I tempi della giustizia italiana e la buonuscita dell’ex Presidente dell’AGCOM

di | 26 gennaio 2008 | 2 commenti Leggi

In data odierna sono stati inseriti nella rivista LexItalia.it tre documenti tra loro apparentemente slegati:

a) il testo della relazione del Presidente della Cassazione Vincenzo Carbone sullo stato della giustizia nel 2007;
b) il c.d. rapporto Attali per la “liberazione della crescita francese”;
c) la sentenza del T.A.R. Lazio, Sez. III, 22 gennaio 2008, con la quale è stato deciso il ricorso proposto dall’ex Presidente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni Enzo Cheli e da altri ex componenti dell’Autorità, tendente ad ottenere dall’Autorità stessa la corresponsione dell’indennità di buonuscita.

In realtà, ad una lettura attenta, risulta che i tre documenti sono tra loro collegati.

Con la approfondita relazione del Pres. Carbone (che non è purtroppo stampabile: il documento pubblicato, prelevato dal sito www.giustizia.it, per le protezioni in esso contenute, non risulta infatti stampabile), si denuncia ancora una volta la infinita lentezza della giustizia italiana.

Come si legge nella relazione, nonostante il fatto che in Italia ci siano 1,39 giudici ogni diecimila abitanti contro la media dello 0,91 dei paesi Ue, la giustizia italiana è estremamente lenta: le tabelle allegate alla relazione segnalano che, in Italia, una pronuncia di divorzio arriva dopo 582 giorni contro i 251 della Spagna e i 117 dell’Olanda. Ancora più dilatati i tempi per una controversia innanzi al giudice del lavoro (696 giorni).

Nè varrebbe opporre che, come solitamente è stato in passato affermato, le risorse destinate alla giustizia sono scarse, dato che la spesa per la giustizia-lumaca negli ultimi cinque anni – ha ricordato Carbone – è lievitata in modo ‘‘esponenziale’’, con un incremento dell’800% dei costi pagati dall’erario (41,5 milioni di euro dal 2002 al 2006) per indennizzare i cittadini che hanno subito cause senza fine.

Si evidenzia in particolare il paradosso della c.d. legge Pinto, la quale, al fine di indennizzare i cittadini per la mancata osservanza del termine ragionevole di durata dei processi, finisce per produrre nuove cause, con conseguente allungamento dei tempi dei processi.

Altrettanto interessante ed istruttiva si rivela la lettura del cd. rapporto Attali (purtroppo ancora non tradotto in italiano), contenente 316 proposte formulate dall’omonima commissione per la “liberazione della crescita francese”; tra le tante proposte vi è quella di aumentare l’imparzialità della P.A. e di snellire il contenzioso mediante la previsione di appositi “filtri” preventivi (una proposta questa sviluppata anche nella relazione del Pres. Carbone).

A questo punto qualcuno si domanderà: che cosa c’entra la relazione del Pres. Carbone ed il rapporto Attali con la vicenda del ricorso proposto dall’ex Presidente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni Cheli e da altri ex componenti dell’Autorità, tendente ad ottenere la corresponsione dell’indennità di fine rapporto?

In apparenza niente; tuttavia, se si legge attentamente l’esposizione in fatto della sentenza, ci si accorge che il ricorso dell’ex Presidente Cheli e degli altri ex componenti dell’Autorità è stato proposto con atto notificato in data 18 gennaio 2007, depositato il successivo 23 gennaio 2007 ed è stato deciso con la menzionata sentenza del T.A.R. Lazio del 22 gennaio 2008.

In che significa che, quando vuole, la giustizia sa essere veloce (nella specie risulta infatti che la sentenza di 1° grado è stata depositata dopo nemmeno 1 anno dal deposito del ricorso).

Alla luce di questo esempio, qualcuno (non addetto ai lavori) potrebbe pensare che la giustizia amministrativa è molto più veloce di quella di qualsiasi altro paese europeo ed in particolare di quella civile.

In realtà così non è; o meglio, lo è solo per alcuni fortunati. Per i comuni cittadini invece ci sono tempi biblici di attesa (innanzi ad alcuni TTAARR, di oltre un decennio), tant’è che il legislatore si è dovuto inventare (con la legge n. 205 del 2000) una norma “barbara” che prevede la perenzione dei ricorsi ultradecennali.

Un primo segno di moralizzazione giudiziaria sarebbe quindi quello di prevedere dei criteri trasparenti per la fissazione dei ricorsi, così come suggeriva tanto tempo fa il Prof. Guido Corso (v. l’articolo “Per una giustizia amministrativa più celere”, pubblicato in questa rivista).

So bene che l’argomento dei criteri di fissazione dei ricorsi è “scottante” (l’avevo sollevato già in uno degli ultimi numeri della rivista Giustizia amministrativa siciliana, che per strana coincidenza chiuse di lì a poco per le difficoltà frapposte nel reperimento delle sentenze da pubblicare), intaccando il potere dei Presidenti dei TTAARR e del CdS, ma va ormai affrontato decisamente, non essendo ulteriormente tollerabile che ci sia una giustizia “a doppia velocità”, rapidissima per alcuni privilegiati e lentissima per tutti gli altri.

In particolare, con riferimento alla specifica controversia proposta dall’ex Pres. Cheli e da altri ex amministratori dell’AGCOM, c’è da chiedersi quale sia stata l’urgenza nel decidere un ricorso che riguardava la loro pretesa di avere corrisposta l’indennità di buonuscita (la quale, nel caso in cui fosse ritenuta spettante, sarebbe stata maggiorata dell’importo degli interessi legali e della rivalutazione monetaria).

Nella parte espositiva della sentenza si dà atto che era stata avanzata domanda di sospensione, ma tale domanda era stata rinviata al merito (verosimilmente per mancanza del requisito del danno grave ed irreparabile). Onde non era applicabile nella specie neanche il criterio che dà precedenza ai ricorsi con sospensiva accolta. Nè varrebbe opporre che si trattava di una questione nuova, dato che la questione stessa, come risulta dal testo della sentenza, era già stata affrontata e risolta con apposito parere della Sez. I del Consiglio di Stato. Nonostante ciò l’udienza di merito è stata fissata dopo nemmeno un anno dal deposito del ricorso e sempre dopo un anno è stata depositata la sentenza.

Nel frattempo tanti cittadini (che hanno proposto magari un ricorso in materia di concorso e che sono in attesa di una sua decisione per ottenere una sistemazione), pazientemente attendono, salvo poi ricevere, dopo dieci anni, l’avviso previsto per la perenzione dei ricorsi ultradecennali con il quale si chiede di confermare se hanno ancora interesse alla decisione del ricorso.

Giovanni Virga, 26 gennaio 2008.

Category: Giustizia

Commenti (2)

Trackback URL | Comments RSS Feed

  1. Mario Michele Giarrusso ha detto:

    Complimenti davvero per il commento, puntuale e coraggioso. Penso che abbia davvero messo il dito in una delle più purulente piaghe della giustizia amministrativa. Se possono servire, avrei anche altre due sentenze, davvero clamorose, del TAR Lazio e del Consiglio di Stato, sia per gli esiti, che per la velocità, chè per la qualità dei soggetti interessati. Queste sentenze, rese in primo grado ed in appello sulla medesima causa, confermano il Suo (ma non solo Suo oramai) sospetto di una giustizia amministrativa a due velocità. Una lentissima per i cittadini normali, l’altra velocissima per alcuni "fortunati".

  2. Salvatore ha detto:

    Stimato Professor Virga,
    l’immanente importanza delle considerazioni da Ella esposte è ancor più evidente se le si contestualizza (e con intenzione prognostica) nel quadro generale della odierna Società italiana: il vivere gregario ha bisogno di collanti, e quelli che tengono unita la nostra società sono ormai da tempo a dura prova. Un esempio trascinante, un Valore avvincente, un’istintiva solidarietà o anche solo la bocca piena o la pancia in caldo tengono unita una società. La nostra società sta temerariamente tentando di fare a meno di collanti (eliminando, per i primi, i più pregiati). Un Terzo tempestivo ed equanime da alla Società fiducia, coraggio, il senso del futuro.
    Pare, Stimato Professore, che faremo a meno, in un non lontano futuro, anche dell’essenziale … come (persa metaforicamente la testa) invitava a fare quella Signora che proponeva le brioches invece del pane.
    Grazie e buongiorno.

Inserisci un commento