Il mito delle liberalizzazioni e la dura realtà della recessione

di | 4 gennaio 2012 | 6 commenti Leggi

Aveva suscitato un grande entusiasmo, non disgiunto da vive speranze, il governo tecnico concepito dalla mente fervida del nostro Capo dello Stato e presieduto dal Professore e neo Senatore Monti.

L’entusiasmo derivava dal fatto che finalmente al Governo erano arrivate persone molto competenti: il che, se è cosa normale e direi anche scontata in tutti gli altri Paesi civilizzati, non lo è in Italia, dove – tanto per dirne un paio – nel Parlamento ormai stazionano schiere di personaggi nominati dai partiti, spesso sconosciuti e le cui qualità sono ignote (un nome per tutti, ormai divenuto famoso: Scilipoti) e nel Governo, fino a poco tempo addietro, figuravano personaggi (come l’ex ministro Carfagna) che nel loro curriculum potevano anche scrivere di aver partecipato, appena qualche anno prima, al concorso di Miss Italia.

Per la verità la propensione a nominare a capo dei vari Ministeri personaggi privi di una competenza specifica costituisce un vezzo antico nel nostro Paese (ricordo al riguardo una battuta, per la verità di grana grossa, che circolava diversi anni addietro sull’allora Ministro all’Agricoltura Pecoraro Scanio, secondo cui un Pecoraro sembrava, in effetti, molto adatto ad occuparsi di agricoltura), ma negli ultimi tempi aveva subito una accentuazione, con conseguente aumento dell’influenza dell’apparato burocratico del Ministero sul suo titolare.

La speranza suscitata dal nuovo Governo derivava dalla storia recente del suo presidente, il quale, come commissario europeo, si era distinto in gloriose battaglie contro i gruppi di potere ed a favore delle liberalizzazioni. In tal senso erano, del resto, le dichiarazioni rilasciate dal Prof. Monti prima della sua formale investitura.

E’ bastato tuttavia appena un decreto, prontamente convertito in legge dal Parlamento, in forza di quella che ho chiamato “la dittatura dell’emergenza”, perché l’entusiasmo si smorzasse e le speranze si affievolissero notevolmente.

Il mito delle liberalizzazioni in Italia, purtroppo, è rimasto ancora tale anche con il Governo Monti.

Le uniche liberalizzazioni previste dal decreto, battezzato dallo stesso Monti con il pretenzioso nome di decreto “salva Italia”, sono quelle che riguardano l’orario degli esercizi commerciali. Ma si tratta di una liberalizzazione più apparente che reale, dato che la giurisprudenza amministrativa già stava aprendo le maglie della legislazione in materia che, sia pure per i comuni turistici, prevede la liberalizzazione degli orari (v. in particolare in tal senso da ultimo la sentenza del T.A.R. Liguria, Sez. II, 13 dicembre 2011, pubblicata in questa rivista, che aveva ritenuto applicabile la liberalizzazione prevista per i comuni turistici anche al Comune di Genova).

Di contro, le preannunciate liberalizzazioni riguardanti le licenze per l’esercizio dei taxi e le farmacie si sono arenate senza una plausibile spiegazione, se non con quella rappresentata dalla potenza delle rispettive corporazioni; a queste ultime, infatti, è bastato minacciare uno sciopero ed una serrata – che avrebbero comportato peraltro l’interruzione di pubblici servizi – per fermare tutto.

La riforma degli ordinamenti professionali è stata poi rinviata di un anno (salvo ulteriori rinvii); il che, tenuto conto che si tratta di un governo tecnico che può durare al massimo in carica un anno e mezzo, per la scadenza naturale della legislatura, non è certo di buon auspicio, non essendo pensabile che la riforma venga disposta nel semestre prima delle elezioni.

Sotto questo profilo la presenza di un governo tecnico (che non deve quindi rispondere ad un elettorato) è stata particolarmente perniciosa, dato che non sapremo mai il nome del gruppo politico (o dei gruppi politici) che hanno appoggiato le corporazioni, determinando il precoce naufragio delle preannunciate liberalizzazioni. Nel caso infatti in cui ci fosse stato un governo politico (non importa se di centrodestra o di centrosinistra) che si fosse piegato al diktat delle corporazioni di turno, sapremmo almeno con chi prendercela nel prossimo turno elettorale.

La delusione è stata addirittura duplice ove si ponga mente al fatto che, al fine di “salvare l’Italia”, i nostri tanto competenti Ministri non hanno trovato di meglio che aumentare la già elevata tassazione con una serie di balzelli (come quelli sulla benzina e il preannunciato aumento dell’IVA), peraltro non particolarmente innovativi, che finiranno per aumentare l’inflazione, ma che finiranno per dare un duro colpo all’economia, che non a caso è già in fase di recessione. Anzi il combinato-disposto dei due effetti delle misure varate (aumento dell’inflazione e recessione) determinerà probabilmente il fenomeno che gli economisti chiamano stagflazione (e cioè stagnazione più inflazione),che costituisce il peggiore scenario nel campo economico.

Tutti sanno – anche coloro che non sono laureati alla Bocconi – che in periodi di crisi economica occorre non già aumentare la tassazione (specie allorché, come in Italia, è già altissima), ma ridurre le spese, anche al fine di evitare che gli ulteriori balzelli non riescano nemmeno a compensare la contrazione delle entrate erariali derivanti dalle misure stesse. I buoni pastori sanno che, se si tosano le pecore sino alla carne viva, c’è il rischio che la lana prodotta in seguito sarà inferiore a quella prodotta in passato con una tosatura meno radicale.

Tuttavia, nel nostro Paese, i tecnici non solo non hanno trovato il coraggio di liberalizzare, ma nemmeno quello di ridurre le spese, specie tutte quelle (come le missioni militari all’estero) che non possiamo più permetterci. Non a caso, subito dopo l’adozione del c.d. “decreto salva Italia”, è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale un decreto legge che rifinanzia le missioni militari all’estero, senza alcuna riduzione.

D’altra parte non promettono molto bene – per ciò che concerne le nostre libertà, delle quali dovremmo essere tutti molto gelosi – le misure varate per combattere la mala pianta dell’evasione fiscale.

Infatti, a tal fine, piuttosto che far leva sulla misura del c.d. “conflitto di interessi” da molti esperti invocata (costituita dalla possibilità di potere dedurre, sia pure in maniera ridotta, dal reddito le spese sostenute con vari professionisti – come gli idraulici e gli indoratori – che solitamente sono invisibili al fisco e non emettono quasi mai fatture), il recente decreto “salva Italia” ha previsto il divieto di operazioni in contanti oltre 1.000 euro e la segnalazione automatica all’Agenzia delle entrate nel caso di prelevamento dal proprio conto di somme superiori a detto importo.

Gli effetti di questa nuova misura non si sono fatti attendere: si è infatti appreso in questi giorni che l’INPS sta inviando oltre mezzo milione di raccomandate ad altrettanti pensionati informandoli che non potrà pagare le loro pensioni superiori a 1.000 euro in contanti presso gli uffici postali ed invitandoli ad aprire un conto corrente bancario o postale presso cui accreditare le somme. Il che costringerà moltissime persone assai anziane a recarsi in banca per aprire (forse per la prima volta nella loro vita) un conto. E ciò magari per poi chiedere alla banca il pagamento della pensione in contanti. Una partita di giro che si poteva senz’altro evitare.

Inoltre quasi tutte le banche hanno adottato una procedura praeter legem secondo cui, nel caso in cui il correntista chieda di ritirare dal proprio conto una somma in contanti di oltre 1.000 euro, deve compilare apposito modulo nel quale specifica le ragioni del prelievo. Si tratta, come appena detto, di una procedura praeter legem, dato che nel caso di prelevamenti di importi superiori a 1.000 euro la legge prevede solo la segnalazione del prelevamento all’Agenzia delle entrate, la quale potrà successivamente chiedere eventuali chiarimenti al contribuente. Ma in Italia spesso si è più realisti del re e si sono inventate le giustificazioni preventive.

Gustoso è l’episodio che al riguardo riferisce Pietro Ostellino in un articolo pubblicato oggi, a pag. 34 del Corriere della Sera, dopo avere fortemente protestato contro questa misura che – così come attuata dalla banche – è gravemente lesiva delle libertà personali (le ragioni per le quali prelevo una somma sulla quale ho già pagato tutte le tasse dovute sono esclusivamente affar mio e non debbono essere rese note, davanti ad uno sportello, all’impiegato di turno od a chicchessia).

Riferisce Ostellino nel Suo editoriale (intitolato “Uno Stato troppo controllore soffoca i principi liberali”), tra l’altro, quanto segue: “Una signora che, per ritirare poche migliaia di euro dal conto corrente, ha dovuto compilare un modulo, nel quale dire che cosa ne avrebbe fatto, ha scritto: Servono per le puttane di mio marito e, a me, per mantenere il mio amante”. Commento lapidario di Ostellino (che condivido): “Una pernacchia alla stupidità dello Stato”.

Tramite lo stesso Corriere della Sera di oggi si apprende inoltre (v. l’articolo a pag. 11, riportato anche nell’edizione on line) che molti dei nostri uomini politici (in particolare Casini, Schifani, Rutelli e Stefania Craxi), forse per festeggiare la nuova austerità, si sono ritrovati tutti nel periodo di fine d’anno in uno degli atolli più esclusivi delle Maldive nel quale, a quanto pare, non si sono limitati a prendere un semplice (si fa per dire) bungalow da 550 dollari al giorno, ma si sono “sistemati” nell’area delle ville e delle suite migliori, le cui tariffe variano da 2.550 dollari a notte per la più piccola, sino a 5.700 dollari (sempre a notte), cameriere fisso compreso, per la suite “presidenziale”. Ogni commento sembra superfluo, anche perchè in questo caso la realtà sembra addirittura superare il più cretino dei cinepanettoni finora prodotti. Mi chiedo solo chi, con tutto quel po’ po’ di presidenti, di ex presidenti e di figli di ex presidenti presenti sullo stesso atollo, si sia aggiudicato la suite “presidenziale”.

L’episodio riferito dal Corriere sembra così surreale da ricordare quello relativo a Luigi XVI, il quale nel suo diario, nello stesso giorno della presa della Bastiglia, che segnava l’inizio della rivoluzione francese, scrisse: “Rien” (Niente), come se nulla fosse mai accaduto.

Giovanni Virga, 4 gennaio 2012.

Category: Società

Commenti (6)

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  1. Massimo Perin ha detto:

    Sono giuste le osservazioni sulla carenza di iniziativa economica per rilanciare l’economia in presenza di una recessione, nonchè sull’assenza di misure anti spreco e di controllo effettivo della spesa pubblica, con relativa responsabilità e/o responsabilizzazione di chi ha speso male (tralasciando i molti aspetti di illecita apprensione di denaro pubblico).

    Forse sarebbe il caso di riflettere sui costi della democrazia, perchè troppi sono i livelli di governo e troppi sono i personaggi che da sempre vivono solo di politica.

    Personalmente credo che le liberalizzazioni che rilanciano il Paese non siano solo quelle dei Taxi, ma, ad esempio, quelle di ordini professionali che si trovano in una posizione talmente privilegiata da non essere più difendibile in un mondo che cambia così velocemente (farmacisti, notai, ecc…). Questo mondo ha bisogno di grande trasparenze e non solo di timbri (spesso inutili) e marche da bollo.

    Raccontava Ennio Flaiano che “dopo la calata dei Goti, dei Visigoti, dei Vandali, degli Unni e dei Cimbri, la più rovinosa per l’Italia fu la calata dei Timbri”. Costoro “si stabilivano a spese della comunità, rendendo piccoli servigi inutili ma che col tempo venivano ritenuti indispensabili”.
    Pensiero tratto da “Le ombre bianche, dei Timbri e dei Ladri” Ennio Flaiano, Opere, 1947 – 1972.

  2. Mauro Sassi ha detto:

    Sono convinto che il taglio alle spese ci sarà assai presto. Sarà a carico del pubblico impiego, a partire dai dipendenti delle ormai defunte Province. I segnali, inequivocabili sono già stati lanciati. E sarà solo l’inizio, perché toccherà a tutti i comparti della p.a. decimare le loro file.

    E’ la logica conseguenza di decenni di malvezzo che hanno visto, soprattutto al Sud, la p.a. come ammortizzatore sociale, serbatoio di “posti” non necessari da distribuire ad altrettanti votanti.

    Ma non credano i dipendenti del settore privato di non essere toccati dallo spirito liberista “più licenziamenti, più opportunità di crescita” che pervade da tempo il dibattito economico.

    Più disoccupazione e povertà per tutti (rectius, molti anzi moltissimi) sarà la perfetta sintesi degli anni a venire.

    Ringraziamo sin d’ora i pusillanimi (politici e dirigenti) che hanno sempre sistematicamente evitato di eliminare, laddove era necessario, posti di lavoro “finto”, preferendo la logica deleteria e suicida del patto scellerato “lavoro finto – basso stipendio – posto assicurato”.

  3. Gerardo Guzzo ha detto:

    Non vi è alcun dubbio che questo Esecutivo abbia illuso ed eluso le (forse eccessive) aspettative che aveva creato nell’opinione pubblica.

    Colpiscono, in particolare, due tratti della manovra di Governo: 1) l’assoluta assenza di misure a sostegno della crescita economica e 2) il “ripensamento” del Premier riguardo le annunciate liberalizzazioni.

    Ecco, proprio quest’ultimo aspetto appare particolarmente significativo perché svela l’impotenza dell’attuale Presidente del Consiglio, da sempre strenuo sostenitore di un mercato autenticamente libero, nell’imporre una politica economica coerente con la propria storia politica e professionale.

    Non stupisce, pertanto, che il Governo abbia licenziato un reticolo di norme che, invece di stimolare la crescita in un periodo di latente recessione – come insegnano tutti i manuali di economia politica (anche quelli utilizzati alla Bocconi) – si caratterizzano, al contrario, per l’introduzione di ulteriori elementi depressivi all’interno di un sistema economico già fortemente provato.

    In questo senso, le disposizioni che impongono l’apertura di un conto corrente bancario per le movimentazioni superiori ai 1000 euro e la richiesta formulata dalle banche di giustificare l’utilizzo dei danari prelevati in egual misura appaiono uno straordinario strumento di contrazione della già esigua domanda dei consumi. Pertanto, andrebbero espunte dal testo non solo perché dannose per l’economia del Paese ma anche perché manifestamente lesive della libertà personale ed idonee a recare un evidente vulnus alla privacy di ognuno di noi.

  4. Michele Casano ha detto:

    Una bella “cartolina” quella speditaci da Cortina d’Ampezzo l’altro giorno dai militari della G.D.F. e dall’Agenzia delle Entrate per il Veneto, non trovate ? Non solo, o non tanto, per i (direi prevedibili) “riscontri” sulla situazione reddituale denunciata dai proprietari delle tante Ferrari, Porsche, Maserati, Range Rover, BMWX5, X6 etc., tutte nuove di pacca, parcheggiate (come sempre, anzi: da sempre…) una sull’altra, nel centro della celeberrima “perla” delle Dolomiti …. manco a dirlo, oltre due terzi sono risultati essere persone fisiche dichiaranti tra i 20 ed i 50.000 € l’anno, lordi ovvio, e magari anche di meno; o persone giuridiche-società commerciali (la classica s.r.l. a socio unico dall’oggetto sociale “improbabile”, e dal capitale “minimo”….) in cronica “perdita d’esercizio” …

    Bella “cartolina”, soprattutto – credo – per la furiosa impennata che ha fatto registrare il fatturato di tutti gli esercenti ampezzani, a partire da bar, ristoranti, locali dove la bottiglia di champagne al tavolo – a quanto si apprende in TV – quest’anno è quotata sugli 800 € – boutiques varie: + 300/400% rispetto ai giorni precedenti il blitz delle Fiamme Gialle, ed ai dati dello stesso periodo del 2010 !!!

    Fanno bene, fanno bene eccome all’economia, i controlli fiscali, a quanto pare, specie se “a sorpresa”: sembra che qualcuno abbia addirittura finito la carta per gli scontrini, i moduli delle fatture-ricevute fiscali …. e che molti clienti ed avventori si siano “rassegnati” a pagare con strumenti tracciabili, anche sotto i fatidici 1.000€ !

    Buon 2012 a tutti.

  5. Nicola Niglio ha detto:

    Condivido tutte le opinioni e il contenuto di tutti gli interventi dopo l’intervento del prof. Virga.

    Effettivamente l’attuale situazione del nostro Paese è quella descritta in modo lucido e sapiente dal Prof. Gustavo Zagrebelsky nell’articolo pubblicato su Repubblica del 12 dicembre 2011 ed intitolato “la democrazia senza partiti”. Nel predetto articolo l’autore afferma che il Governo Monti è piovuto dal cielo ma è tuttavia sostenuto da una larghissima maggioranza parlamentare e, dunque, dai partiti politici che hanno fatto la scelta di votare la legge “Salva Italia” per senso di responsabilità o per impossibilità di fare diversamente considerata la grave crisi in cui versa il nostro Paese.

    Il Governo tecnico permette ai partiti di “salvare la faccia” .Ogni democrazia si regge sulla dialettica tra Governo e Società che oggi non trova nel nostro Paese la necessaria e vitale mediazione dei Partiti. E quando tutto sarà finito il rischio è che ci troveremo “nel vuoto di rappresentanza”.

    C’è, pertanto, urgente bisogno di una classe dirigente capace di avanzare nuove idee e programmi, strutture politiche rinnovate e trasparenti, uomini e donne di cui ci si possa fidare, insomma una classe dirigente che, come dice il prof. Zagrebrelsky, cogliesse l’occasione propizia per mostrarsi capace di iniziativa politica e di ricostituire quel nesso e quella comunicazione che i partiti devono creare tra società e Stato.

    Buon 2012 a tutti.

  6. Donatello Genovese ha detto:

    Ecco il mio punto di vista:
    Liberalizzare è giusto, ma bisogna partire dai settori economici in regime di oligopolio, non limitandosi a colpire i soli lavoratori autonomi.
    Occorre poi ridurre i trattamenti indennitari e vitalizi connessi all’esercizio di cariche pubbliche onorarie ed i trattamenti economici spropositati a favore dei titolari di rapporti di servizio con la P.A., iniziando da quelli alle dipendenze degli organi costituzionali.
    La classe politica e dirigente deve avere il coraggio di rinunciare ai tanti ingiustificati privilegi, che non trovano riscontro negli altri paesi d’Europa.
    E’ noto che il trattamento economico percepito da Barack Obama è di 400.000 USD lordi, soggetti a tassazione, oltre ad una indennità aggiuntiva di 50.000 USD per scopi istituzionali.
    Occorre ancora effettuare un deciso taglio delle spese non essenziali degli apparati pubblici ed un maggiore intervento dello Stato nel governo dell’economia, anche attraverso politiche dirigiste.
    Infine ritengo che, nell’attuale situazione, non si potrà alleggerire la pressione fiscale, stante l’entità crescente del debito pubblico.
    In compenso, si rendano efficienti servizi e funzioni, ed in primis la giustizia, in modo da invogliare i cittadini a “concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva”.
    Si evitino, quindi, ingiustificate regalie ai concessionari di beni e servizi pubblici.

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