, appunto per questo, non se ne farà niente. Il nostro Paese è infatti noto in tutto il mondo non solo per l’alto numero di leggi e regolamenti esistenti, ma anche per l’altissimo numero di quelle che non vengono osservate.

Il Papa ha recentemente affermato che i c.d. migranti sono in cerca della felicità. Nessuno può negare che ciascuno di noi ha diritto di aspirare, anche in questa terra, alla felicità. Ma purtroppo occorre anche aggiungere, se si vuole essere realisti e non demagogici, che le risorse terrene sono limitate ed il momento particolarmente difficile anche dalle nostre parti. Il principio da affermare è semmai un altro: che ciascuno di noi ha diritto di vivere nella terra in cui è nato e cresciuto. E che non è possibile esportare, in nome di un preteso diritto alla felicità, l’intera popolazione dell’Africa in Europa. In ogni caso l’esportazione non può che essere limitata, in base alle risorse disponibili in ogni Paese europeo e, soprattutto, svolgersi secondo le regole imposteci dalle leggi. Altrimenti ci aspetta il caos.

Giovanni Virga, 22 aprile 2015.

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Category: Amministrazione pubblica

Commenti (2)

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  1. Marilisa Bombi ha detto:

    L’analisi è molto persuasiva. Peccato contenga un’imprecisazione che svilisce il complessivo ragionamento. Mi riferisco alla seguente frase: “Nulla di tutto questo accade per coloro che dobbiamo prima salvare e poi accudire, nutrire e curare non si sa per quanto tempo (con un costo di 100 euro giornaliere, di cui 35 date direttamente al “migrante”).
    Poichè vivo in una realtà dove l’emergenza profughi è dirompente, a me risulta che i 35 euro vengono direttamente consegnati all’interessato, soltanto nelle ipotesi in cui lo stesso non viene accolto in nessun centro attrezzato. E ciò, al fine di consentire allo stesso di provvedere ai propri bisogni: vitto e alloggio. La medesima somma (a volte anche meno) viene erogata ai centri di accoglienza ai quali, con tali somme, devono provvedere ad ogni spesa: oltre all’alloggio, vitto, mediazione culturale, segretariato, interprete ecc.
    In tal caso, ma neanche sempre, all’interessato vengono corrisposti giornalmente euro 2.50; a volte in generi di conforto. Questi citati 100 euro di costo procapite non so proprio da quale fonte provengano.

  2. Angelita ha detto:

    Ottima analisi. Condivido in pieno. Aggiungo un ulteriore paradosso: quando viene negato loro il diritto di asilo, ricorrono al Tribunale contro tale provvedimento e le spese dell’Avvocato per predisposrre il ricorso e seguire la causa vengono pagate dallo Stato italiano, in quanto, non avendo redditi rientrano nella categoria dei soggetti che hanno diritto al patrocinio gratuito a spese dello Stato.
    Sono avvocato, ho fatto una decina di quei ricorsi e sono stata pagata dal nostro caro Stato.

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