Il mercato comune europeo ed i suoi prezzi differenziati: perchè in Italia un prodotto costa molto più che in Francia?

di | 7 settembre 2011 | 1 commento Leggi

Chiedo scusa ai lettori se, come al solito, approfittando del periodo ancora estivo, inserisco nel weblog un messaggio su di un tema che esula da quelli solitamente trattati. Ma, come i lettori avranno modo presto di accorgersi, si tratta di un tema di grande rilevanza (riguarda l’andamento dei prezzi in Italia e la integrazione del nostro Paese nel mercato comune europeo), specie nel difficile momento economico che stiamo attraversando, in cui si parla sempre più insistentemente di una possibile creazione di due euro: il primo destinato ai paesi con le economie più forti, il secondo (di valore minore e destinato a maggiori fluttuazioni) riservato ai c.d. P.I.I.G.S. (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna).

Per far questo partirò da un episodio apparentemente minore, ma estremamente significativo. Molto spesso, infatti, attraverso le piccole cose, è possibile comprendere il funzionamento di quelle più grandi (si parva licet componere magnis, come diceva Virgilio nelle Georgiche).

Come probabilmente molti lettori già sanno, avendo letto qualche precedente mio scritto, negli ultimi tempi mi sono interessato agli ebook, che, ne sono convinto, presto rimpiazzeranno i tradizionali libri cartacei (con indubbi vantaggi in termini di costo, reperibilità dei libri, loro aggiornamento e, non ultimo, di ingombro e peso; basti pensare che la sola memoria residente in un lettore può contenere oltre 1500 libri; è come portarsi una intera biblioteca in tasca).

Lo sviluppo degli ebook dipende ovviamente da vari fattori, primo fra tutti quello dell’evoluzione dei loro lettori. Lo sviluppo attuale degli ebook reader è ancora suscettibile di molti miglioramenti (il fondo degli schermi dei attuali lettori è ancora grigio, anche se è stato aumentato il rapporto di contrasto, grazie all’attuale generazione di schermi e-ink pearl e la risoluzione si avvicina ai 200 d.p.i. – dot per inch – mentre la risoluzione dei migliori libri stampati è di 300 d.p.i.). Per questo seguo attentamente gli sviluppi degli ebook reader.

Recentemente la Sony ha annunciato il lancio di un nuovo modello (chiamato PRS T1), che in realtà costituisce un aggiornamento del precedente modello (PRS 650), con qualche piccolo, ma significativo, miglioramento e, soprattutto, con un abbassamento notevole di prezzo, in modo da allinearsi alla concorrenza (costituita dal Kindle 3 della Amazon e dal nuovo Nook Touch della Barnes and Noble).

E’ stato quindi annunciato che il nuovo modello sarà commercializzato negli USA al prezzo di 149 dollari. Contemporaneamente è stato annunciato che in Europa lo stesso modello sarà venduto a 149 euro. In realtà 149 dollari, al cambio attuale, non corrispondono affatto a 149 euro (ma a 106 euro), ma ormai si sta consolidando la prassi di rapportare il dollaro con l’euro secondo una proporzione di 1 a 1, senza tener conto del cambio; lo stesso ha fatto la Apple con l’Ipad.

Fin qui, quindi, nulla di strano, anche se è sgradevole per un europeo sapere che è chiamato a pagare in euro molto di più di quanto paga un consumatore americano. Nè risulta che le Autorità comunitarie abbiano rilevato alcunchè al riguardo, forse perchè troppo occcupate con problemi fondamentali quali, ad esempio, il diametro dei piselli che è possibile commercializzare in Europa o la lunghezza delle banane che si possono importare.

La cosa veramente strana è invece che, mentre nei siti della Sony dei principali Paesi europei (Germania, Francia ed Olanda) il nuovo modello viene offerto già in prenotazione a 149 euro, nel sito Sony.it relativo al nostro Paese, mentre il primo giorno dopo l’annuncio era stato indicato del pari il prezzo di 149 euro, il giorno dopo, inesplicabilmente, senza alcuna giustificazione, è stato indicato il prezzo di 199 euro (e cioè di ben 50 euro in più). E così è rimasto fino ad oggi.

La cosa non è ovviamente sfuggita agli attenti frequentatori dei forum specializzati e qualche utente ha scritto alla Sony per ottenere spiegazioni in merito.

La laconica risposta della Sony lascia sconcertati: hanno risposto che l’inserimento nel primo giorno del prezzo di 149 euro era dovuto ad un errore di digitazione dell’incaricato all’aggiornamento del sito web italiano e che la Sony, in ogni caso, si riserva l’insindacabile diritto di stabilire il prezzo per ciascun paese.

Nel caso in questione, tuttavia, non si tratta di una minima differenza, spiegabile magari con riferimento ai regimi fiscali diversi (in Italia, anche se per poco, l’IVA è attualmente al 20%, in Francia al 19,6% al quale va aggiunto un ulteriore balzello che la porta a circa il 20,5%, in Germania è del 19%) od a spese di trasporto diverse (i costi di spedizione sono quasi eguali in tutti i principali Paesi europei), ovvero ancora al fatto che l’euro italiano vale meno di quello tedesco, francese od olandese; questo – almeno fino ad ora – non è vero, domani non si sa.

Ho cercato di spiegarmi le ragioni della clamorosa differenza di prezzo, fino a che un addetto ai lavori non mi ha svelato l’arcano; la soluzione del problema risiede in una semplice parola, che ha – a quanto pare – un effetto magico sugli italiani: e la parola incantata, che apre sorprendentemente le porte dell’affare, è “sconto”.

L’italiano, com’è noto, per sua natura tende a considerarsi più furbo degli altri e gioisce se può ottenere (come si usa nei mercati arabi) uno sconto, magari apparentemente elevato, in modo da poter dire: io ho fatto un affare, sono più dritto degli altri che hanno comprato a prezzo intero.

Personalmente diffido di coloro che mi dicono: guardi che, siccome Lei mi è molto simpatico, le faccio un prezzo speciale, riservato solo a Lei. Quando mi dicono così, sento quasi sempre puzza di bruciato e mi chiedo quale sia l’inghippo. Ma mi rendo conto di essere un italiano anomalo, tremendamente sospettoso e che molti miei connazionali, molto spesso, di fronte ad una offerta speciale, riservata ovviamente solo a loro e dovuta solo alla simpatia che promanano, abboccano e si sentono perfino dei grandi affaristi e dei furbi, ben diversi da quei “fessi” che hanno comprato a prezzo pieno senza nemmeno fare il tentativo di prammatica, chiedendo: me lo fa uno sconticino?

Se la Sony avesse fissato in Italia (così come in Germania, Francia ed Olanda) un prezzo di partenza di 149 euro (comprensivo di imposte e spese di spedizione), lo spazio per potere praticare sconti sarebbe stato molto ridotto, se non inesistente.

Fissando invece in Italia un prezzo al pubblico di ben 50 euro superiore, c’è ampio spazio per gli sconti dei rivenditori. Così, alla fine, tutti in Italia saranno contenti. Sembra insomma di assistere all’immancabile “happy end” che accompagna i migliori film americani.

Ricapitoliamo:

a) Sony Italia sarà contenta di ottenere, tramite le vendite effettuate direttamente tramite il suo sito, un sovrapprezzo extra di 50 euro tondi tondi e in ogni caso potrà praticare più generosi sconti ai rivenditori;

b) i rivenditori, dal canto loro, saranno contenti di potere fare maggiori profitti, magari offrendo qualche sconto (del 10-15%) sul prezzo di listino, per allettare i consumatori;

c) il consumatore italiano, infine, sarà molto lieto di acquistare dal rivenditore un apparecchio a prezzo scontato (lo sconto ovviamente dipenderà dal grado di simpatia o dall’insistenza del singolo acquirente), pensando di avere fatto un affare, fregando quei poveri fessi che hanno acquistato a prezzo pieno.

Tutto bene quindi? Non poi tanto.

Facciamo un esempio: il rivenditore pratica uno sconto sul prezzo di listino di 20 euro, offrendo il Sony PRS T1 a 179 euro (piuttosto che ai 199 euro pretesi dalla Sony per l’Italia); il consumatore penserà di avere fatto un affare, ma in realtà è stato appena buggerato di ben 30 euro rispetto al consumatore tedesco o francese, che paga solo 149 euro per lo stesso apparecchio.

La morale della favola è semplice e può essere così brutalmente riassunta: molto spesso pensare di essere furbi, significa essere fessi.

Qualcuno dirà: è sempre possibile acquistare all’estero, grazie ad Internet. La soluzione tuttavia non è indolore: a parte il fatto che nei vari siti stranieri della Sony è specificato che l’acquisto può essere effettuato solo da persone residenti nei Paesi ai quali i singoli siti si riferiscono, anche se si trova un commerciante “on line” francese o tedesco che vende all’estero a 149 euro, si dovranno pur sempre aggiungere le spese di spedizione e si avrà non la garanzia italiana di durata indefinita, ma una garanzia europea di durata annuale.

Stupisce comunque che una casa produttrice seria come la Sony si sia prontamente adeguata alle pratiche (da suk arabo) vigenti in Italia.

Qualcuno si chiederà: ed il mercato comune europeo e la moneta unica (che dovrebbe valere lo stesso in tutti i Paesi europei) che fine fanno? La risposta che viene da mercato è purtroppo sconsolante: non tutti i Paesi europei sono eguali e meritano lo stesso trattamento. E’ questo, purtroppo, il prezzo da pagare per la troppa furbizia e, soprattutto, per la mancanza di serietà.

Giovanni Virga, 7 settembre 2011.

P.S. dell’8 settembre 2011 (anniversario del “si salvi chi può” che fece seguito all’annuncio dell’armistizio del 1943): rileggendo il mio articoletto, mi sono reso conto che con esso non sono riuscito ad evidenziare che, tra i tanti problemi che affliggono il nostro Paese, ce n’è uno particolarmente grave e cioè che non esiste alcun organismo che eserciti una vigilanza effettiva sui prezzi, con poteri di intervento nel caso di aumenti ingiustificati. L’apposita Autorità istituita anni addietro (c.d. Mister prezzi) è caduta nell’oblio ed i prezzi (come ad esempio quelli della benzina e del gasolio) salgono senza alcun controllo (mentre ad es. quelli del petrolio scendono).

Spero di essere cattivo profeta, ma temo che il preannunciato aumento dell’IVA contenuto nell’ultima versione della manovra finanziaria aggiuntiva costituirà il pretesto per un aumento generalizzato dei prezzi, che avverrà senza alcun serio controllo, quando già l’inflazione è, secondo gli ultimi dati, al 2,8 per cento. In tal modo non avremo una patrimoniale, ma una maggiore inflazione che, a ben vedere, è una specie di patrimoniale che colpisce tutto e tutti (tranne che lo Stato, che stampa la carta moneta e che sarà costretto solo ad aumentare i giri delle rotative).

Category: Società

Commenti (1)

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  1. Vincenzo Papadia ha detto:

    Caro Prof. Giovanni Virga,

    ai tempi del Governo Craxi (1986:Italia IV potenza mondiale)) si doveva realizzare la lira pesante con cambio 1/1000. Gli onesti e probi si opposero: non se ne fece alcunché. Sicché, avremmo potuto cambiare euro/lira 1/1000.La fine che ci hanno fatto fare i soliti probi e gli onesti è che abbiamo da oltre 10 anni cambiato ad 1/1936,27. Esattamente il doppio del vero valore dell’Euro.

    Così iniziarono i nostri guai, che non sono più finiti e non finirano: una bolla finanziaria speculativa opera a livello mondiale contro il nostro Paese.Ci vogliono comprare a quattro soldi.

    Ecco il crollo delle borse. Ecco il ritardo dei Governi europei sull’uso della B.C.E.e via enucleando.L’Euro oggi vale più del dollaro: ci vogliono 1440 dollari per acquistare 1000 euro. E questo è un fatto irrefutabile.

    Ma è forse Sarkozi il nuovo padrone d’Europa deputato anche da Obama?! Il caso della Libia docet! E’ lui che ha distribuito tra 60 Paesi il bottino di guerra, a Parigi.Il doppio regime dell’Euro dopo i sacrifici fattoci fare da Azeglio Ciampi sarebbe la fine della Comunità Europea. Ma cosa vogliono ancora gli “gnomi finanziari di Berlino”, rientrati dagli U.S.A.dopo la caduta del muro? Vogliono forse le nostre 2548 tonnellate di riserve d’oro tenute dalla Banca d’Italia?

    La questione da Lei sollevata circa l’azione commerciale scorretta della SONY a me pare una truffa ai dani dei consumatori italiani poiché il valore attuale dell’Euro è uguale in tutta l’Europa dei 17 Paesi che la usano istituzionalmente. Occore anche valutare se sull’argomento si sono violati i trattati dell’Unione in materia di concorrenza sleale degli altri Paesi verso l’Italia.

    L’imbroglio dal Lei denunciato è perciò, un altro di tanti ai quali si sta assistendo, con rabbia e dolore di italiani beffati!

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