Diciannove anni in internet

di | 7 dicembre 2015 | 8 commenti Leggi

Qualcuno ha scritto tempo fa che ogni anno trascorso in internet corrisponde a 3 anni di vita normale. Se ciò fosse vero, potrei dire che il tempo che ho passato in internet corrisponde, grosso modo, alla mia età anagrafica. Così non è, ovviamente.

Ma 19 anni di presenza in internet non sono comunque pochi, anche se, pensandoci bene, non sembra quasi che siano passati.

Uno degli aspetti più sorprendenti (e direi anche più pericolosi) di internet è che, una volta che ci si “immerge” nella rete, il tempo sembra non passare. E’ come vivere una esistenza parallela, fuori dalla dimensione spazio-temporale. Per questo è sempre raccomandabile agli internauti di dare una occhiata al piccolo orologio che è presente nel desktop, in modo tale da tornare – di tanto in tanto –  alla realtà del tempo che, purtroppo, non si ferma mai.

Tutto cominciò per me nell’ormai lontano dicembre 1996, quando, affascinato dal nuovo mezzo, che consentiva di comunicare e pubblicare in tempo reale, mi buttai a capofitto nella rete (con una rivista che si chiamava Giustizia Amministrativa, raggiungibile all’indirizzo http://www.infcom.it/giustamm e che dopo un anno attivò il dominio www.Giust.it; vedi alcune copertine, visionabili ancora tramite il sito “Wayback Machine” che ha memorizzato alcuni siti allora presenti nel web; clicca qui per la copertina dell’aprile 1997, qui per quella del giugno 1998 e qui per la copertina del dicembre 1998).

L’avventura ebbe inizio esattamente nello stesso anno e mese di quello in cui il Cons. Brugaletta iniziò le pubblicazioni di Diritto.it, il noto portale giuridico. Con lo stesso Cons. Brugaletta ero in contatto via email. Anzi ricordo che proprio nel dicembre 1996 risposi ad una sua email con un ritardo di 24 ore, per il fatto che durante questo periodo non mi ero collegato alle rete e lui quasi mi rimproverò dicendomi che in internet occorre controllare la posta almeno una volta al giorno. Non sapevo che poi, nel corso del tempo, mi sarei ridotto a controllare la posta elettronica quasi ogni ora.

La verità comunque è che allora non esisteva l’ADSL e le comunicazioni avvenivano tramite modem i cui collegamenti spesso si interrompevano senza apparente ragione e si pagavano a suon di scatti all’allora imperante Telecom Italia.

E’ singolare notare che due delle maggiori riviste giuridiche del tempo nacquero e si svilupparono 19 anni addietro (sia pure, come dirò, seguendo due filosofie diverse) in Sicilia. Il che dimostra, sotto ulteriore profilo, quello che è uno dei pregi massimi di internet e cioè  la possibilità di annullare le distanze geografiche.

Fin dall’inizio si delinearono le due linee di tendenza che si sono sviluppate fino ai nostri giorni: a) esistevano coloro, come il Cons. Brugaletta, i quali sostenevano che nel web tutto doveva essere gratis, data la natura libera della rete e che in ogni caso i costi sarebbero stati coperti dalla pubblicità; b) esistevano invece coloro che, come me, sostenevano che, nel caso di siti specialistici, occorreva prevedere un canone di abbonamento, per assicurare un servizio professionale e continuo; per tali siti, infatti, l’opzione della pubblicità era per così dire impraticabile sia per la ridotta platea degli utenti, sia per la difficoltà di trovare pubblicità idonee (ricordo che, dopo qualche anno, rifiutai una offerta pubblicitaria di divani nonchè di salumi; ve la immaginereste oggi LexItalia.it che pubblicizza, tra una sentenza e l’altra, un salame od un divano, ammesso per un attimo che una ditta produttrice sia ancora disponibile ad attivare una pubblicità?).

Per la verità anche io percorsi agli inizi (con il dominio Cercadiritto.com nel 1998) la via del portale generalista che cerca di sostenersi con i proventi pubblicitari. Ma abbandonai dopo qualche anno il progetto, dato che seguire una rivista e contemporaneamente un portale non era semplice.

So che sostenere che il web, per ciò che concerne almeno i siti specialistici e tecnici, deve essere a pagamento non è molto popolare (molto più lo è dire che tutto deve essere gratis); argomentando tuttavia in quest’ultimo modo, a ben vedere, si finisce per lavorare indirettamente per coloro che vendono i collegamento ADSL e, soprattutto, non si è in grado di assicurare un servizio di qualità e duraturo. Anche io, dopo i primi quattro anni in cui la rivista era gratuita, nonostante la passione nel coltivare uno strumento di lavoro quotidiano, stavo per abbandonare il campo; infatti nell’aprile 2000 sospesi le pubblicazioni della rivista a causa degli alti costi ed anche di una vicenda familiare sulla quale preferisco non tornare, pur non avendo nulla da nascondere o di cui vergognarmi, che mi ha cagionato non pochi dispiaceri e danni.

Anche per ciò che concerne i portali generalisti (primi fra tutti quelli di notizie) è ancora aperto il dibattito in merito (emblematica è la vicenda dell’edizione on line del New York Times) e la tendenza che sembra emergere è quella di adottare un sistema misto (in cui, cioè, una parte dei proventi derivano dai messaggi pubblicitari, in realtà sempre più invadenti e fastidiosi, mentre gli altri proventi provengono dagli abbonamenti).

Ormai, del resto, tutte le riviste giuridiche specialistiche sono a pagamento e nessuno si scandalizza per ciò; Giust.it – Giustizia Amministrativa da me fondata e diretta fu (nel luglio del 2000), tramite il Poligrafico dello Stato, la prima di esse. Fu una mossa coraggiosa, quasi temeraria (dato che nessuno si era prima azzardato di proporre una rivista specialistica a pagamento sul web), ma che fu coronata dal successo, anche grazie al supporto di una dirigenza del Poligrafico allora illuminata e dinamica (ricordo in particolare l’Avv. Plini ed il Dott. Cosimini).

In poco tempo il Poligrafico attivò oltre 2.500 abbonamenti alla rivista on line ed oltre 1500 per ciò che concerneva la rivista cartacea annessa; entrambe, dopo il colpo di mano dell’agosto 2003 avvenuto sotto la presidenza Varrone, sono state “girate” ad una rivista clonata, che ha utilizzato perfino il nome, i loghi creati dalla scrivente ed il dominio originario, nonchè i documenti elaborati in oltre 7 anni di attività, senza neanche spendere una parola di ringraziamento nei confronti dello scrivente, ma anzi cercando di cancellare le tracce dell’operazione (con la sostituzione di tutte le intestazioni della rivista originaria) e con uno scarno avviso che comunicava agli oltre 2500 abbonati che l’abbonamento era “trasferito” alla rivista clonata.

L’operazione è riuscita solo a metà, dato che gli abbonati non sono “merce” da trasferire con disinvoltura e non si fanno incantare facilmente da comitati fantascientifici. Prova ne sia che la rivista cartacea, fondata dallo scrivente, è stata chiusa dopo qualche anno, mentre quella on line arranca, per non dire altro. Le ragioni di ciò sono facilmente intuibili: basta consultare, ad es., una sentenza della Corte costituzionale pubblicata nella rivista clonata per rendersi conto che la premassima è quella elaborata dall’ufficio della Corte, mentre la c.d. massima è nient’altro che il dispositivo della sentenza.

Io invece, tramite LexItalia.it, pur ripartendo da zero abbonati, sono riuscito da solo a continuare l’opera intrapresa con la precedente rivista, nonostante l’assenza di network professionali e lo scoramento per il (a dir poco) indegno trattamento riservatomi dal Poligrafico (iniziato nell’agosto 2003 con il “taglio” della copertina in due tronconi e culminato nel settembre successivo con la privazione delle chiavi di accesso alla rivista che avevo fondato e di cui ero comproprietario al 50%; forse credevano, in tal modo, di indurmi ad abbandonare il campo ed avere la via completamente libera; non si spiegherebbe altrimenti il perchè di un tale trattamento nei confronti di colui che, grazie alla sua opera, aveva portato così tanti benefici economici e di immagine al Poligrafico).

Ricordo in particolare che mi ritrovai a trattare con la vistosa segretaria personale del pres. Varrone, assunta da poco dal Poligrafico, la quale, a un certo punto disse – testimone un collega che mi assisteva  – che nel caso in cui la cameriera minaccia di andarsene, occorre subito trovare un rimpiazzo. Ed il rimpiazzo era allora l’avv. Saporito, che si era già accordato, a mia insaputa, con Varrone. Insomma sono stato paragonato ad una colf da rimpiazzare.

Fu per me un periodo particolarmente difficile, anche per ragioni di salute e perché mio padre era già gravemente ammalato. Ma nonostante tutto ebbi il coraggio di ripartire e da allora, grazie al lavoro svolto quotidianamente (anche il sabato, la domenica nonché le feste comandate), la rivista LexItalia.it è cresciuta, fino a divenire – ripeto, partendo da zero abbonati – così come un tempo Giust.it Giustizia Amministrativa – la rivista di diritto pubblico di riferimento e purtroppo (è forse questo lo scotto da pagare nel caso di successo) anche la più copiata perfino da istituzioni pubbliche che, in teoria, dovrebbero garantire il massimo della correttezza. Mi ha sostenuto in tutti questi anni il costante supporto dei lettori e degli abbonati, che continuo a ringraziare.

Poligrafico a parte, che ho ricordato perché purtroppo per me, in questi 19 anni nel web, c’è stato anche esso, l’atteggiamento delle Case editrici giuridiche tradizionali nei confronti del web ha avuto un andamento lento, forse per il timore di danneggiare in tal modo le riviste tradizionali da esse edite (intendo dire quelle cartacee). Solo negli ultimi anni le Case editrici tradizionali si sono lanciate massicciamente sul web, dopo aver constatato che il cartaceo non tira più.

E tale intervento si è manifestato in due modi: a) acquisendo la proprietà dei portali giuridici generalisti, che sono rimasti gratuiti, per pubblicizzare le loro pubblicazioni cartacee, nonchè i corsi di aggiornamento (così è avvenuto sia per la già menzionata rivista Diritto.it, acquisita dalla Maggioli editore, che per Altalex.com, acquisita dalla Workers Kluwer); b) attivando una serie di riviste specialistiche e superspecialistiche (non sempre, purtroppo, di alta qualità) accessibili solo tramite abbonamento.

Anche sotto il profilo tecnico le cose sono molto cambiate. Diciannove anni fa prevaleva l’html puro (scritto cioè a mano libera), anche se iniziavano a circolare dei programmi (tipo Frontpage della Microsoft) che costituivano le prime interfacce visuali che consentivano di comporre i documenti. Venivano inoltre molto utilizzati i frame, poco graditi dai motori di ricerca (di qui il loro progressivo abbandono).

Negli ultimi tempi ha invece prevalso il php ed i content management system (cms), che consentono di disporre (specie tramite appositi plugin) di funzioni molto evolute (come ad es. quelle che consentono di segnalare in tempo reale i documenti più letti, o di appuntarli, tramite bookmark privati o pubblici mediante i social network).

La rivista LexItalia.it, da oltre un anno usa per la gestione un cms e, nonostante le critiche iniziali di alcuni lettori, molti credo che si siano resi conto in questo breve lasso di tempo dei notevoli miglioramenti che il cms consente.

Un discorso a parte merita il sistema dei forum on line: all’inizio LexItalia.it cominciò ad operare tramite un forum on line che ebbe notevole successo (decine e decine di messaggi venivano inseriti in esso ogni giorno). Il problema è sorto nel corso del tempo, a causa del fatto che, non infrequentemente, venivano inseriti nel forum stesso dei messaggi di disturbo; il che, per non screditare il forum, costringeva ad una defatigante opera di controllo più volte al giorno. Ragion per cui si è deciso, a malincuore, di sospenderlo. Ma non è escluso che, magari con l’aiuto di qualche lettore, venga ripristinato.

A tutti i lettori, dopo 19 anni di lavoro nel web, i migliori auguri per le prossime festività.

Giovanni Virga, 7 dicembre 2015.

 

 

Category: Internet

Commenti (8)

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  1. casesa ha detto:

    Complimenti professore per i 19 anni di intensa e proficua attività alla ricerca degli strumenti del diritto.

  2. Dario ha detto:

    Auguri per il 19° anno e un incoraggiamento ad andare avanti.

    P.S.: dopo la frase “magari con l’aiuto di qualche lettore”, penso che Le arriveranno migliaia di mail di disponibilità.

    Di nuovo un caro saluto.

  3. Leonardo Spagnoletti ha detto:

    Caro Giovanni,
    ho avuto modo a suo tempo di parlare con te delle vicende travagliate che hai ricordato.
    Il tuo lavoro rimane prezioso e Lexitalia conserva il posto e il ruolo che le compete tra le riviste giuridiche online.
    Grazie ancora per la tua felice intuizione ormai quasi ventennale e per il tuo impegno.

  4. Giulio Nardi ha detto:

    Un sentito ringraziamento. Credo di seguirvi dal 1998 forse anche dal 1997 ….ricordo ancora il rumore del modem in occasione dei primi collegamenti…. con nostalgia non posso dimenticare il mitico forum. Grazie di cuore !!!!!!

  5. Giovanni Virga ha detto:

    Ringrazio di cuore tutti coloro che sono fin qui intervenuti, anche con messaggi privati.

    Ringrazio in modo particolare il Cons. Leonardo Spagnoletti, che coraggiosamente mi fu molto vicino e mi sostenne in quel difficile momento del “trapasso” da Giust.it a LexItalia.it.

    Mentre scrivevo questo editoriale (che nelle intenzioni voleva essere breve; ma è difficile sintetizzare 19 anni di attività) sentivo anche io risuonare i fischi ed i sibili del modem col quale agli inizi mi collegavo.

    Ho scritto che ho portato avanti la rivista LexItalia.it da solo. L’affermazione non è esatta. Ho infatti colpevolmente dimenticato di citare due validissimi collaboratori che mi hanno aiutato non poco in tutti questi anni a sostenere il peso che comporta un impegno quotidiano: 1) la mia segretaria Sig.ra Rosa Partinico, che è con me da oltre ventitre anni (e cioè fin dal tempo della rivista regionale); b) l’Avv. Ottavio Carparelli, che mi ha aiutato non poco nella individuazione ed elaborazione delle sentenze più importanti.

    Ringrazio anche sentitamente tutti coloro che, con i loro contributi hanno arricchito la rivista, consentendole di divenire quello che è oggi.

  6. Gerardo Guzzo ha detto:

    Credo che tutto il mondo accademico che conti legga con particolare attenzione e dedizione la Sua incisiva Rivista senza, tuttavia, perdere il vezzo di specchiarsi in “fantomatici comitati scientifici”.
    I miei migliori auguri per la Sua proficua ed appassionata opera di divulgazione del sapere giuridico.

  7. Pietro Quinto ha detto:

    Mi unisco al generale apprezzamento per il lavoro svolto dalla Rivista.

    Ribadisco l’importanza di una informazione qualificata ed adeguati commenti soprattutto in un momento particolare, come quello che vive la giustizia amministrativa, chiamata a garantire il controllo di legalità sull’esercizio della funzione pubblica senza interessi categoriali, anche al fine di fronteggiare interferenze “esterne” sulla propria autonomia.

  8. Pier Giorgio Lignani ha detto:

    Congratulazioni, ringraziamenti per il servizio reso e auguri per l’avvenire.

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