Sono a favore del voto “contro”

di | 18 ottobre 2010 | 1 commento Leggi

Nelle ultime settimane si è parlato a lungo della necessità di cambiare l’attuale legge elettorale (la c.d. legge Calderoli, ridenominata dal Prof. Sartori come il “porcellum”, sulla base della qualificazione più esplicita, anche se meno elegante, che ne diede direttamente il suo proponente).

Non intendo ritornare sull’argomento, che ho già trattato in questo weblog in tempi non sospetti, anche perchè l’attuale dibattito mi sembra del tutto strumentale, dato che è teso a legittimare – nella ipotesi non improbabile di caduta dell’attuale governo Berlusconi – la formazione di un governo “tecnico” che consenta di tirare avanti e non affrontare immediatamente il giudizio degli elettori.

Quel che mi preme sottolineare è che anche in questa occasione non sono mancati esempi di spudorato utilizzo, a fini strumentali, di una pur legittima esigenza.

E’ a dir poco sorprendente e paradossale che alcuni dei maggiori fautori di un cambiamento dell’attuale legge siano in parte gli stessi esponenti politici (come Fini e Casini) che l’approvarono qualche anno addietro in Parlamento (per conoscere il nome di tutti i gruppi politici che votarono la legge Calderoli, v. l’apposita voce di Wikipedia, che riporta in nota un link al resoconto stenografico della seduta della Camera nel corso della quale fu approvata la legge).

In particolare non è superfluo ricordare che l’On. Follini, allora segretario dell’UDC, del quale non seguo più da tempo le peregrinazioni politiche, minacciò di far cadere il governo se la legge non fosse stata approvata in tempi brevi.

Tali esponenti (in particolare Fini, che la scorsa settimana ha chiesto al Presidente del Senato di trattare in via prioritaria i vari progetti di legge di riforma presso la Camera dei Deputati) sembrano essersi improvvisamente accorti – come San Paolo illuminato sulla via di Damasco – che l’attuale legge elettorale non consente ai cittadini di scegliere i propri rappresentanti e, sotto questo profilo, è infinitamente peggiore della legge precedente (il c.d. Mattarellum) che, con la previsione di un sistema solo parzialmente maggioritario, almeno consentiva in parte una scelta basata sulle qualità personali dei candidati.

Del resto, come ho già detto in precedenza, venute meno le ideologie, è indispensabile prevedere un sistema elettorale che consenta di premiare le qualità personali dei candidati e gli interessi di coloro che intendono rappresentare, piuttosto che un sistema (come quello attuale, del tutto anacronistico) che finisce per creare il fenomeno degli eletti imposti dai partiti.

Tuttavia gli sponsor della nuova riforma non ci hanno ancora spiegato perchè, appena qualche anno addietro, hanno votato a favore dell’attuale legge.

Lo stesso Fini, del resto, non solo ha votato a favore dell’attuale legge, salvo poi improvvisamente attivarsi creando quasi uno scontro istituzionale con il Presidente del Senato per rendere possibile (a suo dire) un rapido iter dei progetti di riforma, ma anche è lo stesso personaggio che ha recentemente dichiarato che esiste per Berlusconi una situazione di grave conflitto di interessi, riesumando una problematica che perfino il centrosinistra aveva abbandonato negli ultimi tempi.

La strumentalità di diverse posizioni o dichiarazioni sono così evidenti da suscitare sconcerto e denotano un certo disprezzo nei confronti dell’elettorato, ritenuto privo di memoria e di discernimento, forse perchè si ritiene che esso sia proteso, come diceva Flaiano, a correre in soccorso del vincitore.

Poichè l’attuale legge elettorale non consente di votare a favore di candidati, ma solo a favore di liste imposte dai partiti, e non essendoci un accordo sul nuovo sistema da introdurre, propongo di istituire un sistema elettorale che – innovativamente – consenta di votare non già a favore di qualche candidato piovuto dall’alto, ma “contro” tutti coloro che gli elettori ritengono non degni di calcare ancora la scena politica.

Il problema è che, probabilmente per molti italiani, la lista dei politici indegni è così lunga non solo da imporre la predisposizione di una scheda elettorale della grandezza di un lenzuolo matrimoniale extralarge, ma anche da azzerare o quasi l’attuale Parlamento. Ragion per cui, prevedibilmente, anche questa riforma non si farà.

Sarebbe comunque sufficiente, per raggiungere lo stesso risultato, prevedere il divieto di rielezione per più di due mandati consecutivi (così come in atto previsto per i Sindaci). Ma, come si suol dire, non si può chiedere ai tacchini di fissare la data del Natale.

Giovanni Virga, 18 ottobre 2010.

Category: Società

Commenti (1)

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  1. Avv. Michele Casano ha detto:

    Infatti, è proprio così, la metafora dei tacchini è del tutto calzante: non si può chiedere a nessun politico, ed a nessun Parlamento, di varare una legge elettorale che non rifletta esigenze politiche spicciole, contingenti necessità, strategie di consolidamento delle maggioranze parlamentari pro tempore … l’unica “arma” dei cittadini, in tema di elettorale, è il ricorso al referendum, ma si tratta di materia caratterizzata da troppa tecnicalità, priva di appeal sul grande pubblico, che ben difficilmente infatti supera il prescritto quorum.

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