Monti e l’insegnamento di Bismarck

di | 13 novembre 2011 | 5 commenti Leggi

Sosteneva il “cancelliere di ferro” Otto von Bismarck – come racconta lo storico inglese Alan J.P. Taylor, nella sua monografia intitolata “Bismarck – L’uomo e lo statista”, tradotta in italiano per i tipi della Laterza, 2004 – che gli statisti non hanno il potere di modificare gli eventi, ma solo quello più ridotto di governarli al meglio (anzi, come egli più efficacemente diceva, gli statisti possono soltanto “governare la nave dello Stato nella corrente del tempo”).

Famosa e più volte citata (v. al riguardo, oltre al già ricordato saggio di Taylor, anche il primo libro della trilogia di Richard J. Evans, La nascita del Terzo Reich, Mondadori ed. 2006) non è solo la sua icastica definizione della politica (concepita come “l’arte del possibile”), ma anche la frase allo stesso attribuita secondo cui: “Uno statista non è in grado di creare nulla. Deve solo attendere ed ascoltare finché non sente i passi di Dio che risuonano in mezzo agli eventi; a quel punto deve balzare in piedi ed attaccarsi all’orlo della Sua veste”.

E’ quello che dovrebbe fare il neo senatore a vita Mario Monti, che sarà verosimilmente nella giornata di oggi incaricato di formare il nuovo Governo italiano. Poichè non è possibile governare la tempesta finanziaria che si è abbattuta sull’Italia negli ultimi tempi, è auspicabile che egli governi la nave italiana, nonostante che essa sia zavorrata dall’imponente debito pubblico, conducendola fuori dalle attuali burrasche.

Per la verità anche Berlusconi, nel 1994, allorché scese in campo, sentendo i passi di Dio (o, per chi non crede, della Storia) che risuonavano in mezzo agli eventi della prima Repubblica italiana, per usare le parole di Bismarck, era balzato in piedi e si era attaccato “all’orlo della Sua veste”.

Solo così si spiega il successo elettorale che allora riportò e che era destinato a ripetere nel corso degli anni, nonostante tutte le sue traversie giudiziarie e le cadute di stile. Peccato che non si sia reso conto che, per rimanere attaccato alla veste di Dio (o della Storia), non è sufficiente balzare al momento giusto, intuendo i bisogni della società, ma occorre anche varare le riforme promesse.

Quando Berlusconi scese in campo, l’Italia sembrava (sia pure a parole, qualcuno dirà), pronta, dopo tanti anni di compromesso storico strisciante e dopo la caduta del muro di Berlino, ad una rivoluzione liberale. Una promessa questa, più volta ripetuta dal Cavaliere nelle successive campagne elettorali, che era destinata a cadere nel nulla, come ci si è resi progressivamente conto, dopo che gli uomini più significativi e prestigiosi (tanto per citarne due: Martino ed Urbani), i quali avrebbero dovuto garantire tale rivoluzione, si erano allontanati o comunque erano stati emarginati a tutto favore di una rutilante corte di “nani e ballerine” di craxiana memoria.

Perfino uno dei pochi uomini di qualità, che Berlusconi era stato costretto a mantenere nel corso degli anni (per via del ruolo delicato ricoperto) e cioè il Ministro Tremonti, pur non essendo un vero e proprio liberale, negli ultimi tempi si era allontanato dal suo originario mentore.

Era quindi inevitabile che il sistema implodesse, soprattutto a fronte di una crisi economico-finanziaria facilitata certo dall’imponente debito pubblico, ma anche aiutata, se non innescata, dalle massicce vendite di titoli di Stato italiani da parte di istituti di credito stranieri (si è, tra l’altro, appreso ufficialmente che due importanti istituti di credito francesi, quali BNP Paribas e Credit Agricole nei mesi scorsi hanno alleggerito massicciamente i loro portafogli titoli, vendendo CCT decennali dello Stato italiano).

Può quindi dirsi, parafrasando Bismarck, che Berlusconi, pur essendo balzato per tempo, aggrappandosi alla veste di Dio e della Storia, non ha avuto una presa sufficientemente forte da restare attaccato, nonostante tutte le aperture di credito ricevute dagli elettori nel corso dell’ultimo ventennio.

E’ da sperare che il probabile neoincaricato Primo Ministro Monti, il quale dispone di un tempo ben più limitato, non faccia lo stesso errore; pur essendo balzato in piedi al momento giusto, grazie alla felice intuizione del nostro Presidente Napolitano, spiazzando altri possibili candidati (tipo Montezemolo o Amato), occorre che si tenga ben saldo, varando – piuttosto che la valanga di ulteriori tasse che invocano non solo i sindacati ma perfino Confindustria (caso questo invero singolare, che dovrebbe far riflettere) o la svendita di aziende di Stato che i nostri cugini d’oltralpe si prefigurano (non evidentemente contenti di avere acquisito negli ultimi tempi marchi importanti, quali BNL, Parmalat, Bulgari e, negli scorsi giorni, Brioni) – una serie di riforme strutturali (e direi in senso lato liberali) che il nostro Paese da tempo attende invano.

Sembra che Monti stamane, ai giornalisti che l’attendevano davanti al suo albergo, abbia dichiarato solo: vedete che bella giornata è quella di oggi. Mi auguro che gli italiani, tra qualche mese, possano dire altrettanto.

Giovanni Virga, 13.11.2011.

Category: Società

Commenti (5)

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  1. Massimo Perin ha detto:

    Le giuste osservazioni del Prof. Virga lasciano trasparire un pò di ottimismo, nonostante la gravità della crisi finanziaria. Ebbene, il rischio di default per lo Stato italiano non è superato, proprio per la massiccia speculazione finanziaria che si è abbattuta sul nostro Paese per un’evidente crisi di credibilità del sistema politico. L’Italia è un grande Paese, con un grandissimo e unico patrimonio culturale (già questo sarebbe sufficiente per impedire un fallimento) ora si tratta di rilanciare le nostre ricchezze, spegnere le TV piene di spazzatura, e contenere, finalmente, il debito pubblico, attraverso serie politiche di risparmio, di lotta agli sprechi e di responsabilizzazione forte di coloro che, ai vari livelli di governo, amministrano la cosa pubblica.
    Massimo Perin, 13.11.2011

  2. Sergio Auriemma ha detto:

    Un aspetto estremamente difficile del lavoro di uno statista in Italia credo sia divenuto, da tempo, anche quello di prestare attenzione a tutti coloro che si attaccano alla sua “veste”.
    Lo stesso Monti, ho l’impressione, sia già oggi alle prese con questo problema, che nel prosieguo potrà inevitabilmente ed ulteriormente complicare qualsiasi processo autenticamente riformatore.

  3. Claudio ROSSI ha detto:

    Riprendo i giusti richiami del procuratore Perin a proposito della necessità di evitare “sprechi”. La questione grave è che – a via di parlarne – abbiamo perso anche la nozione di cosa è spreco. Per alcuni sono solo le malversazioni di chi commette reati ai danni della PA e della collettività. Per altri, più severi, si tratta di ogni episodio di c.d. “mala gestio”. Spesso capita che vengano perseguiti i classici ladri di polli mentre la fanno franca altri che pure lucrano vantaggi non proprio esemplari. Sono anni, ad esempio, che la lodevolissima Milena Gabanelli denuncia la questione dei magistrati “fuori ruolo” che intascano doppi (lauti) stipendi. Sono anni che vengono denunciati i casi di doppi e tripli incarichi lautamente remunerati. Formalmente queste prassi sono anche conformi a legge. Ma sono veramente conformi a giustizia ed ai dettami della costituzione (art. 97 in primis)?.
    La scorsa settimana (ne parlano le cronache locali) la commissione parlamentare sulle morti bianche si è recata in giro per l’Italia (Avellino e Barletta) per ascoltare in audizione: diversi procuratori della repubblica; diversi prefetti; dirigenti dell’INPS, INAIL, ASL, DPL, Sindaci… etc.. Una liturgia costosa che avrà visto andare avanti ed indietro per l’Italia diverse auto blu, decine e decine tra funzionari, Parlamentari e uomini di scorta. Nulla di illecito, per carità! Ma nel 2011 si fanno ancora così le indagini “conoscitive”? Non esistono ormai mail, computer, Skype, posta certificata e firme digitali e tutto quanto altro raccomanda la funzione pubblica? E questa disperata crisi che viviamo non esigerebbe da tutti, a partire dai vertici delle istituzioni e da chi ha maggiori responsabilità, un atteggiamento decisamente più sobrio?

  4. Condivido in pieno l’osservazione di Claudio Rossi e la critica a tutte (non solo quelle dei magistrati) quelle nomine di “alta ammnistrazione” (con tutto ciò che ne consegue in termini di sindacabilità e meritocrazia) che portano alla moltiplicazione degli incarichi nelle nostre PP.AA..
    Dal risultato, sotto gli occhi di tutti in Europa e nel mondo, è evidente l’inefficacia allo scopo anche di queste nomine di “alta amministrazione”, da cui l’intuitiva conclusione circa la inutilità delle conseguenti duplicazioni di indennità.
    L’unica giustificazione possibile a questa ormai inaccettabile “politica dell’alta amministrazione dello spreco”, sarebbe la sconfortante ammissione di uno scarso livello di competenza e professionalità dei dirigenti amministrativi del nostro paese, tale da imporre che siano “sempre gli stessi” a svolgere più ruoli ed investire più incarichi perchè non ci sono “uomini di qualità e competenza” sufficienti.
    Ma è proprio così? In Italia è veramente così poco nutrito il cerchio degli uomini competenti in amministrazione?
    Una cosa è certa, non ci sono sufficienti politici nè forze politiche “di qualità” che siano state in grado di governare la nave nel mare in tempesta.
    Sono stati costretti ad affidarla ad un “Papa straniero” per riportarla in porto, ma adesso avranno l’umiltà di accettare il loro fallimento collaborando davvero per il govreno della nave? O con un tardivo, utilitaristico sussulto di dignità proveranno a presentare una ricetta in via autonoma?
    In quest’ultimo caso, ci dispiace, ma la decadenza è già maturata e non c’è spazio per protagonistici recuperi tardivi; se si vuole collaborare lo si faccia nell’interesse di tutti e non per poter poi reclamare crediti elettorali.
    L’utile collaborazione dell’intelligenza politica non potrà fondare alcun credito per il futuro, potrebbe solo costituire l’adempimento di un obbligo derivante dal dovuto risarcimento in forma specifica al paese.
    Al nuovo comandante della nave si chiede una sola cosa: equità.

  5. Avv. Michele Casano ha detto:

    Egr. Professore Virga,
    sarebbe davvero auspicabile, penso, che il Governo del Prof. Monti trovasse anche il tempo ed il modo di varare una seria, coraggiosa e rigorosa disciplina di riforma dei reati corruttivi e di quelli fiscali-finanziari, contro la P.A., ma non solo (si pensi ad es. all’incerto statuto e regime giuridico che “governa” la miriade di società pubbliche e parapubbliche, oltre che ad attori di primo piano del “sistema economico” come Banche, Assicurazioni etc., incaricati di e/o eroganti spesso anche pubblici servizi), recependo finalmente anche nel nostro ordinamento giuridico le direttive comunitarie e le convenzioni internazionali adottate già da almeno una decina d’anni a questa parte in subiecta materia, anche e soprattutto per introdurre nuove e più efficaci fattispecie di reato come ad es. la “corruzione privata” ed il “traffico di influenze” (che poi il nostro “lungimirante” Codice Rocco già contemplava, almeno nell’ambito dei rati contro la P.A., fino alla nota riforma del 1990, senon sbaglio, come “interesse privato in atti d’ufficio”….). Tutte “riforme” che B. e la sua maggioranza più o meno mercenaria si sono ben guardati dal fare, in tanti e tanti anni di “(s)governo”…. chissà perchè. Forse perchè si sono sempre mossi in direzione ostinata e contraria, diametralmente opposta. Tutte riforme a costo zero, ma che – come ogni anno ci insegna la Magistratura contabile – potrebbero incidere per miliardi di € sulle finanze pubbliche e/o sui “costi della corruzione” sopportati dal sistema_Paese, e che ne minano in modo gravissimo la capacità competitiva e le potenzalità di crescita, specie al Sud, ma non certo solo al Sud !! Un articolato ed organico progetto di legge in tal senso giace in Parlamento da oltre un anno e mezzo, elaborato anche con la collaborazione di Magistrati come Gherardo Colombo, Bruno Tinti, Piercamillo Davigo, ivi prevedendosi tra l’altro – recte, innanzitutto – il pieno ripristino di figure di reato fondamentali come il falso in bilancio (depenalizzato fin dal 2001-2002 dal governo B.), con ritorno inoltre agli ordinari termini prescrizionali (debitamente accorciati, ad usum delphini….) al riguardo, non è davvero il caso di aggiungere altro, credo, i fatti sono tristemente noti. Anche queste misure di contrasto al malaffare, – che ormai pervade ed infetta il Paese a livelli inopinati, ben oltre quelli della c.d. I^ Rep., e che si riflette del resto nella stessa “pulizia media della fedina penale” dei nostri parlamentari in carica, ben peggiore di quella degli anni di Tangentopoli!! – dovrebbero avere priorità assoluta come quelle propriamente e squisitamente economico-finanziarie e/o di “stabilità” dei conti pubblici di cui tanto si parla, viste se non altro – anche volendo per un attimo prescindere da qualsivoglia valutazione afferente alla sfera di quella che io mi ostino a chiamare “moralità ed etica pubblica” – le ricadute in termini economico-finanziario che anch’esse comportano e/o comporterebbero, già nell’immediato e poi innescando processi virtuosi nel medio periodo. La situazione è emergenziale anche sotto questo profilo, esiste in Italia una “emergenza malaffare” che senza dubbio giustificherebbe il ricorso anche alla decretazione d’urgenza: ciò che ad es. fece il Governo Amato – se non erro – nel 1993 per introdurre una nuova e più efficace disciplina in tema di giudizi per responsabilità contabile-erariale inannanzi alla Corte dei Conti, per contrastare appunto il dilagante malaffare amministrativo, disciplina poi convertita c.m./confluita nelle Leggi 19 e 20 del 1994. Monti dovrebbe fare altrettanto, con coraggio e determinazione, cercando poi in Parlamento la maggioranza, o le maggioranze anche “a geometria variabile” di volta in volta necessarie, anche a colpi di fiducia, se necessario, e smascherando – finalmente ! – davanti all’Italia onesta, oltre che davanti al Mondo, il “partito del malaffare, delle cricche, delle logge, delle mafie”, non scevro peraltro da trasversalità, che ci ha tragicamente portati fino a questo punto. Ma che evidentemente, non pago di ciò, continua a far la voce grossa, a ricattare, a minacciare, a blandire, a porre “condizioni” ed “ipoteche” sul Governo Monti che sta nascendo in queste ore …
    Altro “capitolo” riguarda le aziende e gli affari delle aziende dell’ex Capo del Governo: Monti abbia il coraggio di dire NO ad ulteriori misure legislative “ad aziendam”, e/o a colpevoli “inerzie” rispetto ad adempimenti ormai non più procrastinabili nel rispetto della vigente normativa comunitaria e di ormai risalenti pronunce degli Organi di Giustizia U.E.: situazioni che ci hanno già esposto e continuano ad esporre l’Italia ad onerosissime procedure sanzionatorie-di infrazione, destinate a gravare su tutti i cittadini italiani. Monti faccia davvero capire a tutti che è finita per sempre un’epoca, e che occorre davvero voltar pagina, da subito.
    Cordialmente.
    Michele Casano.

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