L’Italia tra “bail-out” della Grecia ed il “bail-in” previsto dalla legge di delegazione europea

di | 4 luglio 2015 | 4 commenti Leggi

Mentre scrivo il presente articolo, non è ancora chiaro se il popolo greco, domani, voterà si o no per il referendum indetto dal Governo Tsipras.

Tuttavia è abbastanza chiaro che, sia nel caso in cui vinca il si (e cioè la permanenza della Grecia nel sistema euro), sia nell’ipotesi in cui prevalga il no, i costi per il nostro paese saranno molto alti, anche se allo stato non esattamente quantificabili.

Infatti, se prevarrà il no, molti dei crediti concessi in questi ultimi anni alla Grecia dall’Italia (che ammonterebbero, secondo il Ministro Padoan, a 36 miliardi, ma che molti economisti stimano in misura di gran lunga maggiore) saranno inesigibili, ma occorrerà comunque varare misure finanziarie aggiuntive per proteggere almeno le fasce più povere della popolazione greca, prese in ostaggio dal recente referendum, che non possono essere abbandonate al loro destino.

Se invece prevarrà il si, secondo le stime del FMI, occorreranno 50-60 miliardi per mantenere in vita la Grecia fino al 2018, oltre che un ulteriore “abbuono” (cd. “hair cut”) di parte del credito greco, in aggiunta a quello di oltre il 50% già accordato dai creditori privati nel 2012. Non si sa comunque se, queste stesse misure, saranno sufficienti per gli anni successivi.

Rimane il fatto che a noi italiani, finora, non è stato “abbuonato” neanche un centesimo di euro del nostro debito pubblico; anzi, tramite il Fondo salva Stati, siamo stati costretti a dissanguarci finanziariamente, nonostante che già ci troviamo da molto tempo in cattive acque (con un debito di circa 2200 miliardi di euro, che, recentemente è aumentato di 10 miliardi di euro in un solo mese, nonostante che le entrate fiscali siano in crescita; per dettagli v. l’articolo dell’Huffington Post, aggiornato all’aprile 2015).

Bastava invece, come diversi anni addietro ho avuto modo di scrivere, puntare i piedi con l’Europa della Merkel ed ottenere almeno che la nostra partecipazione al Fondo salva Stati fosse ridotta, tenendo conto non solo delle nostre precarie condizioni economiche, ma anche dell’allora esistente esposizione verso la Grecia, che era pari a circa 10 miliardi di euro mentre le banche tedesche e francesi erano esposte per cifre notevolmente maggiori, ma che si sono ridotte, spalmandole sugli altri paesi (compreso quello italiano, che nel giro di 3 anni è diventato il terzo creditore della Grecia); sta di fatto che, come risulta chiaro alla luce dei recenti eventi, ci hanno usato come un bancomat, per coprire le magagne delle loro banche; un bancomat che non è stato nemmeno interpellato nelle recenti trattative con la Grecia.

I nostri politici, piuttosto che valutare i pro ed i contro per il nostro paese di una eventuale Grexit, si sono come al solito lasciati andare ad una serie di dichiarazioni inconcludenti ed alcuni di essi, in queste ore, si stanno recando ad Atene per sostenere il no del Governo greco, senza curarsi degli interessi italiani.

Inoltre nessuno, tra i tanti politici, ci ha ancora spiegato seriamente come potremo ripagare il nostro imponente debito pubblico (ripeto, di circa 2200 miliardi di euro, di fronte al quale il debito greco è ben poca cosa).

A questo quesito i nostri governanti rispondono solitamente (così ha fatto recentemente il Ministro Padoan) che occorre augurarsi che il PIL riprenda a crescere, dopo lunghi anni in cui esso è sprofondato. E si cita il fatto che per quest’anno il PIL italiano si prevede che crescerà (ma non sono stati valutati nella previsione gli effetti della Grecia) di un misero 0,6%; si tace tuttavia il fatto che questo modestissimo incremento è dovuto ad una straordinaria finestra di opportunità – che non si sa quanto durerà – della diminuzione del prezzo del petrolio (precipitato a 60 euro e cioè praticamente dimezzato rispetto a qualche anno addietro) e della svalutazione dell’euro rispetto al dollaro (con il cambio attualmente attestato su 1,11-12), che favorisce le esportazioni. Comunque, anche se dovesse essere confermata la previsione del PIL, non si vede come sarà possibile abbattere il nostro imponente debito pubblico.

Altra risposta che viene fornita è che comunque l’Italia è un paese sicuro, dato che ha un risparmio privato almeno doppio rispetto al deficit pubblico; come se risparmio privato e debito pubblico fossero due poste eguali, che possono con un tratto di penna compensarsi tra loro.

Di fatto nel nostro paese, sia pure, come al solito, in maniera mascherata, si è cominciato ad attaccare anche il risparmio privato e cioè quel che rimane dopo aver pagato le tasse: e ciò è avvenuto tramite l’aumento esponenziale dell’IMU sulle case e sui terreni, che ha peraltro fatto crollare il valore di mercato degli stessi, nonchè con l’altrettanto aumento esponenziale della tassazione sulle cd. “rendite finanziarie” – alias sui risparmi degli italiani, tramite l’aumento notevole della cedolare secca, la previsione di una “tobin tax” non presente in altri paesi europei e l’imposizione di una imposta di bollo notevole sui conti correnti e sui conti titoli, anch’essa non presente in altri paesi).

Non si tratta di patrimoniali “una tantum” per ripianare un buco, ma di una serie di patrimoniali “di regime” che ci seguiranno nel corso degli anni, deprimendo ulteriormente l’economia. Nel frattempo, nonostante tutte queste patrimoniali, il debito pubblico aumenta (come già detto di oltre 10 miliardi in appena un mese).

Sconcertante è stata la dichiarazione (riportata solo da alcuni quotidiani; v. per tutti il sito dell’ANSA) dell’attuale Ministro dell’Economia Padoan, alla notizia di quest’ultimo notevole incremento mensile. Ha detto infatti che il debito pubblico italiano è una questione “noiosa”. Il che la dice lunga sul grado di serietà degli attuali governanti. Voglio vedere come in Germania avrebbero commentato questa notizia se il loro Ministro Schäuble avesse dichiarato altrettanto a proposito del debito pubblico tedesco (come più volte ricordato in questi giorni, il debito in tedesco viene chiamato con il termine di “colpa”; infatti in tedesco “debito” e “colpa” sono sinonimi, che entrambi si esprimono col vocabolo “schuld”).

L’ultimo tassello che mancava a questo quadro sconsolante è quello del “bail-in” già sperimentato qualche anno addietro per risolvere la crisi di Cipro, e cioè del meccanismo che, nel caso di fallimento delle banche, prevede che i creditori (BCE, Banca d’Italia od altri istituti di credito, soprattutto stranieri) potranno rivalersi prima sugli azionisti, poi sui detentori di obbligazioni della banca interessata ed infine sui correntisti (sia pure oltre il limite dei 100.000 euro).

Questo meccanismo è stato ormai previsto con la legge europea 2014 approvata in via definitiva dalla Camera dei deputati lo scorso 2 luglio; e il Ministro dell’Economia Padoan lo stesso giorno si è affrettato ad emettere un comunicato trionfalistico (pubblicato in questa rivista), che definisce il meccanismo del “bail-in” come una grande conquista per il sistema bancario italiano, permettendo di aggredire nel caso di crisi direttamente i risparmiatori. Recita infatti il titolo del comunicato del MEF, in maniera quasi beffarda:con direttiva UE più tutele per depositi e creditori“.

Insomma, non solo ci fregano, ma hanno anche la spudoratezza di presentarci le fregature come “conquiste” che tutelano i depositi dei risparmiatori.

Qualcuno dirà: per fortuna comunque che le nostre banche sono poco esposte nei confronti della Grecia (per circa 800-900 milioni).

Tuttavia va ricordato che le banche italiane ormai presentano un conto pari a 190 miliardi di euro di crediti inesigibili (qualcuno parla addirittura di 330 miliardi), perchè ormai incagliati. Le stesse banche avevano ottenuto alcuni giorni addietro, con apposito decreto legge, di potere ammortizzare in un solo anno (anziché in cinque) tutta questa montagna di crediti incagliati, con notevoli risparmi economici in termini di pagamento delle tasse. Si era pure parlato di creare una “bad bank” per accollare i crediti inesigibili al contribuente, ma a quanto pare gli organismi europei non sarebbero d’accordo.

Ora comunque, tramite il meccanismo del bail-in, avranno la possibilità di aggredire, per coprire i propri buchi, non già i contribuenti (si pensi al recente esempio del Monte dei Paschi di Siena), ma direttamente i risparmiatori e, segnatamente, i propri correntisti, i quali hanno avuto la “colpa” di depositare i propri risparmi presso la banca, piuttosto che metterli sotto il materasso; con buona pace della nostra Carta costituzionale, che ancora afferma di tutelare il risparmio (v. l’art. 47, 1° comma, Cost., secondo cui “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme“).

Infatti il bail-in recentemente previsto, a dispetto di quanto beffardamente affermato dal recente comunicato del MEF, non incoraggia né tutela il risparmio, ma promette solo di rapinarlo all’occorrenza in favore dei creditori delle banche (BCE ed istituti di credito stranieri).

Almeno Tsipras e Varoufakis, sia pure con i metodi spregiudicati dei giocatori d’azzardo, cercano di fare gli interessi della loro Nazione. I nostri politici, invece, non solo non sono in grado di fare questo, seguendo supinamente le direttive della Merkel ed i suoi interessi, ma pure cercano di prenderci in giro, spacciando il bail-in come un mezzo per tutelare i depositi bancari.

Giovanni Virga, 4 luglio 2015.

P.S.: seguendo la raccomandazione prima di Prezzolini e poi di Montanelli, suggerisco anche io, nel mio piccolo, ai lettori di iscriversi almeno al partito degli “apoti” (e cioè di “coloro che non se la bevono”). E, quando ci sarà consentito di votare nuovamente (ammesso che ancora non saremo completamente sotto tutela), di fare come ha dichiarato un elettore in occasione delle recenti elezioni in Gran Bretagna: “To not forget and not forgive” (non dimenticare e non perdonare).

Category: Imposte e tasse, Società

Commenti (4)

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  1. Michele Casano ha detto:

    La verità è che l’Italia è un Paese ormai da tempo “commissariato” ad opera di questa c.d. “Europa”, fatta di rapaci banchieri, grigi burocrati e miseri contabili.

    Siamo ben oltre la mera cessione di porzioni di “sovranità”. Ciò a causa delle spaventose cifre del nostro debito pubblico, ma non solo: siamo uno dei Paesi più corrotti dell’Occidente, come tale screditato ed altamente ricattabile.

    La pochezza ed ignoranza della nostra classe politica fa il resto, da molti anni a questa parte.

    Non possiamo quindi illuderci di avere (più) dei Governi degni di questo nome, dediti all’interesse nazionale ed al benessere degli italiani, di oggi e di domani. Abbiamo dei meri figuranti, che ci “amministrano” in nome e per conto altrui. Rumors di queste ultime settimane preannunciano, dopo la (prevedibilmente non lontana) caduta del ciarlatano Renzi, l’avvento a Palazzo Chigi di Mario Draghi.

  2. Giovanni Virga ha detto:

    Il commento che precede mette in luce la pochezza della nostra classe politica, culminata con l’ascesa di Renzi, Sindaco di Firenze, addirittura alla Presidenza del Consiglio; con la conseguenza che, come dimostrano i recenti fatti (v. il vertice di ieri Germania-Francia, dal quale siamo stati esclusi nonostante che siamo il terzo Paese creditore nei confronti della Grecia; ma v. anche la vicenda degli sbarchi dei cd. “migranti”), non siamo tenuti in alcun cale dall’Europa.

    Come spiegare ciò?

    Solitamente si dice che l’attuale sistema dei “nominati” scoraggia l’accesso alla politica delle persone migliori. Il che, secondo me, spiega solo in parte la situazione.

    Per me la vera spiegazione risiede nel fatto che la scuola e la Università, negli ultimi decenni, hanno sfornato una serie di persone impreparate, le quali, magari, con discorsi da imbonitori, possono avere successo in Italia, ma non all’estero.

    Pur non essendo affatto un nostalgico, ritengo che la rinascita dalle rovine della seconda querra mondiale e la presenza allora di personaggi politici di prim’ordine (De Gasperi, Togliatti, Calamandrei, ecc.) che hanno scritto una ottima Costituzione e che hanno difeso gli interessi italiani all’estero (inevitabile il riferimento all’incipit del discorso di De Gasperi secondo cui “Tutto mi è contro, tranne che la Vostra personale simpatia”) siano dovute al fatto che durante il fascismo la scuola (soprattutto i Ginnasi ed i Licei) e le Università funzionavano.

    Cosa che non può dirsi dell’attuale sistema di istruzione. Prevale il pressappochismo e l’improvvisazione, mentre sono del tutto assenti le idee nuove. Né, sotto questo profilo, c’è da aspettarsi molto dalla recente riforma della scuola, che è solo l’occasione per una ulteriore stabilizzazione di personale precario, spesso non adeguatamente preparato.

    Ritornando per un attimo all’articolo scritto lo scorso sabato, vorrei notare che ieri Piazza Affari ha avuto il maggiore ribasso (-4%) rispetto alle altre piazze europee, doppio addirittura rispetto a quello della Spagna, soprattutto per i ribassi rovinosi sui titoli degli istituti di credito (-10 per il Monte dei Paschi di Siena appena salvato). Il che può sembrare strano, dato che, come già detto, le banche italiane – come confermato de un comunicato di oggi dell’ABI – sono esposte per nemmeno un miliardo nei confronti della Grecia. Mentre le banche tedesche e francesi sono ancora esposte per cifre maggiori.

    A mio sommesso avviso, invece, i ribassi sui titoli bancari sono spiegabili con il recente “bail-in” varato intempestivamente e senza alcuna discussione dal nostro Parlamento, il quale colpisce in prima battuta proprio gli azionisti delle banche nel caso di default: tale default, se si verificherà, sarà dovuto non ai crediti verso la Grecia, ma soprattutto ai crediti incagliati che si vorrebbero disperatamente accollare ai contribuenti tramite la cd. “bad bank” e che comunque in atto, grazie ad un recente decreto legge, sono ammortizzabili in appena un anno e che, grazie al bail-in appena varato, saranno in caso di necessità accollati ai risparmiatori (azionisti, obbligazionisti e perfino semplici titolari di un conto corrente).

  3. Giovanni Virga ha detto:

    Ieri sera ho visto la trasmissione “In onda” su “La 7” e, nel corso di essa, è stato mandato un servizio con il quale una giornalista chiedeva a molti parlamentari della Camera dei deputati che hanno recentemente approvato le norme sul “bail-in” di spiegare che cosa sia questo meccanismo. Ebbene, come risulta dal servizio, la quasi totalità dei parlamentari intervistati sconosceva la parola “bail-in” (non si trattava solo del solito Razzi, che tiene i rapporti con la Corea del Nord).

    Sono rimasto basito. Il servizio dimostra in maniera inequivocabile che i parlamentari nostrani non sanno quello che votano. Anche se si tratta di norme della massima rilevanza. E questo è un chiaro esempio del degrado della nostra democrazia rappresentativa.

    Significativa è la dichiarazione di un parlamentare del PD che ha detto, pur fuggendo al momento di spiegare che cosa sia il bail-in: “Dobbiamo andare avanti e votare quello che propone il governo” (ma in realtà, nella specie, si tratta di quello che ci propone l’Europa con l’avallo del nostro governo).

    Mentre in Grecia si è appena svolto un referendum sia pure strumentale e confuso, in Italia i nostri parlamentari non sanno cosa ci ha imposto l’Europa su un tema così delicato come il risparmio privato.

    Probabilmente altrettanto è avvenuto, con la medesima superficialità, per molti trattati approvati in passato dal nostro parlamento (v. ad es. i vari trattati di Dublino sui cd. migranti, che gli europei ci hanno rinfacciato).

  4. Michele Casano ha detto:

    Caro Prof. Virga,

    nulla di nuovo sotto il sole !

    Quello che Lei cita è solo l’ultimo esempio, l’ennesima conferma. Pochezza ed ignoranza, anzi: ante omnia IGNORANZA=non conoscenza. E’ evidente che ANCHE E SOPRATTUTTO PER QUESTI MOTIVI la “qualità” della nostra democrazia (da tempo neanche più “parlamentare”, di fatto, come ben sappiamo) si collochi ormai a livelli infimi.

    La domanda dovrebbe essere a questo punto (senza scomodare Lenin): CHE FARE ?

    I nostri ultimi Governi e Parlamenti, “in (e/o per l’)Europa”, con grande irresponsabilità, privi di alcun serio potere contrattuale, deboli e ricattabili, per vari motivi, hanno firmato parecchie cambiali in bianco “in nome del popolo italiano”. Cambiali che progressivamente stanno andando ed andranno all’incasso, o in protesto. Sulla base di stime di “crescita” del tutto farlocche.

    L’Italia è ormai un Paese in svendita. Vorrei sinceramente essere smentito da qualcuno, meno ignorante di me, e della nostra classe politica: ma per tabulas.

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