Pacta sunt servanda? (A proposito del trattato Italia-Libia)

di | 19 marzo 2011 | 6 commenti Leggi

Non sono un esperto di diritto internazionale (le mie nozioni in materia risalgono agli ormai lontani anni in cui ero uno studente universitario) e spero nell’ausilio di qualche lettore, ma in queste ore mi continuo a domandare come possano conciliarsi le dichiarazioni dei nostri Ministri degli esteri Frattini e della Difesa La Russa, secondo cui l’Italia (senza condizioni e senza che ci sia una ufficiale richiesta della NATO in merito) è pronta a mettere a disposizione dei cd. “volenterosi” – siamo passati in breve tempo dai “responsabili” ai “volenterosi” – ben sette basi aeree italiane per attacchi alla Libia e, ancor di più, come si concilia il comportamento concreto dell’Italia, che ha ritirato tutto il personale della propria ambasciata a Tripoli (il che equivale ad una rottura delle relazioni diplomatiche, che prefigura solitamente una dichiarazione di guerra) con gli impegni assunti solennemente appena due anni addietro con il governo della Libia.

Per ricordare tali impegni e la loro portata abbiamo pubblicato oggi la legge 6 febbraio 2009 n. 7, con la quale il Parlamento italiano, a stragrande maggioranza (ivi compresi il PD e l’UDC), ha approvato il “trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra la Repubblica italiana e la Grande Giamahiria araba libica popolare socialista” del colonnello Gheddafi.

Particolarmente interessanti, sotto questo profilo, sono gli artt. 3 (secondo cui “Le Parti si impegnano a non ricorrere alla minaccia o all’impiego della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica dell’altra Parte o a qualunque altra forma incompatibile con la Carta delle Nazioni Unite”), 4 (secondo cui “Le Parti si astengono da qualunque forma di ingerenza diretta o indiretta negli affari interni o esterni che rientrino nella giurisdizione dell’altra Parte, attenendosi allo spirito di buon vicinato. Nel rispetto dei principi della legalità internazionale, l’Italia non userà, né permetterà l’uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile contro la Libia e la Libia non userà, né permetterà l’uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile contro l’Italia” e 5 .(secondo cui “In uno spirito conforme alle motivazioni che hanno portato alla stipula del presente Trattato di Amicizia, Partenariato e Cooperazione, le Parti definiscono in modo pacifico le controversie che potrebbero insorgere tra di loro, favorendo l’adozione di soluzioni giuste ed eque, in modo da non pregiudicare la pace e la sicurezza regionale ed internazionale”) del Trattato.

Nell’impero romano una regola era sacra nei rapporti con altri popoli: “pacta sunt servanda”, anche quando le cose volgevano al peggio, per una questione elementare di serietà e correttezza. Nell’Italia dei tempi moderni, erede delle tradizioni romane, sembra che si applichi la opposta regola, secondo cui “pacta sunt delenda”, quando non convengono più.

Beninteso: non è la prima volta che ciò accade con riferimento al nostro Paese, col risultato di accreditarci come un popolo di traditori e comunque di gente inaffidabile. Così è accaduto nel secolo scorso per almeno due volte, e precisamente in occasione della prima guerra mondiale, quando cambiammo alleanze all’ultimo minuto e, in modo ben più evidente, in occasione della seconda guerra mondiale, quando – dopo avere stipulato il c.d. “patto di acciaio” il 22 maggio 1939 (il quale in particolare prevedeva espressamente l’obbligo tra Italia e Germania, in caso di guerra, di non firmare separatamente trattati di pace) – il patto venne stracciato di fatto appena 4 anni più tardi con la conclusione di una pace separata con gli alleati, che venne comunicata l’8 settembre del 1943 (con tutte le conseguenze che ne derivarono).

Per la verità vi fu anche una terza volta, riguardante proprio il colonello Gheddafi. Come si è appreso recentemente, tramite le dichiarazioni del sen. Giulio Andreotti (v. l’articolo del quotidiano “La Repubblica” che le riporta), il governo italiano allora guidato da Craxi, avendo appreso dagli Stati Uniti che il 14 aprile 1986 la US Navy avrebbe, tramite i propri aerei, bombardato la residenza di Gheddafi, nel tentativo di farlo fuori per punirlo per gli attentati che la Libia aveva messa a segno in Germania, tradendo gli alleati, avvertì Gheddafi, il quale in tal modo riuscì a salvare la vita. Se non ci fosse stato l’avvertimento italiano al colonnello, quest’ultimo forse oggi non ci sarebbe più e non staremmo a discutere della cd. “no fly zone” in Libia. Per risposta il Colonnello fece partire un paio di missili terra-terra che, sebbene diretti contro gli americani, colpirono Lampedusa.

Io ero nettamente contrario alla stipula dell’accordo tra Italia e la Libia del colonnello Gheddafi, non solo perchè ques’ultimo è un soggetto inaffidabile, che ha sponsorizzato in passato terroristi, ma anche per i modi (molto impegnativi) in cui il trattato è stato redatto e per la assenza di qualsiasi accenno ai beni espropriati senza indennizzo agli italiani residenti in Libia che, dopo il colpo di Stato del colonnello, erano stati immediatamente cacciati dal paese. Di contro noi ci siamo impegnati a versare 5 miliardi di dollari in 20 anni a titolo di risarcimento per i presunti danni causati dal colonialismo all’inizio del secolo scorso. La dignità di un grande Paese non si svende per degli affari, pur importanti e per evitare gli sbarchi di clandestini.

Anzi, allora avevo scritto al riguardo un editoriale, che mi astenni tuttavia dal pubblicare perchè si trattava di una questione prevalentamente politica. Ben diversa è la situazione odierna, dato che – al di là di considerazioni politiche – sono in ballo principi giuridici, quali quelli del rispetto di un trattato internazionale ratificato da una legge dello Stato.

Il nostro Ministro Frattini (che è un ex Consigliere di Stato e che di diritto dovrebbe masticarne un po’), per giustificare in qualche modo l’operato del Governo, ha dichiarato (v. il comunicato TGcom del 4 marzo scorso) che “il trattato di amicizia tra Italia e Libia deve considerarsi sospeso, non annullato” perché da parte italiana si spera nella nascita di “una nuova Libia” con la quale quell’accordo “dovrà riprendere vigore“; ed ha aggiunto, con un sottile bizantinismo degno di un novello Azzeccagarbugli, che il trattato “è giuridicamente sospeso, perché semplicemente è venuto meno l’interlocutore: un trattato si firma tra due governi ma resta in vigore tra due Stati“. Come dire che il “patto di acciaio” a suo tempo sottoscritto con la Germania di Hitler, dopo l’ordine del giorno Grandi, era da ritenere sospeso e sarebbe stato “trasferito” alla nuova Germania dopo la guerra.

Il concetto è stato ribadito dallo stesso Frattini il 15 marzo scorso, quando, a Parigi, ha dichiarato che “il Trattato di amicizia Italia-Libia ‘sospeso per via di preclusioni internazionali’ non sarà cancellato dall’Italia, che al contrario lo utilizzerà per la Libia del futuro” (v. il comunicato ANSA del 15 marzo).

Ora, non occorre essere esperti di diritto internazionale per comprendere che un trattato ratificato con legge non può essere sospeso “di fatto” e che comunque l’impegno secondo cui “l’Italia non userà, né permetterà l’uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile contro la Libia …”” non riguarda un semplice Governo od uno Stato, ma il territorio di una Nazione (il territorio libico).

Nè nel trattato di amicizia esiste alcuna clausola che consente al Governo di sospenderlo. Contrariamente a quanto dichiarato oggi (20 marzo) durante la trasmissione “Otto e mezzo” de La 7 dal sottosegretario Crosetto, nell’ultimo articolo del trattato non vi è alcuna norma che ne consente la unilaterale sospensione. L’ultimo comma dell’art. 23 che chiude il Trattato stabilisce invece che: “Il presente Trattato può essere modificato previo accordo delle Parti. Le eventuali modifiche entreranno in vigore alla data di ricezione della seconda delle due notifiche con le quali le Parti si comunicano ufficialmente l’avvenuto espletamento delle rispettive procedure interne“.

La confusione di lingue sembra peraltro totale se si raffrontano le dichiarazioni di Frattini, con quelle del Ministro della Difesa La Russa (che è avvocato), secondo cui il trattato “di fatto” è addirittura non sospeso ma annullato o con quelle del presidente della Commissione Esteri del Senato Lamberto Dini (ex Presidente del Consiglio ed ex Governatore della Banca d’Italia), secondo cui il trattato sarebbe annullato di fatto dalla risoluzione Onu, che ha superiore forza di legge internazionale (v. il dispaccio della agenzia Reuters). Stupisce che il supremo garante delle forme, e cioè il nostro Capo dello Stato, che si è recentemente rifiutato di promulgare il decreto legislativo sul federalismo fiscale per la mancanza di una approvazione del Parlamento, non abbia rilevato tutto ciò ma anzi spinga per una partecipazione attiva all’azione militare contro la Libia.

In questa situazione confusa, con una legge che ha ratificato un trattato ancora in vigore, ci accingiamo non solo a mettere a disposizioni basi aeree ed a far agire i nostri aerei, ma abbiamo già rotto le relazioni diplomatiche con Tripoli, mediante l’integrale abbandono del personale dell’ambasciata, rinunciando di fatto a svolgere un possibile ruolo di mediazione tra le due parti contendenti, così come si propone invece di fare la Germania, atteso che probabilmente (almeno nel breve periodo) si va verso una spaccatura della Libia in due tronconi (la Cirenaica, in mano agli insorti e la Tripolitania in mano a Gheddafi), a meno di non volere prefigurare un attacco di terra. La presenza di un trattato, approvato con legge dello Stato e che non è possibile sospendere “di fatto”, poteva essere un buon motivo per affiancarsi alla Germania e prestarsi ad un possibile ruolo di mediazione.

Sta di fatto che, comunque andranno le cose, esse, così come sono state impostate, andranno male per l’Italia.

Se prevarrà Gheddafi con le sue forze di terra, saremo considerati dei traditori e subiremo dure conseguenze (espropriazione senza indennizzo dei pozzi di petrolio e gas gestiti dall’Eni, che, su invito del nostro Governo, sono stati abbandonati dal relativo personale), nonchè qualche probabile rappresaglia (incremento degli sbarchi dei clandestini, azioni militari dimostrative, ecc.), non appena la situazione si riassesterà.

Se prevarranno gli insorti, nella migliore delle ipotesi, saremo sempre considerati quelli che avevano sostenuto (con 5 miliardi di dollari) Gheddafi – non a caso, come riportano i corrispondenti, Bengasi è piena di scritte a favore di Sarkozy e contro l’Italia – e comunque l’attuale rapporto di 244 mila barili di petrolio al giorno per l’Italia, tramite l’ENI contro i 53 per la Francia, tramite la TOTAL si ribalterà (per gli interessi petroliferi che stanno dietro l’operazione libica v. l’accurato articolo di Michel Chossudovsky, professore di economia all’Università di Ottawa (Canada), tradotto in italiano, con il titolo L’”operazione Libia” e la battaglia del petrolio; v. anche la versione originale in lingua inglese pubblicata nel sito Global Research).

Se si arriverà alla spaccatura della Libia in due tronconi (Cirenaica in mano agli insorti e Tripolitania in mano al Colonnello), poi le cose andranno ancora peggio. Per non parlare poi del moltiplicarsi di sbarchi di libici che, sotto la spinta dei bombardamenti “umanitari” dei cd. “volenterosi”, sarà impossibile fronteggiare e comunque respingere. La concessione delle basi aeree italiane non è stata nemmeno stata subordinata ad un impegno di assorbimento della marea di rifugiati da parte della Francia e della Gran Bretagna, dato che i loro bombardamenti “umanitari” finiranno per incrementare notevolmente il fenomeno.

Chi ci guadagnerà, in ogni caso, sarà la Francia la quale non si sta muovendo certo per scopi ideali di libertà e giustizia (non a caso proprio la Francia era, fino a poco tempo fa, uno dei maggiori sostenitori degli uomini forti della Tunisia e dell’Egitto recentemente spodestati), che, per effetto del vacillare degli Stati Uniti, sta assumendo sempre più il ruolo di superpotenza regionale, con tratti imperialistici anche nel campo economico (v. il recente acquisto della Bulgari e la scalata alla Parmalat) e che per giunta respinge sistematicamente alla frontiera di Ventimiglia tutti i clandestini sbarcati negli ultimi tempi, nonostante che essi siano francofoni e vogliano riunirsi ai loro familiari residenti in Francia. Altrettanto farà quando arriveranno i libici (i quali non sono nemmeno francofoni), a dispetto dei dichiarati intenti di tutelare la popolazione della Libia.

In questo quadro la nostra richiesta di adibire Capodichino a sede operativa per gli attacchi aerei contro la Libia e è da ritenere, oltre che giuridicamente insensata, semplicemente penosa. Per non parlare poi delle (a dir poco infelici) dichiarazioni del Ministro La Russa circa il nostro presunto ruolo di meri “affittacamere”, che tuttavia ben descrivono la nostra situazione, con una unica differenza: gli affittacamere riscuotono la pigione, noi otterremo quale ricompensa solo altri clandestini che nessuno verrà con noi dividere e, nella migliore delle ipotesi, l’addio a gran parte dei pozzi e delle infrastrutture create dall’ENI, con in più la conferma del marchio di inaffidabilità.

Giovanni Virga, 19 marzo 2011.

Category: Società

Commenti (6)

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  1. Antonio Ferraro ha detto:

    Ch.mo prof. Virga,
    concordo con Lei che l’Italia non ha rispettato gli impegni assunti solennemente con la Libia.

    Con l’occasione, Le chiedo, inoltre, di poter sapere che fine ha fatto l’impegno di dare libero accesso per 4 giorni (e cioè fino a domenica 20.03.11)alla copertina corrente di lexItalia da Lei altrettanto solennemente assunto il giorno della festa dell’Unità d’Italia (17.03.11), visto che oggi (20.03.11) ho cercato di accedere liberamente alla copertina anzidetta ma tale accesso mi è stato totalmente negato in quanto non abbonato.

  2. Massimo Perin ha detto:

    Anche questa volta, tra l’altro in una materia non sempre seguita sulla Rivista, il Prof. G. Virga, coglie nel segno.

    Erasmo da Rotterdan scriveva nell’Elogio della follia non c’è niente di più sciocco che trattare con leggerezza questioni serie.

    Ebbene, la prudenza (per adesso scavalcata) del leader della Lega Nord (e della Germania) è stata evitata proprio con un atteggiamento troppo leggero.

    Possibile che non era possibile cercare sulla questione libica una via politica (anche senza tifare per Ghedaffi) internazionale diversa dal conflitto? Purtroppo oggi il mondo ha una crisi ogni giorno (ieri il terremoto in Giappone, oggi il conflitto con la Libia, domani chissà!).

    Forse a livello internazionale le varie organizzazioni (dall’ONU al G8), dovrebbero studiare qualcosa in più per anticipare le crisi e per raffredarle.

  3. Giovanni Virga ha detto:

    Rispondo alla seconda parte del messaggio di Antonio Ferraro.

    La Casa editrice in effetti aveva assunto l’impegno di lasciare libero accesso ai documenti per 4 giorni.

    Tuttavia si è accorta, tramite i dati del server, che l’accesso stesso è servito a diversi utenti per copiare integralmente i documenti della copertina ed anche quelli (contenuti nella cartella del 2011) in essa non compresi, mediante appositi crawler.

    Appunto per questo il periodo di 4 giorni è stato ridotto a 2, con la preventiva modifica del messaggio in copertina. Per la precisione i documenti indicati in copertina sono rimasti liberamente accessibili da giovedì 17 marzo fino alla mattina del sabato 19 marzo.

    Come al solito, si dà una mano e taluni si prendono anche il braccio. Con la conseguenza che tutti ne pagano le conseguenze.

    Non mi sembra comunque possibile paragonare gli impegni assunti da una Nazione con un trattato bilaterale ratificato dal Parlamento mediante apposita legge formale, con la disponibilità unilateralmente offerta dalla Casa editrice, che, nel caso di constatati abusi, è soggetta a revoca.

  4. Vincenzo Papadia ha detto:

    Caro Prof.G.Virga, la vicenda drammatica che l’Italia vive oggi per la Libia è il frutto amaro della guerra perduta ’40/45 e del Trattato di Parigi del 1947. L’Italia ha potuto riarmare l’esercito soltanto sotto le bandiere N.A.T.O.La stessa nave (portaaerei?)Garibaldi, prodotta nei cantieri di Monfalcone, fu una forzatura del Sen. Spadolini, Capo del Gocerno nel 1981.Inoltre, Sarkozy ci tiene in nun pugno perché l’energia elettrica delle sue centrali nucleari per tutto il Nord Italia (Piemonte,Liguria, Lombardia, Veneto,ecc) è vita per fabbriche e civili. L’azione intelligente dell’ENI, a livello internazionale, fa invidia a Francesi ed Inglesi. “Albione resta sempre perfida”. Ci tocca fare più parti in commendia.Il nostro Paese, per demagogico orientamento popolare, è prevalentemente pacifista ed ecologista! Qualsiasi coalizione fosse al Governo non sfuggirebbe alle contraddizioni di dover essere una grande potenza nel G8 e nel G20, ma a condizione di andare d’accordo con madre(Inghilterra) e figlia (U.S.A.).Ogni volta che tentiamo di darci un’autonomia siamo segati come un vecchio tronco dai nostri teorici parteners europei e d’oltre oceano. Alcide De Gasperi (compianto) capì la antifona e adeguo il comportamento dell’Italia a ciò che poteva passare il convento internazionale dei vincitori ad una nazione sconfitta e che perdette parte del terriotrio nazionale e subì le foibe! Oggi le nostre contraddizioni apparenti sono il frutto del nostro vissuto. Non ci si dimentichi che Francesco Crispi stringeva rapporti e patti segreti con Bismark anche per le conquiste d’Africa contyro l’impero Turco ma anmche per ridurre la famelicità degi Britannici e dei Francesi verso i Paesi africani. Ovviamente loro per democratizzarli e liberarli a chiacchere noi per sfruttarli, ma parimenti a loro. Come finirà la vicenda odierna? Con la divisione in tre dell’ex Libia: la Cirenaia (sotto il protettorato Franco/Inglese) che dovrà pure pagare i debiti di guerra contratti con chi li ha aiutati nella fase della ribellione ; la Tripolitania ( sotto protettorato dell’ONU sino a diverso assetto da giocarsi al tavolo dei trattati); il Fezzan sarà luogo di interdizione protetto dei caschi blu dell’O.N.U.). Il disegno viene da lontano! Eppure nessuno si indignò (se non qualche italiano timidamente) quando nel 1970 ben 20.000 italiani furono espulsi dalla Libia confiscati di tutto. Mia zia Italia Citarella e suo marito Nicola, che erano ricchi impenditori e commercianti di Tripoli, tornarono nudi in Italia e furono ospiti della mia famiglia a Roma.Lo Stato italiano tacque (al Governo c’erano Moro, Colombo, Andreotti; all’opposizione quelli del P.C.I. ancora sputavano addosso ai rimpatriati a Napoli come se fossero i vecchi fascisti responsabili di tutte le brutture del mondo!. Purtroppo dalla condizione di minorità politica internazionale non è facile uscire poiché l’ex Presidente dell’I.R.I. Prodi ( poi anche capo del Governo) ha disctrutto le irizzate e l’intervento dello Stato in economia. Da esportatori nobili di acciaio pesante simo diventati importatori. Se abbiamo chiuso i nostri Arsenali militari di Taranto La Speczia e Venezia e tutta la prodzuzione di armi passa dalle mani delle imprese silenzione di Brescia e Bergamo, senza un disegno statuale sul tutto. Purtroppo siamo obbligati ad accodarci magari prendendo per nobili le parole dette alla radio stamani dall’On. Bersani “Sianmo a sostegno della rivolta democratica dei popoli africani, iniziata con la morte di un tunisino eroico, per questo non possiamo sottrarci ai nostri doveri internazionali assunti dall’O.N.U.” Purtroppo, 4.500.000 stranieri(ufficiali) sul suolo italico si sono aggiunti in meno di 5 anni ai 56.450.000 italiani: in vero ve ne sono altri 5.000.000 sparsi per l’Italia che vanno e vengono( per studio, sturismo, clandestinità, prostituzione, droga, armi): l’Italia non potrà reggere il peso a lungo di ulteriori emograzioni bibliche provenienti dal mare del Sud. Nessuno è ora in grado di capire che gioco a livello internazionale si sta giocando a danno dell’Italia. Arcana Imperii! Allo stato attuale degli atti e dei fatti la coalizione politico/partitica di maggioranza e quella di opposizione sono deboli per fronteggiare vicende gigantesche, che cambieranno la geografia, la politica e la storia del nostro Paese. Id est!

  5. Giovanni Virga ha detto:

    Ringrazio tutti coloro che sono finora intervenuti, anche se non sono riusciti a sciogliere i miei dubbi circa la perdurante vigenza (o meno) del trattato di amicizia tra Italia e Libia.

    Sono tuttavia riuscito a trovare un recente articolo in merito del Prof. Natalino Ronzitti, docente di Diritto Internazionale nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università Luiss ”Guido Carli” di Roma, che segnalo all’attenzone dei lettori (clicca qui per consultarlo) e che richiama, come avevo fatto pure io, il principio secondo cui “pacta sunt servanda”.

  6. Dario Chierici ha detto:

    Condivido l’opinione del Prof. Virga: gli argomenti sostenuti da coloro che invocano la sospensione o l’annullamento del trattato paiono del tutto inconsistenti.
    Va soltanto precisato, in punta di fatto, che l’UDC ha votato contro la ratifica del trattato e non a favore come ha erroneamente scritto il Prof. Virga.

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